Sicilia.L’Antimafia parolaia

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Maurizio Inturri
Si occupa di mafia e criminalità organizzata. Ha collaboratorato con diverse testate giornaliste online e cartacee. Il suo percorso inizia nel lontano 2015 con ReteRegione, poi collabora con LaSpia, Diario1984, L'Attualità, Cisiamo e infine IlFormat. Nel gennaio 2020 si iscrive al sindacato WorKPress e gli viene attribuito il tesserino internazione di giornalista e reporter come da normativa europea e internazionale. Ha partecipato a diverse conferenze sul tema mafia e criminalità organizzata. Autore dei libri Cogito ergo sum..ma non troppo (2015) e L'Antistato vol.I° (2019)

Bisogna dirlo e scriverlo senza remore alcuna: dopo le stragi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, in Sicilia (in particolar modo) si è costituita ”l’antimafia parolaia”.

Parolaia e demagogica, che poco ha saputo e nulla ha dato, in questa terra maledetta – dove in ogni relazione delle varie Commissioni Parlamentari, prima, e le Commissioni Antimafia, dopo, – proprio quelle “istituzioni politiche” che hanno presieduto quasi trent’anni quelle poltrone, non hanno saputo risolvere il problema più grave del popolo siciliano “la povertà e lo sfruttamento”.

Eppure il compito della politica, soprattutto per chi ha occupato le aule dell’ARS (Assemblea Regionale Siciliana) era proprio questo, far rinascere la “terra del sole e dell’agricoltura” attraverso la manodopera.

Non ci sono scusanti, gli stipendi (sempre ben abbondanti) sono finiti spesso dritti nelle tasche di onorevoli e portaborse, eppure “il puzzo del compromesso morale” è rimasto.

Il Sistema Montante ha fatto crollare la “piramide” di Confindustria, dell’Antimafia, e soprattutto quella delle raccomandazioni, questa ultima a discapito del povero popolo e contro ogni regola e rispetto della Costituzione Italiana.

Una terra, questa Sicilia, che ha continuato a produrre soldi e mazzette da una parte col traffico di stupefacenti e dall’altra col gli appalti sempre milionari, tutto sotto gli occhi delle forze dell’ordine e della magistratura che poco ha potuto fare.

Non parliamo del caso Saguto che ha distrutto moralmente tante di quelle aziende di imprenditori strozzati, e associazioni antiracket (alcune) hanno anche lottato pur di difendere le proprie vittime.

Il tempo è stato galantuomo solo con chi ha creduto nel proprio lavoro e chi, dall’altra parte, ha capito che una vita a discapito di altri conterranei non si poteva continuare a fare, così sono nati e aumentati i “pentiti” che, anno dopo anno, riescono a far compiere blitz importanti agli inquirenti e a noi permettono di raccontare “storie di vita reale”.

Cosa è riuscita a fare la Politica della nuova Repubblica e una parte di Magistratura?

Solo mettere collaboratori contro testimoni di giustizia, usare gli uni e gli altri, fornire scorte e interrogazioni parlamentari, per “taluni intoccabili”, e lasciare da soli chi ha denunciato ed è passato dalla parte dello Stato.

La Sicilia è una terra che trema e fa tremare ancora, soprattutto dopo che la mafia ha stipulato i suoi accordi con la ‘Ndrangheta, così Calabria e Sicilia sono diventati un corpo solo che succhia “soldi e voti”.

L’intreccio degli intrecci è ancora il “punto cardine” del potere, Mafia e Politica, e guai a chi si azzarda a scrivere qualcosa contro questi due poteri, perché l’isolamento da parte di tutti è dietro la porta.

Bisogna ritornare a far silenzio, a nascondersi dietro l’omertà, perché il povero deve rimanere, l’ignorante deve rimanere tale, e ciò che non si può rivelare deve ritornare ad essere segreto.

Questo è un patto, è una cerimonia massonica consacrata da tanti e da nessuno contemporaneamente, e il silenzio è l’unica parola d’ordine.

Domani – magari – sarà un altro giorno, ma per il momento “rientrare nelle vostre case”, per oggi rimaniamo poveri!

Fonte Il Format

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