Piera Aiello:Il Servizio di Protezione sapeva o la legge non è uguale per tutti?

La testata giornalistica TP24 mette in luce “dubbi e ombre” sulla candidata pentastellata,oggi deputata,Piera Aiello.Ma noi vogliamo parlare d’altro:il servizio di protezione sapeva?

Non sappiamo il perché tale notizia che getta luci ed ombre sulla candidatura alla Camera dei deputati, col simbolo M5S,Piera Aiello sia uscita in modo così tardevole,nè vogliamo pensare come dichiarato dalla stessa che sia un attacco politico – ciò getterebbe ombre sulla stampa e i giornalisti tutti -, ma di una cosa siamo sicuri:

Nessuna Antimafia ne parla,come mai?

Forse bisogna fare ulteriore chiarezza non sulla persona di Piera Aiello,ma su due punti in particolare, o forse tre:

  1. Cosa dice a riguardo la legge sulla candidabilità alle Elezioni politiche?
  2. Cosa dice al riguardo la legge sui “testimoni di giustizia”?
  3. Cosa dice al riguardo il regolamento del M5S?

Che sia una questione politica o fake,poco c’importa,l’informazione è cultura e nessuno può imbavagliarla,per tale motivo la deontologia impone la verifica delle notizie.

Stamane abbiamo notato su Ilfattoquotidiano, che sull’argomento “Aiello” ha riportato solo la dichiarazione della stessa,e per i lettori di tale testata è stato uno sgomento,visto che sono abituati a lunghi articoli approfonditi.

Nessun intervento abbiamo visto per il momento,tanto per citarne alcuni,da Roberto Saviano, Sandro Ruotolo, Paolo Borrometi e tutti i noti giornalisti,da sempre attenti a tali argomenti,forse non siamo stati attenti e forse stanno approfondendo la questione..siamo sicuri che sapranno delucidarsi su tale argomento.

Noi,onde evitare di essere accusati,vogliamo raccontarvi la vita di Piera Aiello attraverso i microfoni di Fanpage e Sandro Ruotolo..segue il video..

Questa la descrizione del video di Youtube:

Piera Aiello, deputata del Movimento 5 Stelle, è la prima testimone di mafia ad essere stata eletta in Parlamento. Dopo 27 anni di completo anonimato, non ha potuto mostrarsi nemmeno in campagna elettorale, ha deciso di svelare il suo volto alle telecamere di Fanpage. Piera Aiello decise di collaborare con l’allora procuratore di Marsala Paolo Borsellino, dopo la morte di suo marito, ucciso dalla mafia nel 1991. La storia di Piera Aiello si intreccia con quella di sua cognata Rita Atria, che appena diciassettenne decide anche lei di collaborare con “zio Paolo” Borsellino, che la chiama “La picciridda”. Una settimana dopo la strage di via D’Amelio, nella quale Borsellino perse la vita, Rita Atria, disperata per la morte del giudice, si toglie la vita gettandosi dal settimo piano del palazzo in cui viveva, sotto protezione, a Roma. Quando viene seppellita nel cimitero di Partanna, sua madre distrugge la sua lapide, facendo trasferire la salma fuori dalla cappella della famiglia Atria, da lei disonorata in quanto testimone di giustizia. “Oggi la mafia c’è ancora”, racconta Piera Aiello all’indomani dell’arresto dell’ennesimo esponente mafioso legato al “padrino” latitante Matteo Messina Denaro. Ancora oggi, Piera torna di nascosto, ogni anno, nella sua Partanna, per portare un fiore a Rita e a suo marito.

Vedremo cosa succederà in questi giorni,in tanto cercheremo di fare chiarezza in questo articolo.

Ma andiamo a rispondere ai vari punti che abbiamo messo in evidenza!

È stata sempre Tp24 a pubblicare e rispondere al punto 1,pubblicando le “Istruzioni per la presentazione e l’ammissione delle candidature”, per tanto pubblichiamo di seguito i punti e le norme che regolano le candidature…

Istruzioni Candidature Politiche

Per quanto attiene al punto 2,ci sconforta sapere che nessuno (anche a Marsala… sigh) conosca la storia di Piera Aiello,testimone di Giustizia,che da ben 27 anni vive in località segreta e con un’altra identità.

La stessa,come riporta Tp24,si è candidata e ha pubblicato i fac – simili elettorali senza volto,così riporta la stessa testata:

«Fino a tutta la campagna elettorale per le Politiche del 2018 si è presentata come la “candidata senza volto”, per ragioni di sicurezza.La sua immagine non era nemmeno sui fac-simile delle schede elettorali. Poi, dopo le elezioni, ha deciso di “riappropriarsi del proprio volto” per usare le sue parole, e di mostrarsi in pubblico

Qui sorge una domanda:

Chi voterebbe un candidato senza vederne il volto e senza conoscerne la storia?

Eppure lei,Piera Aiello,è riuscita a raggiungere le 80.000 preferenze.

Ma può un testimone di giustizia con una nuova identità,sottoscorta,che vive in una località protetta per le sue dichiarazioni contro la mafia,abbandonare a piacimento le regole imposte del Servizio di Protezione senza venire espulsa dal programma stesso?

Questa è la domanda che oggi ci poniamo nel nome della “verità” e dell’informazione,che gira attorno ad una vita di regole a cui sono sottoposti “testimoni e collaboratori di giustizia”?

È possibile che il Servizio di Protezione abbia permesso tutto ciò senza intervenire?

Per chiarire ai meno informati come si vive sotto programma,riportiamo alcuni stralci di una dichiarazione di Renna Incoronata:

…facevo sempre più i conti con la realtà dei fatti: mentre una persona normale poteva andare a fare la spesa, io non potevo; anche per uscire avevo bisogno dell’autorizzazione, dovevo chiamare la polizia e dovevo essere accompagnata dalla polizia. Diventava umiliante anche andare al supermercato per comprare i pannolini e gli assorbenti perché mi servivano. Dovevo essere accompagnata sempre da loro e li vedevo attraverso gli scaffali che controllavano…sembrava dovessero scortare Al Capone. Questo mi feriva sempre di più perché mi domandavo come mai, cosa avessi fatto e non riuscivo a darmi una spiegazione. A questo si aggiungeva anche la paura, l’insicurezza. Io chiedevo solo di essere trattata come una cittadina italiana e questo non avveniva. Ovunque andavo già sapevano chi fossi ancora prima che mi presentassi“.

Ma cosa dice a tal proposito la LEGGE 11 gennaio 2018, n. 6 che parla delle “Disposizioni per la protezione dei testimoni di giustizia”?

Andiamo direttamente al punto 2 che riguarda il “programma definitivo di protezione” e che dovrebbe riguardare il nostro caso,a meno che non siamo a conoscenza per mancanza di informazioni coperte da segreto istruttorio l’on.Piera Aiello.

Al punto 2 ,troviamo quindi,esplicitato quanto segue:

Il programma definitivo è accettato e sottoscritto dagli interessati i quali, contestualmente, assumono l’impegno di riferire tempestivamente all’autorità giudiziaria quanto a loro conoscenza sui fatti di rilievo penale, di non rilasciare dichiarazioni su tali fatti a soggetti diversi dall’autorità giudiziaria, dalle forze di polizia e dal proprio difensore, di osservare le norme di sicurezza prescritte, di non rivelare o divulgare in qualsiasi modo elementi idonei a svelare la propria identità o il luogo di residenza qualora siano state applicate le misure di tutela di cui all’articolo 5, comma 1, lettere d), f) e g), di non rientrare senza autorizzazione nei luoghi dai quali sono stati trasferiti e, comunque, di collaborare attivamente all’esecuzione delle misure, ed eleggono il proprio domicilio nel luogo in cui ha sede la commissione centrale. 

La domanda sorge spontanea:Aiello è stata autorizzata da chi a divulgare la propria identità e luogo di residenza,e soprattutto da chi?

Ed ancora:se è ancora “testimone di giustizia”,poteva rientrare in quei luoghi dove rischia la vita?

Per ultimo:

Come poteva essere registrata e come poteva registrarsi presso il Comune di Partanna se l’on.Piera Aiello è “testimone di Giustizia”, e come ha ribadito la Corte Suprema di Cassazione proprio in riguardo un caso nel 2018,recitando quanto segue:

della situazione di una persona che, essendo stata trasferita in luogo protetto, ha definitivamente reciso ogni rapporto con la propria residenza anagrafica (alla quale, per ragioni di Ric. 2016 n. 09027 sez. SU – ud. 20-11-2018 -6- sicurezza, non può più fare neppure occasionale ritorno) al caso di temporanea assenza del destinatario e conseguente consegna dell’atto a persona di famiglia o addetta alla casa, al portiere dello stabile o ad un vicino“.

A tal proposito,la dichiarazione riportata stamane da Tp24 (qui per leggere) del funzionario,sig.Sanfilippo, del Comune di Partanna,anche lui indagato,ci sembra far acqua da tutte le parti per giustificare l’iscrizione della Aiello.

Come si è arrivati a consentire la candidatura della parlamentare dei Cinque Stelle Piera Aiello, nonostante lei, da testimone di giustizia, abbia un altro nome e un’altra identità?
“Credevo di applicare la legge”.
Cioè?
La signora Piera Aiello non era presente nelle liste elettorali del Comune di Partanna. Per questo ho proceduto all’iscrizione…
Come mai?
Ho visto che era residente, non era iscritta, e ho proceduto all’iscrizione..
Ma dato che la signora Aiello ha un’altra identità, com’è che aveva ancora la residenza a Partanna?
Io ho visto un certificato di residenza, che mi ha portato l’avvocato Giuseppe Gandolfo.
E’ un fatto che va chiarito meglio.
Io posso solo dire che ho agito in buona fede.

Fonte TP24

Ma il regolamento interno del M5S cosa dice al riguardo,di cui al nostro punto 3?

Perchè Piera Aiello,con la sua identità segreta come riporta Tp24,risulta sotto processo per fatti che risalgono al 2015 ed imputata in un procedimento del 2017. 

Per tale motivo,il regolamento del M5S parla in modo chiaro:

Quindi sorge una domanda:

Ma i pentastellati applicano lo stesso regolamento a tutti? 

Francamente non l’ho sappiamo e non vogliamo addentrarci al di fuori di quei parametri che riguardano la legislazione italiana,di certo la richiesta di archiviazione del PM che segue il caso ci lascia un vuoto informativo sulla “normativa e la sua applicabilità nella trasparenza delle elezioni e dei candidati.

Certamente,vorremmo che tutto si sciogliesse come una bolla di sapone,non abbiamo contatti con l’onorevole Aiello e non è nostro compito trarre sentenze,per questo ci affidiamo – come sempre – alla magistratura e alle forze dell’ordine,perché è giusto che l’Italia rimanga democratica e fedele ai principi costituzionali.

Se oggi siamo qui a scrivere e informare di tale episodio,è perché l’art.21 ci permette di opinare e criticare,ma soprattutto perché oltre ogni ragionevole dubbio,non può che esserci la verità!

Auguriamo all’on.Piera Aiello,componente della Commissione Antimafia,di occuparsi dei lati oscuri che riguardano tanti testimoni e collaboratori di giustizia,visto che in precedenti dichiarazioni ha dichiarato quanto segue:

“oltre alla mafia dovevo combattere con i funzionari e apparati dello stato per ottenere il mio diritto ad essere cittadina. Per anni ho subito. Bugie su bugie. Umiliazioni su umiliazioni. Sopraffazioni su sopraffazioni. 
Macchine da tribunale sempre pronte a partire per arricchire i verbali in seguito agli interrogatori. Non persone. Non cittadini. Ma pesi da trascinare, pesi che di tanto in tanto vengono tirati fuori dagli armadi, vengono rispolverati con una telefonata ipocrita da parte di alcuni funzionari dello Stato.
Poi il silenzio. Il silenzio che uccide. Che uccide le speranze, lo spirito, la voglia di vivere. Quel silenzio e quella solitudine che secondo me hanno spinto la mia cara cognata Rita Atria a spiccare il volo verso una libertà senza vincoli: la morte”.

Dal 1991 al febbraio del 1997, per lo Stato, Piera era solo un fantasma.

Per farsi fare le ricevute fiscali utilizzava il codice fiscale di un’amica. La situazione si è sbloccata solo nel febbraio 1997 dopo le pressioni dell’Associazione Rita Atria, di Luigi Ciotti e di Rita Borsellino. L’Associazione ha trascorso le intere vacanze di Natale del ’96 a preparare un dossier dove si mettevano in evidenza le violazioni dei diritti umani su quattro testimoni di giustizia (due vivi e due morti) da parte dell’alto commissariato prima e del servizio centrale di protezione poi.

Fonte Ilfattoquotidiano

Per quanto riguarda Rita Atria, possiamo dire che all’età di undici anni perde il padre, ucciso in un agguato,e così si lega ancora di più al fratello Nicola (marito di Piera Aiello) dal quale raccoglierà le più intime confidenze sugli affari e sulle dinamiche mafiose a Partanna,questo a soli undici anni.

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