Antimafia di facciata,carriere e intoccabili

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Maurizio Inturri
Si occupa di mafia e criminalità organizzata. Ha collaboratorato con diverse testate giornaliste online e cartacee. Il suo percorso inizia nel lontano 2015 con ReteRegione, poi collabora con LaSpia, Diario1984, L'Attualità, Cisiamo e infine IlFormat. Nel gennaio 2020 si iscrive al sindacato WorKPress e gli viene attribuito il tesserino internazione di giornalista e reporter come da normativa europea e internazionale. Ha partecipato a diverse conferenze sul tema mafia e criminalità organizzata. Autore dei libri Cogito ergo sum..ma non troppo (2015) e L'Antistato vol.I° (2019)

Non bisogna andare lontano, e neanche inventarsi fake news,per capire che in molti,ma fortunatamente non tutti, con le parole e il simbolo dell’antimafia ci guadagnano soldi e carriere.

Proprio il 30 Gennaio 2016,  all’inaugurazione di quell’anno giudiziario di Palermo, in un intervento il procuratore di Palermo Francesco Voi,dichiarerà quanto segue:

È servita per affari e carriere[..]A questa rincorsa non si è sottratta quasi nessuna categoria sociale“, lanciando,nel continuo del discorso, una stoccata agli imprenditori che “pretendono” la restituzione dei beni che sono stati sequestrati per mafia.

           Procuratore Francesco Lo Voi

Continuando,dice:

C’è stata forse una certa rincorsa all’attribuzione del carattere di antimafia, all’autoattribuzione o alla reciproca attribuzione di patenti di antimafiosità a persone, gruppi e fenomeni che con l’antimafia nulla avevano e hanno a che vedere”,ed ancora: “La rincorsa è servita anche a tentare di crearsi aree di intoccabilità, o magari a riscuotere consensi, a guadagnare posizioni, anche a fare affari; ed a bollare come inaccettabili eventuali dissensi o opinioni diverse. E, spiace registrarlo, a questa rincorsa non si è sottratta quasi nessuna categoria sociale e, pur con tutte le cautele del caso derivanti dal rispetto per alcune indagini ancora in corso, forse neanche qualche magistrato”.

Secondo Lo Voi, basterebbe poco:

Antimafia è e significa rispettare le leggi e fare il proprio dovere; gran parte del resto è sovrastruttura, che è servita a costituire categorie di presunti intoccabili, così rischiando di vanificare l’opera talora pionieristica e sicuramente coraggiosa di chi l’antimafia l’ha fatta veramente”.
Infine,ha lanciato un monito:

Da un lato dobbiamo essere estremamente vigili, tutti, per evitare che vi siano non soltanto infiltrazioni e sostenendo e supportando coloro che fanno, anziché quelli che dicono di fare. Dall’altro lato, dobbiamo evitare il danno peggiore, che è quello della generalizzazione. Dire che tutta l’antimafia è inquinata è, ancora una volta, fuori dalla realtà ed è falso”.

Mettere nel nulla i risultati ottenuti sarebbe assurdo. Pretendere, solo per fare un esempio, la restituzione dei beni sequestrati o confiscati ai mafiosi, addirittura costituendo associazioni ad hoc sarebbe ancora più assurdo”, ha concluso riferendosi all’associazione costituita dopo il caso Saguto da imprenditori indiziati di contiguità mafiose ai quali erano stati sequestrati i patrimoni.

Non c’è da stupirsi,quindi,se oggi l’opinione pubblica non si vede rappresentata da alcuni giornalisti, scrittori,magistrati o forze politiche.

Sui social le contestazioni dilagano, ma i mass media nazionali fanno finta di niente,eppure il social rappresenta ormai da anni la piattaforma perfetta per analizzare i contenuti,in modo interattivo,e capire le volontà popolari,ormai insoddisfatta di una politically correct che si limita a cambiare la “forma“, cioè le parole, senza intervenire sostanzialmente sul problema.

È questo,oggi,il problema dell‘antimafia di facciata, che continua solo ed esclusivamente a raccontare e commemorare,senza denunciare o lottare in prima linea con tutti indistintamente,che siano comuni cittadini o sconosciuti all’opinione pubblica.

Bisogna sempre rammentarsi, che l’Italia,può mantenere una democrazia perfetta, solo con la partecipazione di tutti e non dei pochi!

a cura di Maurizio Inturri 

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