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Antimafia.Lo Stato e la Magistratura affrontino il problema socioculturale.

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Maurizio Inturri
Si occupa di mafia e criminalità organizzata. Ha collaboratorato con diverse testate giornaliste online e cartacee. Il suo percorso inizia nel lontano 2015 con ReteRegione, poi collabora con LaSpia, Diario1984, L'Attualità, Cisiamo e infine IlFormat. Nel gennaio 2020 si iscrive al sindacato WorKPress e gli viene attribuito il tesserino internazione di giornalista e reporter come da normativa europea e internazionale. Ha partecipato a diverse conferenze sul tema mafia e criminalità organizzata. Autore dei libri Cogito ergo sum..ma non troppo (2015) e L'Antistato vol.I° (2019)

Da quel tragico 1992 ad oggi,in molti si sono affrettati a costituire associazioni e a fregiarsi del titolo di “antimafia” solo per colpire una parte di un sistema marcio.

Citare Giovanni Falcone e Paolo Borsellino per denunciare solo i mafiosi senza sfiorare quei politici,imprenditori e affaristi di ogni ordine e grado che tenevano le “reti lobbistiche e massoniche” che tenevano le redini è stata una vergogna,ed ha rappresentato la scarsa cognizione del problema di fondo che doveva risvegliare quel “riscatto sociale e cultura della legalità“.

In tanti hanno iniziato – con successo – a denunciare le mafie,ma hanno dimenticato – sfortunatamente – di denunciare gli avvoltoi che immediatamente,e con ogni mezzo,si sono tuffati in quegli ambienti ripuliti per divenirne Padri e Padroni.

In poche parole si è denunciato lo strumento (mafia) ma non chi lo manovrava,come i vari processi sulla strage di via D’Amelio e sulla Trattativa STATO-MAFIA hanno dimostrato!

Se quanto sopra riportato è falso,allora è falso che nel corso degli anni Comuni sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose,Politici siano stati trovati con mazzette e Regioni riempite di rifiuti tossici.

Parlare di legalità e giustizia senza rispettare:da un lato la Costituzione Italiana e dall’altro la Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, è una grande beffa per l’intero tessuto sociale!

Aggrapparsi ai soli diritti espressi dalla nostra Carta Costituzionale e poi non assumersi la responsabilità dei doveri,obblighi e diritti umani,lasciando questo compito solo a magistrati e forze dell’ordine,è stato un atto deplorevole e ingannevole verso quelle persone,istituzioni,associazioni ecc.. che con coraggio hanno veramente fatto Antimafia,senza considerare i morti innocenti!

Giovanni Falcone Curriculum Vitae

Se nel corso degli anni è vero che in tanti hanno abbandonato “le mafie” per reintegrarsi nelle file dello Stato,diventando collaboratori di giustizia,e tanti hanno iniziato a denunciare il “racket e usura” rischiando la vita,diventando testimoni di giustizia,è altrettanto vero che in molti nella nostra società hanno iniziato a allontanarli,denigrarli,diffamarli e augurargli la morte.

Se questo fare è rispetto dei diritti,della Costituzione Italiana e del modo di fare antimafia,allora non abbiamo capito il senso di “comunità”.

E se a tutto ciò auguriamo la morte ai familiari (mogli,figli,genitori) innocenti dei “collaboratori di giustizia“,allora abbiamo perso anche il senso della moralità. (leggi qui)

A questo punto perchè “ricordare e commemorare” le vittime di mafia?

Rileggere,studiare e diffondere gli scritti di GIOVANNI FALCONE è un obbligo per chi vuole fregiarsi del simbolo di “ANTIMAFIA“.

Quaderni rari di Giovanni Falcone

Non si possono nascondere e censurare gli studi e lettere ricevute ed inviate da illustri magistrati come Falcone e Borsellino,allora ci chiediamo come si può fare antimafia ignorando la “premialità,i collaboratori di giustizia e il servizio di protezione”.

È giunto il momento di dissociarsi pubblicamente da individui che rifiutano di riconoscere,riconoscersi e divulgare gli scritti dei due eroici magistrati.

È giunto il momento di denunciare e mettere alla porta dell’ “antimafiasolo chi vuole trarne profitto e “simboleggiarsi” da vittima!

Lo Stato e la Magistratura non possono soprassedere a tale infamante congiura contro una società civile che si adopera per la legalità,come non può soprassedere a chi istiga alla violenza,distruggendo quel lavoro giornaliero che gli inquirenti fanno con l’aiuto prezioso dei tanti “collaboratori e testimoni di giustizia”.

Sicuramente sarebbe un lavoro sprecato se nessuno collaborasse più con le Procure,nelle aule dei tribunali si bloccherebbero processi e tante porte,nei carceri,si aprirebbero! (leggi qui)

Vi auguriamo una buona lettura,soprattutto dei documenti che vi abbiamo messo a disposizione!

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