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Paolo Borrometi:Un caso politico più che di antimafia e giornalismo!

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Maurizio Inturri
Si occupa di mafia e criminalità organizzata. Ha collaboratorato con diverse testate giornaliste online e cartacee. Il suo percorso inizia nel lontano 2015 con ReteRegione, poi collabora con LaSpia, Diario1984, L'Attualità, Cisiamo e infine IlFormat. Nel gennaio 2020 si iscrive al sindacato WorKPress e gli viene attribuito il tesserino internazione di giornalista e reporter come da normativa europea e internazionale. Ha partecipato a diverse conferenze sul tema mafia e criminalità organizzata. Autore dei libri Cogito ergo sum..ma non troppo (2015) e L'Antistato vol.I° (2019)

E’ diventato un caso tutto all’italiana quello del noto giornalista d’inchiesta Paolo Borrometi e della sua intoccabilità.

Borrometi,noto giornalista antimafia,ha raccontato diversi episodi di aggressione e minacce,ma andandone ad analizzare alcuni nei particolari qualcosa non torna;nel nostro lavoro si chiamano dubbi o punti chiave…

Analizziamoli i fatti….

Borrometi ha raccontato più volte di quell’aggressione in cui fu pestato a sangue nella casa di campagna,episodio in cui subì una menomazione alla spalla,ma ogni volta la storia dell’episodio emette note diverse e che sia chiaro:non è che non crediamo all’aggressione,ma sul racconto degli avvenimenti abbiamo i nostri dubbi che si intrecciano ascoltando le sue parole e leggendo ciò che lo stesso riporta nel suo libro.

Si legge in questi diversi articoli che vi proponiamo:

Ilfattoquotidiano,settembre 2014:

‘Tra gli atti intimidatori più cruenti, l’incendio appiccato al portone di casa e un pestaggio ad opera di due uomini che lo hanno sorpreso alle spalle a volto coperto. “Da quel giorno ho subito una menomazione alla spalle del 20%’

Ilfattoquotidiano,4 maggio2014:

‘Dal nulla è spuntata una mano a tapparmi la bocca, poi hanno iniziato a picchiarmi” racconta il giornalista modicano al fattoquotidiano.it.’

Panorama,aprile 2018:

‘Il 16 aprile 2014 Borrometi viene raggiunto e aggredito da uomini incappuciati che gli provocano una grave menomazione alla mobilità di una spalla. In quel periodo il giornalista si stava occupando dell’omicidio di Ivano Inglese, trentaduenne postino di Vittoria trovato assassinato la sera del 20 settembre 2012. Da agosto 2014 Borrometi viene così messo sotto scorta dai carabinieri e l’AGI lo trasferisce da Ragusa a Roma.’

Sul sito Ossigeno,sempre ad Aprile 2018:

‘Il primo avvertimento gia’ nel 2013: a ottobre ignoti danneggiano l’auto del cronista componendo con un oggetto appuntito, lungo tutta la fiancata, la scritta “Stai attento”. E’ l’inizio dell’escalation criminale. Il 16 aprile del 2014, Borrometi viene aggredito violentemente da uomini incappucciati mentre si trovava in campagna a Modica, nei pressi di una proprietà di famiglia. Il giovane cronista era appena arrivato per portare da mangiare ai suoi cani, quando è stato afferrato alle spalle da due persone con il volto coperto che lo hanno picchiato, così duramente da fratturargli la spalla.

Ieri,durante la puntata de Le Iene,abbiamo finalmente visto il luogo dell’aggressione, ma sentite cosa dichiara Paolo Borrometi e come mima l’aggressione:

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Ma,per chi avesse letto il suo libro “Un morto ogni tanto“,vi ricordate cosa scrisse a proposito del cane?

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Ecco il passaggio narrato nel suo libro a tal proposito:

«Come ogni giorno andai a portare da mangiare al mio cane nella casa di campagna.Presi la ciotola di Bonnie.Era stranamente nervosa,per qualcosa che lì per per lì non capii.Si rifiutava di mangiare e continuava a puntare un angolo del suo recinto.Quando lo rinchiusi alle mie spalle si materializzarono due sagome nere con il volto incappucciato.Si scorgevano solo il naso e gli occhi.[..]L’altro uomo mi colpì alle gambe,facendomi cadere a terra.Finii con il volto contro lo stipite della porta e iniziai a sentire i primi calci.»

Abbiamo sottolineato i passaggi cruciali che non coincidono né con il racconto dei due filmati,in quanto dichiara di trovarsi davanti l’uscio d’ingresso della casa e a 2 metri dall’angolo da dove venivano i due uomini,né con i colpi subiti alle gambe in quanto dichiara di averne subito uno ad una gamba,verosimilmente per farlo andare giù.

Nel testo,quello sopra estratto dal libro,scrive di trovarsi vicino la porta del recinto del cane e aggiunge che il cane puntava un angolo da dentro il recinto,guardate le foto…

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Guardando le foto capirete perché abbiamo i nostri dubbi sulla dinamica dell’aggressione…

Se i due aggressori erano dietro la casa,perché afferrarlo e aggredirlo davanti la porta d’ingresso?

Ovvero:

Se il Borrometi stava prendendo la ciotola dentro casa,come faceva a vedere il cane Bonnie puntare un angolo del recinto?

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Ma andiamo avanti e passiamo a De Carolis.

Premesso che il De Carolis andava condannato per le minacce intimidatorie e non ci sono scusanti,ma come è possibile che il fratello di un noto boss non era a conoscenza della vita di Paolo Borrometi nel 2017,quando i veri boss sanno che lo stesso non solo non ha una moglie ma anche che Borrometi è sottoscorta e vive a Roma?

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La verità è che Luciano De Carolis non è mai stato un boss ma solo un semplice “picciotto” che vendeva hashish e percepiva il suo stipendio di circa 1.000/1.500 euro al mese…(figuriamoci neanche droghe pesanti),non è stato mai al 41bis e come tanti dovrebbero sapere,ma non ne conoscono gli intrecci,per essere boss un pregiudicato deve almeno essere rinchiuso per 6 mesi al carcere duro;infine il fratello Francesco – colui che ha minacciato Borrometi – era un tossicodipendente,adesso non sappiamo se ne è uscito.

Dell’autobomba inutile parlarne,qui gli articoli con i documenti.

Etica e moralità è e rimane l’unico strumento per un giornalista per essere riconosciuto imparziale dall’opinione pubblica,ma di questo ne abbiamo scritto riguardo a Morgante.

In tutta questa storia ne soffre solo il “giornalismo corretto”,quel giornalismo che non si ferma davanti a paladini o politici che commettono atti contro le leggi e che nel pubblicare foto rispettino la dignità sacrosanta dell’apparenza.

Se tutto è lecito per il giornalista Borrometi,allora tutto deve essere lecito per gli oltre 100.000 giornalisti iscritti all’OdG,senza considerare quei giornalisti iscritti ad altri “ordini o confederazioni” internazionali.

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