Dubbi e misteri dietro l’omicidio di Pippo Romano che a distanza di diciannove anni dall’accaduto, non rendono giustizia a lui e ai suoi familiari.

Mentre da Catania, il Gup Loredana Pezzino, ha rinviato il processo a carico di Alesso Attanasio, come disposto dal DPCM del 17 marzo scorso a causa dell’epidemia da Coronavirus, rinviandolo al prossimo 3 novembre, noi cerchiamo di fare chiarezza su quanto accadde.

E’ importante sottolineare che Alessio Attanasio, oggi 49enne, ha scontato quasi trent’anni di carcere e quindi nel 2024 sarà libero di circolare come un normale cittadino, almeno che non gli venga inflitta una condanna con “ergastolo ostativo”.

La legge, infatti, prevede che un condannato ad espiare la pena non può rimanere in carcere oltre i 30 anni di carcere – ovvero anche se condannato alla massima pena, 30 anni, dopo 26 anni scontati può ottenere la libertà condizionale per buona condotta; al contrario un condannato all’ergastolo ostativo – la pena massima prevista nel nostro ordinamento –  non consente di ottenere alcun beneficio penitenziario, né di scontare la pena in misure diverse dal carcere, a meno che l’ergastolano non collabori con la giustizia (o la sua collaborazione sia divenuta impossibile).

L’ Attanasio è in carcere dal 31 dicembre 2001 per espiare una condanna definitiva di anni 28 e sei mesi per cumulo di pene, trai i reati: associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, associazione di tipo mafioso, rapina, lesioni personali, furto aggravato, estorsione, violazione della legge sulle armi, uso di atto falso (durante il suo arresto fu trovato in possesso di patente di guida e carta di identità falsificate; per la cronaca tali documenti furono falsificati da Sandro Ferraro, famoso per essere stato protagonista nell’inchiesta “Veleni in procura”.

In verità, a proposito di Sandro Ferraro, non è stato mai chiarito se fosse “avvicendato” al clan Bottaro-Attanasio e svolgesse per esso operazioni tra Siracusa e Catania, ma sul numero del giornale La Civetta del 23/03/2012, in riferimento al Ferraro, in un articolo si legge:

«Nel corso delle attività di perquisizione domiciliare è stata, inoltre, recuperata un’autovettura di cui l’amministratore occulto si è appropriato in danno di una società di leasing che ne aveva provveduto a finanziare l’acquisito”, un particolare evidentemente rilevante. Di questo personaggio ha parlato Magma nei suoi articoli del novembre scorso in relazione alle vicende che hanno visto l’avvocato Piero Amara e un cancelliere di Catania condannati per l’accesso illecito al sistema informatico della Procura.

A un certo punto del racconto Magma riferisce che l’avvocato Amara, volendo farsi fotografare insieme a un giudice ad insaputa di quello per simulare un’estorsione, si rivolse proprio al Ferraro che, successivamente, interrogato dai carabinieri sulla sua professione, ebbe a riferire di essere collaboratore dell’avvocato Calafiore. Questa del farsi fotografare insieme ai personaggi eccellenti con cui veniva a contatto era una fissa di Amara, che in molti suoi viaggi in Sicilia, in Italia e all’estero si faceva accompagnare dallo stesso Ferraro il quale entrava nella stanza in cui l’avvocato e il suo interlocutore parlavano, si sedeva in disparte e approfittava di suoi momenti di distrazione per immortalare l’incontro con il professionista augustano.

Ma Ferraro, che in un interrogatorio ammise candidamente questi fatti, non è solamente amico di Amara. E’ anche, da tempo, uno dei supporter dell’on. Pippo Gianni e, in ispecie, dell’assessore ai lavori pubblici del Comune di Siracusa, Concetto La Bianca. Non è stato infrequente incontrarlo nei corridoi dell’assessorato, dove pare entrasse e uscisse dalle stanze senza bussare, essendo da tutti riconosciuto come persona che conta nell’entourage. La sua sfera d’influenza, chiamiamola così, si allargava alle imprese che avevano rapporti con il Comune ma anche ai consiglieri comunali, persino dell’opposizione, tra i quali vanta qualche amicizia che non t’aspetti». (Fonte La Civetta)

Ritornando ad Alessio Attanasio: una delle ultime inflittagli, di anni 10 di reclusione, la si deve alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Salvatore Lombardo, quest’ultimo ex appartenente al clan Bottaro-Attanasio, che accusò l’Attanasio del tentato omicidio Messina.

Al momento gli vengono attribuiti gli omicidi di Pippo Romano e Angelo Sparatore nella quale è perseguito a piede libero.

Il 3 novembre, per quanto riguarda il processo sull’omicidio di Pippo Romano, si prevede l’arringa dell’avvocato Licinio La Terra Albanelli, difensore di Alessio Attanasio, assieme all’avvocato Maria Teresa Pintus, poi la camera di consiglio e infine lettura del dispositivo di sentenza.

Nell’ultima udienza, quella di giugno dell’anno scorso, il Pubblico Ministero, della DdA di Catania, dott. Alessandro La Rosa, aveva già illustrato la sua requisitoria e aveva chiesto la condanna a 30 anni di reclusione per l’imputato, appunto Attanasio.

Qui ci soffermeremo direttamente a raccontare quanto accaduto quel 17 marzo del 2001 in via Elorina a Siracusa.

In vari articoli e lettere pubblicate e fatte girare sui social per smentire le indagini dei magistrati è stato detto di tutto, tranne chiarire i rapporti tra l’imputato e i vari collaboratori di giustizia…

Le indagini per fare chiarezza sull’omicidio di Pippo Romano sono partite dalle rivelazioni dei collaboratori di giustizia: Salvatore Lombardo, Dario Troni, Attilio Pandolfino, Antonio Tarascio e Rosario Piccione.

I collaboratori hanno concordato su due punti fondamentali: il primo che il gruppo di fuoco era costituito da due uomini, il secondo che l’obiettivo dell’agguato non era Romano ma un’altra persona, ovvero l’imprenditore Saporoso, appaltatore edile, proprietario della macchina.

Se è vero che gli inquirenti hanno constatato che la fiat 126 era di proprietà dell’imprenditore, come hanno dichiarato i collaboratori di giustizia, allora deve essere vero che l’agguato omicida doveva essere compiuto verso quell’auto perché il proprietario era l’obiettivo; naturalmente si può considerare che gli autori dell’omicidio fossero “dementi” e in questo caso avrebbero compiuto errori senza fine (come lasciare tracce ben riconducibili agli autori).

A questo punto è chiaro che Giuseppe Romano non si aspettava nessuna azione delinquenziale nei suoi confronti, perché sicuramente non avrebbe percorso via Elorina e nelle varie indagini sarebbe venuto fuori che in qualche modo Romano frequentasse ambienti ambigui.

L’unica pista che rimane in piedi è l’omicidio premeditato ai danni del Saporoso che quel giorno, per sua fortuna, prestò l’auto a Romano.

Romano, ancora oggi, a Siracusa è ricordato che un uomo che svolgeva piccoli compiti come: andare a pagare bollette o fare qualche commissione per chiunque conoscesse.

Se c’è un nome che spesso salta nell’occhio dei lettori è quello di Angelo Iacono e di cui non si è mai scritto dei suoi legami con Attanasio antecedenti alla data dell’omicidio.

Nel periodo da ottobre 2001 a dicembre 2001 Alessio Attanasio, Angelo Iacono, Rosario Piccione e rispettive mogli vivevano in una villetta, zona Fanusa (località balneare di Siracusa), in via Ferdinando Cortes, da qui si inizia a capire il legame all’epoca dei tre e perché la figura di Iacono e Attanasio è riportata “nella memoria difensiva” sopracitata, nonché la figura scomoda del collaboratore di giustizia Piccione.

In vero, l’omicidio di Romano, avvenne nelle modalità descritte dal collaboratore di giustizia Salvatore Lombardo cioè a bordo di una moto; in un nostro articolo abbiamo parlato dei mezzi a disposizione del clan Bottaro-Attanasio (leggi qui), è la moto non era una vera enduro ma una Yamaha TDM.

Per i beni informati la Yamaha TDM, nelle cc 850 e 900, fu un rivoluzionario ibrido tra una moto enduro e stradale, tale circostanza smentisce che i proiettili sparati dai killer “avrebbero avuto una traiettoria dall’alto verso il basso”.

Come pubblicato “Nella memoria difensiva di Attanasio”, riportato in un recente articolo di una nota testata (qui per leggere), lo stesso scrive:

«Nell’esame autoptico (pagine 15 e 16) emerge che i proiettili avevano “una direzione quasi perfettamente trasversale” e che il primo dei colpi esplosi “ha frantumato i cristalli dei due finestrini” della Fiat 126 sulla quale si trovava la vittima».

Infine i collaboratori affermano tutti che l’omicidio fu commesso da Alessio Attanasio e Angelo Iacono (quest’ultimo guidava la moto), ma ad essere ucciso doveva essere Saporoso.

Purtroppo c’erano troppe somiglianze tra Saporoso e Romano che i due terminarono l’azione, fin quando, una volta che l’auto si fermò dopo aver sparato i colpi di pistola, avvicinandosi all’auto si accorsero dell’errore di persona.

Ma perché doveva essere ucciso l’imprenditore Saporoso?

L’imprenditore doveva uscire di scena perché vicino al clan AparoNardoTrigila e su questo tutti i collaboratori, dal 2001 più di venti collaboratori hanno affermato quanto sopra, affermando che gli esecutori sono “Iacono e Attanasio”.L’unico dubbio rimane nel movente dell’omicidio che come ogni omicidio di mafia rimane confidenziale…