L’omicidio Nino Agostino ci ricorda i segreti di Stato.

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Inutile disperdersi in chiacchiere e paroloni,l’assassinio del poliziotto Nino Agostino e della moglie Ilda si apre e si chiude in tre semplici parole:Segreto di Stato.

Se dopo trentanni,le varie prove e i potenti boss di Cosa Nostra dietro le sbarre,non si riesce ad ottenere la verità,l’unica risposta si racchiude in quelle tre parole.

Basti pensare che siamo arrivati al Borsellino quater, per comprendere la “vera” falla di tante stragi e omicidi senza volto,nome e ancora liberi (o forse passati a miglior vita).

Le parole della mamma di Nino Agostino,Augusta Schiera – venuta a mancare a febbraio – dicono tutto e raccontano i trent’anni di attesa giustizia;Augusta diceva:

“Quando morirò voglio che si scriva sulla mia lapide testualmente: qui giace una madre in attesa di giustizia”.

Se da quel 5 agosto 1989 ad oggi la famiglia Agostino,nonostante tante inchieste hanno permesso solo di ricostruire alcuni tasselli,possiamo dire che Augusta “aveva ragione”.

Su Antimafiaduemila,Aaron Pettinari e Davide de Bari,raccontano bene i fatti di quel 5 agosto 1989:

«Nino e Ida si trovavano davanti la casa dei genitori di Agostino quando i sicari, in motocicletta, spararono contro i coniugi. Il poliziotto fu colpito da vari proiettili invece la moglie da un solo colpo mentre si avvicinava al marito ed urlava agli aggressori “Io so chi siete”. Quel giorno Agostino non era in servizio, né portava armi addosso. Il tutto avvenne davanti agli occhi del padre,Vincenzo».

Continuando nell’articolo scrivono:

«L’omicidio dell’agente, però, fu inizialmente etichettato come “delitto passionale” dalle indagini iniziali, che si concentrarono ostinatamente sulla tesi di una vendetta da parte dei familiari di un’ex fidanzata. Il primo tentativo di depistaggio che proseguì immediatamente dopo quando furono fatte sparire le carte che lo stesso aveva nell’armadio di casa sua. Vincenzo Agostino ha raccontato più volte che “mio figlio nel portafogli portava un biglietto, quando lo presi e lo lanciai contro il muro, nel giorno del delitto, venne trovato questo pezzo di carta in cui c’era scritto di andare a cercare dentro il suo armadio nel caso in cui gli fosse successo qualcosa”. Quegli appunti, però, furono fatti scomparire. E il dato emerge nelle inquietanti parole di un ex poliziotto, Guido Paolilli, indagato per favoreggiamento e poi archiviato per prescrizione».(qui l’articolo completo)

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Per arrivare al complotto finale che vede i presunti assassini di Nino Agostino finire nelle indagini della “TRATTATIVA STATO – MAFIA”,bisognerà attendere fino al 2014 quando Michele Santoro,in un reportage esclusivo,riporterà quanto segue:

«Nell’aprile di quest’anno la Digos ha trovato proprio in casa di Aiello un piccolo arsenale di armi, le prove di un suo recente viaggio in Sicilia durato tre mesi e ricevute di titoli di Stato. Titoli risalenti ai primi anni ’90, del valore di 600 milioni di vecchie lire.[..]Sul fronte investigativo è arrivata una nuova svolta. Giovanna Galatolo, figlia pentita di un ex boss, ha riconosciuto nell’ex agente della mobile di Palermo il misterioso protagonista della Trattativa e delle uccisioni di Falcone e Borsellino».(qui il reportage)

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