Editoriale Esclusivo.La storia del clan Bottaro-Attanasio prima parte

Esclusivo.La storia del clan Bottaro-Attanasio prima parte

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Stamane scriviamo in modo integrale il modo di operare con nomi e cognomi, fatti e misfatti della “mafia” che domina Siracusa e che vede due distinti clan, da una parte il famoso clan Bottaro-Attanasio e dall’altra il clan Aparo-Nardo-Trigila.

Una questione delicata che dagli anni ’90 ad oggi continua sempre con “storie di spaccio di sostanze stupefacenti” ed estorsioni, ma soprattutto con nomi finora censurati di persone che agevolano i clan ripulendo i soldi come se fossero  “ lavatrici umane ”.

Questa è la mafia di cui parlava Peppino Impastato definendola una montagna di merda; una collusione e una ramificazione di nomi e personalità che messe l’una sopra l’altra non possono che rappresentare, appunto, una “montagna”. Alla politica locale, regionale e nazionale ci viene da porre una domanda: Se 10 uomini robusti e forzuti equivalgono ad un mezzo escavatore, quanti uomini e mezzi ha bisogno Siracusa per rimuovere questa montagna di merda e perché non arrivano i rinforzi?

A conti fatti solo a Siracusa città si contano circa 200 uomini tra affiliati e pusher (e vogliamo essere gentili a non incrementare il numero). Viene da chiedersi se è colpa dell’omertà o della mancanza di uomini, di mezzi o di magistrati la continua crescita della montagna di merda che ha invade strade, piazze e palazzi con droghe, estorsioni e minacce. All’opinione pubblica l’ardua sentenza.

Negli anni 2000 il gruppo Bottaro-Attanasio, tra affiliati e reggenti, era costituito da circa 30 persone, alcuni hanno già scontato la pena altri sono finiti all’ergastolo, altri ancora hanno iniziato a collaborare con la giustizia e tutti insieme, o quasi, ancora oggi li rivediamo sulle pagine di cronaca e in vari processi.

Quanto riportato risulta dal proc. 2447-2001 RG/21:

Attanasio Alessio, Bottaro Salvatore, Piccione Rosario (detto u raggiuneri), Calabrò Salvatore (reggente nel 2002), Lavore Elio (ex cassiere del gruppo), Romano Liberante, Toscano Francesco, De Carolis Luciano (detto u nanu), Lombardo Salvatore (detto piddusinu), Fiorino Vito, Mazzarella Pasqualino (detto u longo), Garofalo Gaetano (detto u corvu), Pandolfino Attilio, Crispino Roberto (detto salomo), Urso Gianfranco, Scarso Orazio, Troni Dario, Midolo Michele (detto michelone), Miceli Luigi (detto macellaio), Calabrese Giuseppe (detto delfo), Di Benedetto Giuseppe (detto u piattaru), Amenta Orazio, Cassia Vincenzo, Tarascio Antonio (detto u zuccaru), Sapia Antonio (detto u lupu), Montalto Girolamo, Bianchini Maurizio, Romano Luca.

Ognuno di questi uomini aveva a disposizione auto e moto per potersi muovere indisturbati, molti utilizzavano mezzi intestati ad altri soggetti che rendevano difficile la localizzazione, visto e considerato che il mezzo (spesso e volentieri) era utilizzato da altri.

Cerchiamo di capire il parco mezzi a disposizione di questi uomini

Alessio Attanasio aveva a disposizione una Vespa 50 e una Mercedes Smart intestata a Cassia Concetto, mentre una Yamaha TDM 850 e una Opel Vectra S.W. erano intestate a Cassia Vincenzo.

Rosario Piccione aveva un’auto Mercedes S 6000 blindata, una moto Yamaha T-MAX 500, una Volkswagen Golf 1.600 cabrio colore grigio.

Bottaro Salvatore aveva in uso una Fiat 600 intestata a Magnano Enza.

Calabrò Salvatore aveva in uso una Toyota Yaris verde, un motociclo Aprilia Scarabeo e una Vespa 125 color nero.

Lavore Elio aveva in uso una Mercedes Smart intestata alla sorella e una Vespa 50.

Liberante Romano aveva in uso una Ford Focus Blu e una Vespa 50.

Toscano Francesco utilizzava una moto Yamaha 1200 e una Vespa 50.

Luciano De Carolis utilizzava una Nissan Micra e una Vespa 50 color nero.

Lombardo Salvatore utilizzava diversi mezzi: Toyota Yaris, Fiat Panda color rosso e una Vespa 50.

Vito Fiorino utilizzava una Lancia Y color rosso e una Vespa 50.

Pandolfino Attilio utilizzava una Lancia Y color bianco intestata ad altri.

Iacono Angelo utilizzava una Ford Focus, una moto Yamaha T-MAX 500, una Vespa 50 e una moto BMW 1200.

Urso Gianfranco aveva in uso una Volkswagen Lupo colore nero intestata a Patrizia Bottaro.

Midolo Michele aveva in uso una Ford Focus S.W. e una Vespa 50.

Tutti i mezzi erano stati acquistati con i profitti illeciti dal clan.

I profitti del clan Bottaro-Attanasio sono stati sempre talmente ingenti che molte delle persone sopra citate hanno acquistato anche immobili, arredamenti costosi, garage per uso nascondiglio stupefacenti La casa del boss Attanasio, tanto per fare un esempio, quella di via Arsenale, è una proprietà blindatissima, porte e vetri blindati, con un surplus di video sorveglianza di alta performance.

Per comprendere meglio i contrasti che col tempo si sono creati nel gruppo Bottaro-Attanasio, basta leggere la Sentenza della Cassazione Penale n.24919 del 23/04/2014 (qui per leggere) il quale menziona anche il nome di Patrizia Bottaro, citata nell’articolo precedente, e di alcune persone diventate collaboratori di giustizia.

Tra i tanti contrasti è giusto ricordare ‘La Yogurtiera’ di Cassia Concetto, di fatto realizzata con soldi sporchi provenienti dalle attività illecite di Cassia Vincenzo, che in un primo tempo raffiguravano proprietari (soci) occulti anche Salvatore Bottaro, ma proprio per questi contrasti Bottaro ne rimase fuori. Solo per cortesia, assunsero come dipendente la figlia dello stesso, Patrizia, senza mai aver lavorato realmente.

Tra le varie figure che formavano il clan Attanasio, a curare gli interessi del traffico di stupefacenti era stato incaricato Francesco Toscano, amico di Giuseppe Calabrese già affiliato al clan, il quale aveva contatti di alto profilo con le cosche calabresi. Toscano era molto attivo sulla zona di Priolo e per incrementare il giro di spaccio al dettaglio, affidò il compito a De Simone un piccolo spacciatore della zona. Anche Pocchi Sebastiano, marito di Amore Santina, cognato dell’ex ragioniere del clan, arrestato poi per l’estorsione al Medimax nel maggio 2002 e divenuto la “gola profonda” come collaboratore di giustizia Rosario Piccione, si forniva gli stupefacenti altri componenti del gruppo. Infatti, Pandolfino Attilio in varie occasioni avrebbe acquistato droga per un valore complessivo di € 30.000.

Oltre a Lombardo e De Carolis e tanti altri sopra citati, anche Roberto Crispino si costruì una rete di spaccio indipendente. E per ordine del capo clan, gli fu affidato il compito, insieme a Lombardo e De Carolis, di nascondere la droga in diversi locali. Tutto sommato il clan Attanasio si era fortificato nel traffico di stupefacenti con l’ausilio di: Luca Romano, Liberante Romano, Seby Garofalo (u’ cavalieri) e Antonio Sapia. In termini di spaccio De Carolis faceva riferimento a Pasqualino Mazzarella e Vito Fiorino, mentre Lombardo a Crispino.

Ma come venivano riciclati i proventi del traffico

Il sistema per riciclare i soldi dello spaccio avveniva con un sistema di cambio attraverso esercizi commerciali e tabaccherie. Piccione, il quale si occupava del lavaggio dei soldi sporchi, operava su diversi conti correnti intestati a varie figure servili al clan. Infatti i soldi, di piccolo taglio, venivano versati sui conti correnti intestati a: Lucia Amore, Maria Troia, Sebastiano Pocchi e Tecla Simi. I conti correnti erano stati accesi in diversi istituti bancari di Siracusa.

Per quanto riguarda la famosa BMW verde che serviva per i consueti spostamenti a Palermo, fu venduta a Concetto Cassia, fratello di Vincenzo Cassia nipote di Vincenza Magnano moglie di Salvatore Bottaro. Con i proventi della vendita degli stupefacenti, i Cassia avevano acquistato diverse yogurtiere a Siracusa. Parte dei proventi di queste attività, sarebbero andati anche a Bottaro il quale non ricevette nulla o quasi. Questo ‘sgarro’ fece infuriare il boss Attanasio che ebbe da ridire sulla condotta dei Cassia. Sebbene non ci sono riscontri di eventuali affari illeciti riguardo al traffico degli stupefacenti tra Concetto Cassia e il clan, di certo Cassia aveva lo stesso continuato a trafficare droga con: Lino Micca, Davide Mirabella e un certo Di Mari.

I nomi sono tanti e tanti legati tra di loro anche sentimentalmente che non si spiega come alcuni di questi possano detenere armi legalmente e lavorare in luoghi delicati.

Per il momento terminiamo qui la prima parte dell’ascesa del boss “Alessio Attanasio” e del clan Bottaro-Attanasio, nella seconda parte vi racconteremo altri minuziosi particolari.

Fonte IlFormat

Maurizio Inturri
Si occupa di mafia e criminalità organizzata. Ha collaboratorato con diverse testate giornaliste online e cartacee. Il suo percorso inizia nel lontano 2015 con ReteRegione, poi collabora con LaSpia, Diario1984, L'Attualità, Cisiamo e infine IlFormat. Nel gennaio 2020 si iscrive al sindacato WorKPress e gli viene attribuito il tesserino internazione di giornalista e reporter come da normativa europea e internazionale. Ha partecipato a diverse conferenze sul tema mafia e criminalità organizzata. Autore dei libri Cogito ergo sum..ma non troppo (2015) e L'Antistato vol.I° (2019)

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