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Siracusa

Nicola Gratteri attacca la ‘ndrangheta ed inizia la campagna di delegittimazione

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Maurizio Inturri
Si occupa di mafia e criminalità organizzata. Ha collaboratorato con diverse testate giornaliste online e cartacee. Il suo percorso inizia nel lontano 2015 con ReteRegione, poi collabora con LaSpia, Diario1984, L'Attualità, Cisiamo e infine IlFormat. Nel gennaio 2020 si iscrive al sindacato WorKPress e gli viene attribuito il tesserino internazione di giornalista e reporter come da normativa europea e internazionale. Ha partecipato a diverse conferenze sul tema mafia e criminalità organizzata. Autore dei libri Cogito ergo sum..ma non troppo (2015) e L'Antistato vol.I° (2019)

Scritto e ripetuto più di una volta che a molti il tanfo del compromesso morale gli sta bene.

Si percepisce fin da subito, ascoltando le parole del procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, che ci sarebbe stato un serio rischio da quel momento in poi, perché qualcuno sarebbe ricorso alla delegittimazione della procura e dello stesso magistrato.

Ad un tratto non è plausibile che massoneria, politica e appartenenti alle forze dell’ordine siano intrecciati in uno sporco legame di interesse.

Quest’aria e alcuni discorsi ci riportano agli attacchi subiti da Falcone quando si presentò in una trasmissione, Maurizio Costanzo Show, quest’aria e queste parole puzzano di “onnipotenza” e di “socratismo”.

Oggi vorrebbero cancellare le centinaia operazioni delle forze dell’ordine contro le cosche calabresi, in particolare proprio quelle messe a segno contro “Mancuso“. La cosca che da Vibo è arrivata a fare narcotraffico a Milano coinvolgendo alcuni uomini delle istituzioni.

Ad un tratto migliaia di magistrati non sarebbero più credibili, tra questi proprio quelli che costantemente cercano di contrastare la mafia e la ‘ndrangheta.

Domani qualcuno scriverà che la criminalità organizzata non esiste e magari che in Italia nessuna strage è mai stata compiuta per mano delle mafie con il bene placido degli “affamati di potere“.

Eh già, questa è la rivoluzione di un popolo che commemora ma non ascolta, non vede e non parla, magari pensa a processi impacchettati e non ai processi fatti per stabilire la colpevolezza o l’innocenza.

La maxi operazione, oggi, per qualcuno è frutto di ipotesi e congetture nessuno ascolta se qualcuno ha prove, nemmeno la procura di Catanzaro.

Ricorda tanto il maxi processo di Palermo, dove prima tutti si volevano confrontare come leoni con Tommaso Buscetta poi, come conigli, tutti fecero marcia indietro.

La storia sui processi di mafia raccontano di abbondanti aneddoti ma dopo tre giorni si grida al vento
che tutto è stato costruito su ipotesi. Onestamente sembra esagerato e diffamatorio.

Ci sono 330 tra boss e affiliati altri 130 circa i corrotti, forse qualcuno ha già letto le centinaia di pagine contenute nel fascicolo dell’operazione “Rinascita”?

Ma non sembra un pò troppo per lanciare accuse e illazioni?

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