Mafia? Una storia lunga secoli. Fatto Umano e culturale mai sconfitto?

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Una lunga storia che inizia il 25 Aprile del 1865 quando l’allora prefetto di Palermo il Nobile di Orvieto  Antonio Gualtiero si è appena insediato ed in una lettera a Roma inizia a delineare i  contorni di una presunta “Associazione Malandrinesca” che prende il nome di Maffia o Mafia. Siamo ancora agli inizi e correva l’anno 1865 e nell’ Italia post unitaria vengono promulgati il primo codice civile in onore all’osannato Risorgimento Giuridico e il Codice del Commercio. Poco importa se in America viene assassinato Abraham Lincoln e con lui la fine degli Stai Confederati sconfitti nella battaglia di Palmito Ranch, tutto sembra andare verso una totale espansione dei diritti umani dove il 1865 segna anche l’abolizione della schiavitù negli Stati uniti d’America e in antitesi la nascita del Ku Klux Klan, tutto avviene in nome della secolare battaglia intrapresa dai legislatori per affermare i Diritti dell’uomo. Ma certo , chiaro che la storia dell’umanità dice questo, l’epopea degli uomini in lotta che in quello stesso anno segna la svolta anche nel campo delle comunicazioni con un telegrafo che collega l’Europa all’America.  Mai stata così vicina Washington così come non lo era mai stata New york. L’Italia si avvia dopo l’unificazione all’ambizioso progetto politico Post unitario che trova un ombrello di fattibilità quando vengono emanati le leggi per la pubblica funzione sociale economica  e politica.

Il meridione italiano vive di stenti ma poco importa al governo di Roma avvolto dalla frenesia dei venti liberali. Un quadro storico che non staremo a delineare quì, che segna tristemente la nascita e l’origine di uno dei fenomeni che il giudice Giovanni Falcone definiva un “fatto umano”. Quell’associazione malandrinesca che il prefetto Antonio Gualetrio evidenziava a Palermo era descritta come un malinteso grave e prolungato tra il Paese  e l’autorità, eppure il brigantaggio era già esistente a quei tempi e sopratutto in Aspromonte e  Sardegna i briganti erano dappertutto. Che le origini della mafia siano anche quelle? Secondo la letteratura si, ma se ci concentriamo sulle origini del fenomeno Mafia possiamo comprenderne l’evoluzione e la crescita esponenziale degli affiliati e appartenenti alle associazioni malandrinesche che diventarono ben presto Clan,che a sua volta originavano le cosche, con i capi decina, i capi mandamento e di li a un secolo negli anni novanta il fenomeno è diventato una triste realtà solo ed esclusivamente grazie ad una fitta rete come il tessuto socio economico dell’epoca.

In parole semplici e non tanto povere il latifondo di quell’Italia Meridionale aveva già incubato il fenomeno con la figura del Gabellotto il sorvegliante dei mezzadri che controllava il latifondo e tutte le attività all’interno dei feudi per conto dei signorotti locali, in questo caso i nobili di quell’Italia Merdionale e Liberale che approfittava dell’ignoranza del popolo per controllare i propri interessi sfruttando proprio la figura del Gabellotto. In sostanza colui che doveva controllare mezzadri e operai era venerato come un generale, era l’uomo di fiducia del Padrone e bisognava ossequiarlo e da lì il famoso “Salutamu” imposto fino agli anni sessanta e settanta e perchè no? Fino ai giorni nostri nell’entroterra siciliana come quel saluto che nella stragrande maggioranza dei casi additava l’uomo a cui doveva essere portato “U Rispettu”, il massimo rispetto. Ecco l’incubazione culturale del tempo che idetifica i primi tratti dell’uomo d’onore e del suo processo evolutivo attraverso l’arma più potente  al mondo: Il Linguaggio

Un fatto umano quindi? Sì, senza dubbio , umano ma anche culturale e secolare che si è insediato nelle culture contadine cominciando quel processo evolutivo che ben presto avrebbe trasformato   quell’associazione malandrinesca di cui parlava il Nobile Prefetto Gualtiero nell’onorata società, quella mafia rurale che controllava le derrate aveva il peno controllo sociale negli anni trenta e in pieno regime fascista tramava nell’entroterra contro quel regime totalitario in  favore della libertà. L’Onorata Società comincia a far capire l’insofferenza verso il regime fascista e il prefetto Mori ne è la testimonianza vivente in quell’epoca dove  lo Stato diventa garante della misera vita dei poveri meridionali che vivono nell’entroterra della catena montuosa della Madonie, dove a prendere il sopravvento tra collusioni con il potere mafioso e antipatie dei gerarchi fascisti nei confronti del Prefetto Cesare Mori , è  quel fatto umano e culturale che rappresenta l’Onorata Società e ben presto allo scoppio della guerra sarà l’artefice dello sbarco alleato in Sicilia.

Raccontare l’evoluzione del fenomeno mafioso in poche righe non è impresa facile, ma vogliamo essere non convincenti, ogni singolo siciliano deve rispondere alla propria coscienza su quabnto è stato fatto per debellare questo fenomeno,  vogliamo essere precisi anche per fare chiarezza su quel muro virtuale che è stato creato attorno alla tristemente famosa Cosa Nostra nel frattempo da Onorata Società c’è stato un salto di qualità in cui a dominare l’area sicula è ormai non il Gabellotto ma l’Uomo d’Onore, colui che un giorno in un’alula del tribunale dirà a tutti quanti: “Non sono un infame, non sono un pentito, io non ho  mai tradito Cosa Nostra, ma è Cosa Nostra che ha tradito se stressa”. Ma sì , acqua passata , altri tempi, altri modi di pensare e di intendere il fenomeno mafioso nel frattempo lontano dalle logiche di potere (questa era la mafia fino agli anni ottanta) clientelari create dalle storiche famiglie come i Bontade, i Cavataio e di tutti coloro che si erano tolte due grandi incombenze o meglio due pericoli come Turi Giuliano e Leonardo Vitale per rinascere a nuova vita democratica con la conseguente dimostrazione che il dopoguerra fù per questo triste fenomeno il trampolino di lancio verso l’evoluzione completa e non metamorfosi ma evoluzione a trecento sessanta gradi. Risultato?

No signori miei, il nostro  non è un modo di raccontare la mafia(scusate il minuscolo) , non è un modo per parlare  di storia, abbiamo voluto nominare  qualche illustre e famoso uomo d’onore che grazie all’artefatto del linguaggio ha frainteso cos’è l’Onore degli Uomini e a chi appartiene.  Per conquistare una fascia di pinione pubblica potremmo scrivere ancora di appalti, Democrazia Cristiana, potremmo fare il nome di Salvo Lima di Giuseppe Genco  Russo , ma certo tutta storia che ormai sembra ingiallita, come quell’antimafia che a volte ad intermittenza fatica nell’azione veramente e prettamente democratica e libertaria. Se qualcosa abbiamo dimenticato, non è un fatto che non esiste o non è mai esistito, ma seplicemente perchè la “storia  della mafia è sempre la stessa”.

Dimenticare l’omertà? Il Familismo Amorale? Dimenticare cosa? La società contemporanea naviga verso il terzo millennio grazie anche al supporto dell’era hi tech, e sia, così sia fatto, così sia scritto, ma lei la mafia continua e prolifera in quanto fa parte dell’identità che qualcuno o meglio in tanti non vogliono far morire e se all’estero è diventata un brand, un marchio e non un marcio da imitare ed esportare in paesi con culture diverse qui da noi al Sud è diventata anche un icona da pensare ed interpretare scrivendo da un attico di New York (ma guai da affrontarla) oppure da una casetta di campagna e magari spiati o minacciati dagli stessi mafiosi, ecco una diversità del linguaggio della moderna antimafia. Il guaio è che non dimenticheremo mai e sarà difficile dimenticare  chi ha affrontato il fenomeno mafioso con i seguenti risultati: Capaci, Via D’Amelio  dove è inutile andare avanti.  Molto tempo fà Nando Dalla Chiesa disse che la mafia era una tigre di carta. Era o è?

autore Giuseppe Campisi

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