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I servitori dello Stato,tra Giustizia e dignità, si sfidano sui social

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Proprio citando una frase che il procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri ha proferito alle matricole del Master in Intelligence dell’Università della Calabria,qualche giorno fa, vorremmo iniziare questo.

Il famoso procuratore Gratteri,salutando gli studenti, ha detto:

“amo la mia terra e amo il mio lavoro ma sono indignato perché ho sessanta anni ed ho altri dieci anni di attività. Solo ora comincio a vedere qualche cambiamento, una rivoluzione mentale che coinvolge una giovane generazione di servitori dello Stato che potrebbe invertire radicalmente la tendenza in Calabria e in Italia. Non è semplice, ma è l’unica strada”.

Nicola Gratteri

Ed è proprio la terra e il suo valore,gli anni – tanti – che si trascorrono in quel profumo,stanno risvegliando i sentimenti di un famoso ex collaboratore di giustizia, Luigi Bonaventura.

Da settimane, sul grande social stanno nascendo gruppi Pro Bonaventura e Collaboratori di giustizia ,tanti i sostenitori,i post e i commenti, che richiamano l’attenzione da parte dello Stato per tutti i collaboratori ed in particolare le loro famiglie sotto protezione.

In tanti si sentono dimenticati da una legge voluta dal magistrato eroe Giovanni Falcone ,ma che politicamente si sta sciogliendo come il ghiaccio sotto il sole..

Se oggi si è giunti a ricostruire la struttura e il potere, i fili che legano le “mafie” a politica, massoneria, servizi deviati e narcotraffico, è grazie ai collaboratori di giustizia, ma non per questo la loro vita è fuori pericolo.

Trasferimenti continui,impossibilità a presentare ISEE o documenti per esenzioni,sono costretti a pagare spese come ricchi,quando la stessa legge ne indica gli stipendi, che poi tali non sono,dai 600 ai 1.500 euro al mese massimo,quando già una famiglia normale composta da genitori e tre figli non può permettersi spese da ricchi.

Le spese legali devono uscire da quel premio,per loro non esistono feste,incontri o una serata in pizzeria,non parliamo del lavoro visto che in ogni città c’è sempre disprezzo per chi viene dal sud,soprattutto se si scopre che si trova sotto protezione o è un collaboratore di giustizia.

Chissà cosa ne direbbero di ciò Giovanni e Paolo!!

Se a tutto ciò aggiungiamo che si pensa a trovare per i collaboratori di giustizia che appartenevano a ‘Ndrangheta o Camorra,luoghi protetti in Sicilia,siamo al colmo!

Naturalmente, in queste pagine Facebook pro Bonaventura ,non possono mancare i commenti tipo:infami,ammazzatevi tra voi,marcite tutti in carcere ecc ecc

Se tali commenti non sono discriminatori, diffamatori e contro i nostri principi costituzionali, chi deve difendere gli ex collaboratori, collaboratori e le famiglie di quest’ultimi?

Se non fossimo convinti del lavoro dei magistrati e degli inquirenti, a cui inviamo la lettura di questo articolo, penseremmo che qualcuno vorrebbe metterli alla gogna, magari per evitare che i magistrati arrivino alla testa del serpente.

Maurizio Inturri

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