Cronaca Siracusa.Il boss Attanasio trema

Siracusa.Il boss Attanasio trema

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Tra accuse, dichiarazioni e rivelazioni di vecchi e nuovi collaboratori di giustizia, sembra che nessun “clan Bottaro – Attanasio” esista e sia mai esistito a Siracusa, come se la storia della mafia siciliana sia caduta nel dimenticatoio e nessun “capo clan” sia mai esistito.

Non ci nascondiamo nel dire che oggi Siracusa vive la febbre del film “Gomorra” e che già da ventenni, alcuni, si sentano “boss”; ma sappiate che minacce di denuncia e i continui atti per screditarci non ci fermeranno nel denunciare il “traffico di droga, usura ed estorsione” che alimenta la mafia.

Stamane, come un fulmine a ciel sereno, abbiamo appreso tramite un articolo pubblicato su Il Format che Alessio Attanasio, dal 41 bis come capo boss indiscusso del clan Attanasio – Bottaro di Siracusa, ha chiesto tramite il proprio legale avv. Pintus la rettifica di un articolo che avevamo pubblicato su tale testata.

Ci sembra strano che il boss laureato in scienze della Comunicazione e laureando in giurisprudenza non si sia rivolto direttamente alla magistratura, visto che lo stesso ama servirsi delle leggi a proprio piacimento, e questa volta si affidi ad una replica,perchè tale sembra e non una vera rettifica.

Innanzitutto,siamo grati allo stesso Attanasio per aver dimostrato che anche al “41 bis” si possono raggiungere risultati culturali e che i nostri istituti penitenziari siano all’avanguardia e rispettano la Costituzione,altrimenti come avrebbe l’Attanasio potuto raggiungere due lauree?

Ritornando al discorso replicarettifica, siamo dispiaciuti e sconcertati della foto shock che è stata pubblicata stamane di un uomo assassinato,rivolto per terra e senza lenzuolo che lo copre,visualizzata dai suoi figli e parenti che non restituisce certamente giustizia a nessuno.

Eppure di titoli di articoli con scritto “Lectio magistralis” che lo stesso boss avrebbe fatto ne abbiamo letti, ma sembra che il lupo perda il pelo ma non il vizio, infatti la foto che IL Format pubblica non può che pervenire da un archivio giudiziario e non rinvenibile on line, oltre modo sulle stessa abbiamo tanto da obiettare in quanto le foto e immagini non dovrebbero mai, come in questo caso, perdere il rispetto e su questo la legislazione è chiara.

Scrive l’avv. Pintus per ribattere un articolo che avevamo riportato anche noi (qui per leggere) quanto segue:

A seguito di un nostro articolo pubblicato il 09/01/2020, di cui potete leggere qui, pubblichiamo la rettifica dell’Avv. Maria Teresa A. Pintus, difensore del dott. Alessio Attanasio, sull’omicidio di Angelo Sparatore.

Secondo cui dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Rosario Piccione e Salvatore Lombardo, emergerebbe un coinvolgimento nell’omicidio di Angelo Sparatore di altre tre persone, ovverosia della moglie di Attanasio, Patrizia Bottaro, che avrebbe portato direttamente a Lombardo l’ordine di eseguire l’omicidio, nonché di Lino Mazzarella e Vito Fiorino che avrebbero coperto i killer fungendo da palo; articolo che non utilizza mai il condizionale, e che dà dunque per certo il coinvolgimento di tali persone, insinuando per giunta il dubbio che non vi siano state delle indagini approfondite da parte di chi continuerebbe “ancora a fare orecchie da mercante”, dal momento che queste tre persone incomprensibilmente “sono ancora a piede libero”.

Qui vorremmo sottolineare che non si capisce bene se l’Attanasio vorrebbe prendere le difese della ex moglie Patrizia Bottaro o sminuire il calibro del Mazzarella e Fiorino, come non capiamo cosa significhi: “incomprensibilmente sono ancora a piede libero”, quando il Fiorino era a piede a libero, mentre noi il giorno 22 febbraio scorso, abbiamo pubblicato l’articolo riguardante per l’appunto l’omicidio Zappulla.

L’ipotesi che azzardiamo e che la procura, forse, stia utilizzando un metodo all’avanguardia ed evolutivo con i tempi, tanto che gli indagati possono essere a piede libero ma sempre accusati di omicidio fino a prova contraria.

Continuando scrive l’avv. Pintus:

Ebbene, in realtà Rosario Piccione dice soltanto che uno degli autori dell’omicidio di Angelo Sparatore è da identificarsi in Angelo Iacono (verbale 09/10/2002, pag. 8), in tal modo smentendo il collaboratore di giustizia Salvatore Lombardo ed invece confermando le dichiarazioni difensive dell’imputato Attanasio. Il collaboratore Salvatore Lombardo dice invece che pochi giorni prima dell’omicidio di Angelo Sparatore, avvenuto il 4 maggio del 2001, avrebbe ricevuto delle sollecitazioni da Iacono che a sua volta le avrebbe ricevute da Attanasio per il tramite della moglie Patrizia Bottaro che era andato a trovarlo in carcere (dunque non direttamente dalla signora Bottaro).

Ebbene, quest’ultima non risulta nemmeno indagata per il semplice fatto che le affermazioni del collaboratore Lombardo sono state smentite dai certificati dei colloqui svolti dai coniugi Attanasio, forniti dall’Amministrazione Penitenziaria, secondo cui gli incontri in carcere si sono svolti soltanto alcuni giorni dopo che l’omicidio di Angelo Sparatore era stato commesso, e non già alcuni giorni prima.

Anche qui il discorso non torna. Lo stesso avvocato dà per scontato che l’articolo in oggetto, abbia come fonte il solo collaboratore di giustizia Rosario Piccione ed evidenzia solo che la Patrizia Bottaro sia a piede libero (stesso caso di fiorino) ma non sminuisce né le dichiarazioni dello Iacono né quelli del Lombardo che concordano sulla figura della donna.

Ricordiamo che ultimamente si sta parlando del famoso telefonino che era in possesso del Riina durante la sua carcerazione e di cui nessuno sapeva niente…

In questo caso, se c’è da chiedere scusa pubblicamente alla sig.ra Bottaro lo faremo, ma solo dopo una sentenza del giudice.

Continua l’avv. Pintus:

La stessa è dunque estranea al delitto, così come è sempre rimasta estranea alle vicende che hanno coinvolto il marito. Affermare il contrario è palesemente calunnioso e diffamatorio. Peraltro, è curioso che l’autore dell’articolo si domandi come mai le altre tre persone chiamate in causa da Lombardo non risultino imputate nel processo in corso, ma nulla ha da eccepire sul fatto che non si stia procedendo contro Lombardo che pure viene indicato come autore materiale dell’omicidio da ben quattro collaboratori di giustizia: PANDOLFINO, TARASCIO, CAVARRA e CURCIO.

Anche qui ci sembra che l’avvocato o il boss Attanasio esprimano opinioni esercitando un diritto, comune e non offensivo.

Quanto alla asserita partecipazione al delitto di Mazzarella e Fiorino, afferma il collaboratore Lombardo che i due avevano rubato dieci giorni prima un furgoncino che era poi stato oscurato dagli stessi con dei fogli di giornale e portato sul luogo del delitto. Ebbene Mazzarella e Fiorino non risultano nemmeno indagati per il semplice motivo che ancora una volta le indagini degli inquirenti hanno smentito le affermazioni di Lombardo, dal momento che il furgoncino risulta essere stato rubato appena 20 ore prima del delitto (cfr. verbale di denuncia del furto) e che non è mai stato oscurato con fogli di giornale visto che aveva i vetri oscurati di serie (cfr. foto numeri 26, 27 e 28 dei rilievi tecnici).

Inoltre, il collaboratore di giustizia Luigi Cavarra fornisce l’alibi a Mazzarella e Fiorino affermando che i due si trovavano con lui al mare quando il furgoncino veniva rubato (verbale del 25.05.2017, pag. 85). Anche Mazzarella e Fiorino sono dunque estranei al delitto perché così è stato accertato dalle indagini che non possono certo essere messe in dubbio da chi non è in possesso di tutti gli atti del processo.

Anche in questa parte ci sembra che si sottolinei il furto del furgone ma non i Killer dell’agguato, mancando per l’appunto il verbale e la relazione sulle indagini.

Per quanto riguarda il Cavarra,deceduto,come altri ex collaboratori di giustizia che si godono il panorama di Siracusa,ricordiamo che nessuno di questi ha mai avuto il coraggio di accusare ne Attanasio ne altri boss,questo si che fa sorgere dubbi.

Quanto all’accusa nei confronti di Attanasio di essere stato il mandante dell’omicidio di Angelo Sparatore, il collaboratore Lombardo viene smentito dai collaboratori di giustizia Dario Troni (verbale incidente probatorio 28.06.2017, pag. 21) e Antonio Tarascio (verbale incidente probatorio 28.06.2017, pag. 38) che indicano invece entrambi come mandante Salvatore Bottaro.

Arriviamo finalmente al boss Attanasio e qui possiamo liberare il campo dai dubbi, se da una parte si evidenzia che solo due collaboratori di giustizia smentirebbero tutti gli altri, dall’altra si sta affermando che l’ordine di uccidere non poteva che arrivare dai capo clan, infatti – come consueto – i mafiosi fanno ricadere spesso la colpa su chi è deceduto, ma per la fretta della rettifica si indica sempre un boss, guarda caso il boss Salvatore Bottaro. Qui l’avv.Pintus dimentica che questi pentiti, Troni e Tarascio, sono gli stessi che hanno spinto la DDA di Catania, in data 10 dicembre 2017, ad accusare  Attanasio per l’omicidio di Liberante Romano – anche se in appello verrà assolto per tale omicidio – unendo le loro rivelazioni alle dichiarazioni dei pentiti:Attilio Pandolfino, Giuseppe Curcio, Salvatore Lombardo e Rosario Piccione. (Giornale di Sicilia)

Gli indizi nei confronti del mio assistito sono talmente labili che non sono stati ritenuti sufficienti nemmeno per l’emissione di una misura cautelare. Ed ancora in merito all’accusa rivolta a Luciano DE Carolis di aver materialmente sparato, il Lombardo viene smentito dal collaboratore di giustizia Attilio Pandolfino secondo cui è stato invece proprio il Lombardo a sparare (verbale 01.08.2013, pag. 20): anche il DE Carolis risponde a piede libero, segno questo che nemmeno nei suoi confronti gli indizi sono stati ritenuti gravi.

Qui ci rifacciamo ad un articolo riportato dalla testata Diario1984 (qui per leggere), in data 28/06/2017, che riporta quanto segue:

Incidente probatorio con l’esame del pentito Dario Troni

“Alla domanda se sa qualcosa sull’omicidio di Angelo Sparatore, il collaborante, detenuto dal lontano 18 ottobre del 1990, che in carcere ha conseguito ben tre lauree, ha risposto dicendo di avere saputo che “Salvatore Bottaro e Giuseppe Di Benedetto, detto ‘U Piattaru, commissionarono l’omicidio di Angelo Sparatore per vendicare l’affronto ricevuto da suo fratello Concetto, o Salvatore, che, dopo essere stato elevato al grado di consigliere del Bottaro, capo del gruppo mafioso, lo aveva tradito iniziando a collaborare con la giustizia”. Dario Troni ha specificato che Alessio Attanasio non ha svolto alcun ruolo, né come mandante né come esecutore, nell’omicidio trasversale di Angelo Sparatore.

Antonio Tarascio, detto ‘U Zuccaru, anche lui in carcere da oltre venticinque anni perché condannato all’ergastolo per avere partecipato all’omicidio di Sebastiano Giannone, detto “Mattacchione”, commesso personalmente da Salvatore Bottaro mentre la vittima era intrappolata nel traffico veicolare alla guida della propria macchina. Tarascio, pure lui in regime di detenzione domiciliare (con licenza di uscire di casa quattro ore la mattina e quattro ore il pomeriggio), ha attribuito, sia pure con diverse contraddizioni, la responsabilità dell’omicidio di Angelo Sparatore alla coppia Salvatore Bottaro e Giuseppe Di Benedetto.”

Attilio Pandolfino, a differenza di Troni e Tarascio, ha detto che mandante dell’omicidio trasversale di Angelo Sparatore è “Alessio Attanasio” ed esecutori materiali “Salvatore Lombardo e Luciano De Carolis”. Gli hanno chiesto come sia venuto in possesso di queste notizie? E lui ha detto: “Nel nostro ambiente – alludendo al passaparola che c’è tra i componenti del clan mafioso di cui era un appartenente fino al mese di luglio del 2012 – tutti sapevano che era stato Alessio Attanasio a ordinare l’omicidio di Angelo Sparatore, ma in ogni caso la mia fonte diretta è stato Salvatore Lombardo, che, nel raccontarmi la dinamica dell’agguato, mi ha pure precisato che fu lui avere dato il colpo di grazia al povero Angelo Sparatore. Il secondo killer che ha eseguito il delitto era Luciano De Carolis, cui io personalmente gli ho consegnato le armi anche se non sapevo che dovevano essere utilizzate per ammazzare Angelo Sparatore”.

Infine, la dinamica del delitto raccontata dal Lombardo contrasta con i rilievi tecnici degli investigatori nonché con quella carpita dagli inquirenti attraverso le intercettazioni telefoniche tra il collaboratore di giustizia Concetto Sparatore, fratello della vittima, ed un suo parente che si trovava nella città di Siracusa il giorno dell’omicidio ed ha potuto apprenderla (la dinamica) nell’immediatezza dei fatti dai vicini di casa che hanno assistito al delitto dai balconi. Per tali ragioni il collaboratore Lombardo risulta indagato per il reato di calunnia dalla Procura della Repubblica di Catania. Questi sono i fatti che emergono dalle indagini, ognuno ne tragga le proprie conclusioni.

Chiediamo che l’avv. Pintus riporti almeno il numero del procedimento in cui Lombardo risulta indagato,così come riporta atti e procedimenti di quando alcuni ancora non erano collaboratori.

Ognuno tragga le proprie conclusioni, concordiamo con l’avv. Maria Teresa A. Pintus, ma queste dichiarazioni risultano agli atti come anche i periodi in cui alcuni sono diventati “collaboratori di giustizia”.

Da sempre siamo stati a fianco delle forze dell’ordine e della magistratura tutta, il nostro lavoro è supportarli e stargli vicino, ma rimaniamo sempre cani da guardia!

Maurizio Inturri
Si occupa di mafia e criminalità organizzata. Ha collaboratorato con diverse testate giornaliste online e cartacee. Il suo percorso inizia nel lontano 2015 con ReteRegione, poi collabora con LaSpia, Diario1984, L'Attualità, Cisiamo e infine IlFormat. Nel gennaio 2020 si iscrive al sindacato WorKPress e gli viene attribuito il tesserino internazione di giornalista e reporter come da normativa europea e internazionale. Ha partecipato a diverse conferenze sul tema mafia e criminalità organizzata. Autore dei libri Cogito ergo sum..ma non troppo (2015) e L'Antistato vol.I° (2019)

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