Ritorna la mattanza,tutti senza scorta!

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Maurizio Inturri
Si occupa di mafia e criminalità organizzata. Ha collaboratorato con diverse testate giornaliste online e cartacee. Il suo percorso inizia nel lontano 2015 con ReteRegione, poi collabora con LaSpia, Diario1984, L'Attualità, Cisiamo e infine IlFormat. Nel gennaio 2020 si iscrive al sindacato WorKPress e gli viene attribuito il tesserino internazione di giornalista e reporter come da normativa europea e internazionale. Ha partecipato a diverse conferenze sul tema mafia e criminalità organizzata. Autore dei libri Cogito ergo sum..ma non troppo (2015) e L'Antistato vol.I° (2019)

Come a FAVIGNANA (per chi non lo sapesse, Principale isola dell’arcipelago delle isole Egadi, che si trova a circa 7 km dalla costa occidentale della Sicilia, tra Trapani e Marsala) già le avevano studiate tutte pur di non perdere la tradizione millenaria della mattanza, ora, la tradizione di lasciare senza scorta chi persegue la mafia è ripartita!

Grazie ad un emendamento approvato dal Senato, che consente a tutte le tonnare fisse (elencate nell’allegate C del decreto del Ministero del 17 aprile 2015, e tra queste anche Favignana) di essere incluse nella ripartizione delle quote tonno aggiuntive assegnate dall’Unione europea all’Italia, sull’isola la tonnara o meglio la ” mattanza “, è ripartita,così come l’eliminazione delle scorte..una bella mattanza!

Ma, in Sicilia, LA MATTANZA non è mai finita…intendo quella mafiosa e del potere.

Giustizia, verità, legalità insieme a giornalisti, blogger, aspiranti giornalisti, forze dell’ordine e magistrati siamo stati spinti in quell’ultimo compartimento in attesa di essere arpionati…c’era d’aspettarselo!

Abbiamo avuto (per dirla calcisticamente) la possibilità di giocarci la partita della vita, ma abbiamo sbagliato; in una squadra dove ognuno vuole essere individualista e non per la squadra ed un obiettivo comune, si perde sempre!

Abbiamo creato differenze e diffidenze!

Oggi, che lo Stato inizia a pensare di togliere le scorte, ALCUNI cercano di riappacificare la situazione scrivendo che anche blogger e aspiranti giornalisti, in Italia, sono minacciati e aggrediti.

Purtroppo, il tutto, è ben lontano dalla realtà se non si mette ” tutto sul piatto “.

Chi non è giornalista ed ha deciso di denunciare la mafia e il malaffare, sapeva a cosa andava incontro e i rischi, certo non sapeva che sarebbe stato abbandonato se non fosse diventato personaggio pubblico o aiutato da qualche politico di alto livello, ma nelle decisioni politiche di togliere o meno la scorta a chi ce l’ha, nulla gli cambia, in quanto chi aveva il dovere di tutelarlo (dopo minacce,aggressioni,denunce e intimidazioni) lo ha lasciato in disparte, per di più oscurando o censurando le sue denunce pubbliche !

Adesso è il momento di capire come riorganizzare l’informazione e la professione giornalistica, che certamente non è al passo né con gli standard dei Paesi europei né con i percorsi di laurea.

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