Fatti,cronaca e mafia non vanno giù a Via Italia 103

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Maurizio Inturri
Si occupa di mafia e criminalità organizzata. Ha collaboratorato con diverse testate giornaliste online e cartacee. Il suo percorso inizia nel lontano 2015 con ReteRegione, poi collabora con LaSpia, Diario1984, L'Attualità, Cisiamo e infine IlFormat. Nel gennaio 2020 si iscrive al sindacato WorKPress e gli viene attribuito il tesserino internazione di giornalista e reporter come da normativa europea e internazionale. Ha partecipato a diverse conferenze sul tema mafia e criminalità organizzata. Autore dei libri Cogito ergo sum..ma non troppo (2015) e L'Antistato vol.I° (2019)

Se solo ci fermarssimo un attimo a riflettere e comprendere che l’informazione giornalistica non è fatta solo dai comunicati stampa, allora si che potremmo dire “qui c’è informazione”!

Da qualche settimana, tra messaggi,telefonate e minacce di denuncia se continuavamo a fare nomi di persone che vivono della compiacenza della piazza di spaccio di via Italia 103 di Siracusa, siamo arrivati al punto che qualcuno vorrebbe farci credere che “siamo disonesti”; ma noi a questo gioco non stiamo, per tale informiamo “lor signori ” che le nostre notizie provengono da fonti certe e che siamo a disposizione delle autorità competenti.

I nostri lettori hanno il diritto di essere informati, anche su eventi passati, se alcune circostanze o informazioni non sono mai state pubblicate, così come la giustizia continua a fare luce su fatti avvenuti e solo ora ne ha acquisito elementi per indagare.

Abbiamo parlato ultimamente, ma non ancora approfonditamente, proprio della rinomata “piazza di spaccio di via Italia – via Immordini“, chiarendo alcune dinamiche.

Molti ricorderanno di tale piazza e della gestione degli stupefacenti sotto l’egemonia del clan Bottaro – Attanasio.

A quanto pare in molti hanno dimenticato del “ragioniere” e della sua attendibilità, ancora a tutt’oggi, sana e soprattutto miticolosa in riferimento agli anni dei clan Urso – Bottaro, prima, e Bottaro – Attanasio, dopo.

Rosario Piccione - fonte Nuovo Sud
Rosario Piccione – fonte Nuovo Sud

Stiamo parlando del collaboratore di giustizia Rosario Piccione!

Dal verbale illustrativo redatto in fase della sua collaborazione con la giustizia il 05/07/2002, il “ragioniere” ha dichiarato che Pasqualino Micca, di cui abbiamo parlato in un precedente articolo, era un “armaiolo scadente” per il clan Bottaro – Attanasio, tant’è, ricorda il Piccione che gli vendette una pistola calibro 38 al prezzo di 800.000 mila lire, ma quest’arma non funzionò e l’Attanasio – amico intimo del Piccione – si arrabbiò tanto che considerò tale azione come uno “sgarro” nei confronti del clan.

Ricordiamo che il Piccione, nel verbale illustrativo redatto in fase della sua collaborazione con la giustizia il 05/07/2002, dichiarava – precisamente nelle pp. 17\18 – che Salvatore Cassia, soprannominato ” Turi Malavita”, è stato sempre uno “spacciatore solitario”, tanto da far arrabbiare il capo del clan Bottaro – Attanasio, che lo fece gambizzare da Salvatore Lombardo, oggi collaboratore di giustizia.

Naturalmente siamo in possesso dei documenti!

Il “malavita” è stato tratto in arresto diverse volte sempre per possesso di stupefacenti, solo che ormai a Siracusa non ci sono persone di tale spessore e quindi la domanda sorge spontanea: come può mantenere il boss Enzo Cassia economicamente e la propria famiglia se risulta disoccupato?

Nel 2016 i carabinieri trovarono nell’ufficio di Salvatore Cassia un libro mastro indicante i nomi dei suoi contatti e le cifre degli affari attorno al commercio del fumo, che, secondo i carabinieri, si aggireravano intorno ai 100 mila euro mensili;la soffiata arrivò ai carabinieri da una fonte, come nel nostro precendente articolo è arrivata a noi.

Che Micca, quindi, non sia nuovo al traffico degli stupefacenti è cosa nota, ma che si trovava in affari con Piero Monaco e il catanese Davide Mirabella non pensiamo sia cosa risaputa, come neanche che lo stesso finì in un agguato dal duo composto da Lauretta e Fiorentino, quest’ultimi ormai liberi per aver scontato la pena.

Adesso tocca agli inquirenti scoprire la verità!

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