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Avola.Il M5S voleva verificare le elezioni del 2017,ma noi abbiamo dubbi!

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Stefano Zito,deputato all’ARS del M5S, voleva vederci chiaro sulle elezioni amministrative del 2017 avvenute ad Avola,ma i conti non tornano!

Il deputato Stefano Zito, come riporta Avolatimes,voleva vederci chiaro già a settembre 2017 quando aveva inviato una lettera all’allora prefetto di Siracusa, Giuseppe Castaldo, in cui esprimeva perplessità alla luce di alcune inchieste giornalistiche di Paolo Borrometi,su possibili voti di scambio e infiltrazioni mafiose.

Rimaniamo perplessi su quanto riportato da Avolatimes ieri,anzi sbalorditi,perché noi – ma anche gli avolesi – ricordano in modo differente la questione,e basterebbe leggere attentamente quanto riportato nel seguente link:

https://inturrimaurizio.wordpress.com/

Sarebbe giusto informare bene chi segue certe vicende,sia per raggiungere la verità,sia per capire come sono andate le cose.

Come ricorderanno bene gli avolesi, compresi gli inquirenti del luogo, a fare informazione e denuncia sin dalla fine del 2016 fu Maurizio Inturri,che non solo seguì la deontologia giornalistica – come in seguito stabiliranno i diversi giudici del tribunale di Siracusa – ,ma scrisse anche una serie di articoli correlati da stralci di diverse testimonianze,al punto di essere disprezzato e abbandonato da molti. 

Ma è possibile che nessuno se ne sia accorto?

Se tolto ogni dubbio, quel che rimane è certezza,sicuramente le aggressioni e le minacce subite dal noto blogger e collaboratore giornalistico Maurizio Inturri,non dovrebbero risultare agli atti con tanto con di referti presso il P.O. di Avola quanto negli uffici del Commissariato di polizia di Avola,ma invece sono lì e questo è un dato di fatto!

Allora,come mai i noti deputati,non solo del M5S,non ricordano nulla?

Sarebbe utile,sempre per deontologia e giusta informazione,verificare il perché delle 14 denunce a carico del dott.Maurizio Inturri,alcune delle quali insieme a Paolo Borrometi e al senatore Giarrusso,per giungere alla verità!

Basterebbe seguire le tracce che “giornalai di provincia” senza nome lasciano sul web o presso i tribunali interessati,cosa che accade di rado in questa provincia!!

Tracce!

Naturalmente la giustizia ha dato ragione al blogger e collaboratore giornalistico in tutti i quattordici casi,ed anche se nessuna solidarietà ha mai ricevuto,qui desideravamo sottolineare dei fili conduttori e delle verità.

LETTERA APERTA SIG. SINDACO DI AVOLA, DEPUTATI ROSSANA CANNATA, GIOVANNI CAFEO , PIPPO GENNUSO , STEFANO ZITO ET ALTRI,IN PARTICOLARE AL PRESIDENTE NELLO MUSUMESI

Non siamo giustizialisti,facciamo solo informazione seria e precisa,solo la magistratura può emettere sentenze,noi ribadiamo,ci limitiamo a raccontare!

“Ritengo – dichiara Stefano Zito – che già all’epoca in cui avevo inviato la mia segnalazione al prefetto Castaldo sarebbe stato opportuno verificare se ci fosse stato realmente un impegno di alcuni soggetti ritenuti vicini a organizzazioni di tipo mafioso a sostegno di alcuni candidati nelle ultime tornate elettorali. Avevo anche richiesto di valutare l’istituzione di un’apposita commissione di accesso prefettizia per fare chiarezza sulla vicenda. A febbraio 2019 chiedevo, tramite una interrogazione parlamentare all’assessorato alle Autonomie Locali e Funzioni Pubbliche della Regione Siciliana, un’ispezione presso il comune di Avola, sollevando perplessità per le quali l’assessorato pare non si sia ritenuto competente per alcun tipo di intervento”.

Lo stesso Paolo Ficara, parlamentare nazionale del Movimento 5 Stelle, a marzo scorso, aveva segnalato la vicenda a Roma.“A quanto pare – dichiarano Zito e Ficara – i nostri timori non erano del tutto infondati. La nostra intenzione era quella di tutelare l’integrità, l’imparzialità e il buon andamento dell’azione amministrativa. Siamo sicuri che la commissione di accesso inviata dal prefetto di Siracusa Luigi Pizzi farà chiarezza sulla vicenda”.

Fonte Avolatimes

Ma di che cosa dovrà tener conto la Commissione prefettizia per verificare le “infiltrazioni mafiose”?

Il nocciolo della questione si racchiude nella domanda di cui sopra,ed è qui che bisogna concentrarsi affinchè chi sappia parli e non finisca complice!

I presupposti del provvedimento di scioglimento di un Consiglio comunale devono essere considerate nel loro insieme, risultare idonee a delineare, con una ragionevole ricostruzione, il quadro complessivo del condizionamento mafioso (per cui ben possono assumere rilievo situazioni non traducibili in episodici addebiti personali ma tali da rendere, nel loro insieme, plausibile, nella concreta realtà contingente e in base ai dati dell’esperienza, l’ipotesi di una soggezione degli amministratori locali alla criminalità organizzata: quali vincoli di parentela o affinità, rapporti di amicizia o di affari, frequentazioni),indipendentemente dal fatto se il valore indiziario degli elementi raccolti sia o meno sufficiente per l’avvio dell’azione penale o per l’adozione di misure individuali di prevenzione.

Il TAR del Lazio,I Sezione, ha affrontato ampiamente tale argomento che troverete in questa sentenza con n. 3675 del 3 aprile 2018.

Per il momento abbiamo terminato,ma vi aggiorneremo sulla vicenda!Seguiteci qui!

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