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DA PALERMO A MILANO, 91 ARRESTI (LA LISTA) TRA I CLAN DI COSA NOSTRA E CAMORRA

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I clan, tra cui troviamo la storica cosca dei Fontana, investivano nel nord Italia i proventi accumulati a Palermo in attività criminali. Tra gli arrestati di oggi, in mezzo a prestanome, gregari, boss ed estorsori c’è anche un ex concorrente de “Il grande fratello”.

Il Nucleo speciale di Polizia valutaria, con il supporto del Comando provinciale di Palermo e di altri reparti sul territorio nazionale, tra i quali 500 operativi della Guardia di finanza, ha effettuato oggi 91 arresti tra Lombardia, Piemonte, Sicilia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Campania, Marche e Toscana, collegati con i clan campani dell’Arenella e siciliani dell’Acquasanta, in particolare le cosche dei Ferrante e dei Fontana.

Al termine dell’operazione, conosciuta come “Mani in pasta” e coordinata da Francesco lo Voi, procuratore capo di Palermo, insieme all’aggiunto Salvatore de Luca e ai sostituti Roberto Tartaglia, Dario Scaletta e Amelia Luise, la Direzione Distrettuale Antimafia ha anche disposto il sequestro di beni per 15 milioni di euro.

I FONTANA A MILANO E IL RICICLAGGIO DI DENARO

Ad essere particolarmente colpito dai 91 arresti, come accennavamo in apertura, è lo storico clan dei Fontana, egemone della zona palermitana di Acquasanta, sui quali indagò anche Giovanni Falcone negli anni ’80 nel pieno di quella Seconda guerra di mafia che vide la fazione palermitana di Gaetano Badalamenti, Salvatore Inzerillo e Stefano Bontate contrapposta al gruppo corleonese di Totò Riina, Bernardo Provenzano, Luciano Liggio e Leoluca Bagarella. Vinsero poi i corleonesi.

Per la cronaca, la cosca Fontana fu coinvolta in prima fila anche nel fallito attentato all’Addaura contro lo stessoi Falcone, il 21 giugno del 1989. Quasi venti anni dopo, nel 2008, le indagini su quell’attentato vennero infatti riaperte grazie alle dichiarazioni di Vito Lo Forte e Angelo Fontana, che in quell’occasione dichiarò di essere stato coinvolto in prima persona nel fallito attentato insieme ad altri “uomini d’onore” guidati dal cugino Angelo Galatolo e Antonino Madonia, che poi diede l’allarme dopo aver notato alcuni poliziotti sulle scogliere dell’Addaura.

Come molte altre famiglie mafiose (ne parlavamo in un altro editoriale) i Fontana riciclarono nel nord Italia i proventi delle loro attività criminali del sud, in particolare estorsioni, gioco d’azzardo, prestito a usura e traffico di droga, investendo poi in appalti pubblici. Per ricordare, il 9 aprile dello scorso anno il tribunale di Palermo in mezzo a vari beni (circa un milione di euro) fece mettere sotto sequestro anche una gioielleria al civico 8 di via Felice Cavallotti, la “Luxury Hours” nel pieno centro della Milano di lusso, appartenente a Gaetano Fontana, figlio dello storico boss Stefano, ma intestata alla sua convivente. Gaetano era da sempre considerato un punto di riferimento per i clan di Acquasanta in territorio milanese, da latitante venne poi arrestato nella sua Palermo nel gennaio del 2008, continuando a gestire in tranquillità i suoi affari dal carcere. Scarcerato nel 2013 per decorrenza dei termini, venne di nuovo arrestato nel 2014, poi nel 2017 e, infine, nel corso del blitz di oggi insieme ai fratelli Angelo, già sottoposto a obbligo di soggiorno a Milano dal 2012, e Giovanni, che da parte sua vanta, si fa per dire, un lungo curriculum criminale fatto di omicidio, ricettazione, porto abusivo di armi e resistenza a pubblico ufficiale.

Nel capoluogo lombardo, giusto per non farsi mancare nulla, i fratelli Fontana avevano anche messo su un redditizio commercio di orologi di lusso attraverso società nazionali ed estere intestate a prestanome con lo scopo, neanche a dirlo, di riciclare il denaro ricavato da attività criminali grazie a meccanismi molto sofisticati. In un’intercettazione, uno degli indagati consiglia a Giovanni Fontana di acquistare una società in inghilterra per sole 150 sterline, per avere la possibilità di accedere a vari conti correnti esteri e garantirsi così migliaia di sterline/euro in bonifici provenienti da Londra. L’epicentro di questa attività era lo stesso Angelo Fontana, come spiegato dal cugino Vito Galatolo, divenuto poi collaboratore di giustizia.

Galatolo, infatti, raccontò ai magistrati come “Mio cugino Angelo Fontana figlio di Stefano, suo fratello Gaetano e Giovanni sono la stessa cosa, nel senso hanno tutto in comune, lui a Milano gestisce tutto a livello, economicamente sugli orologi, brillanti compra vende, manda suo fratello a Palermo, fanno affari con altri gioiellieri” e “Ricordo che molti orologi venivano smerciati all’estero, in particolare in Germania, dove venivano riciclati con appositi punzoni“.

Raccontando di un prestanome, Galatolo ha anche spiegato che “Gli hanno fatto aprire invece una gioielleria ma con i soldi dei Fontana, è uno smercio là… pure perché loro lavorano pure… portano orologi, cose rubate, li portano in giro… a Francoforte, in Germania”. Dichiarazioni poi confermate, anche se involontariamente, dal boss Giovanni Fontana in un’altra intercettazione: “Io lo sai perché gli vendo gli orologi a lui?… ogni settimana mi porta trentamila.. fissi! Perché lui lo sai che venerdì, viene martedì a portarmeli due volte! Quelli di prima e quelli dopo” e “La giornata è questa… guadagni duemila euro al giorno, mille io, mille Gaetano, sto guadagnando ventimila euro al mese, solo la mia parte. Angelo di più!… Angelo viaggia… centomila euro al mese fa”.

Ma non solo orologi, poiché i fratelli Fontana a Milano si occupavano anche di investire nell’acquisto di cavalli di razza, truccandone poi le relative corse a Torino, Villanova d’Albenga, Siracusa e Modena appoggiandosi a Mimmo Zanca, che con mano ferma gestita il giro di scommesse con minacce e corruzione, e investivano persino nel commercio delle cialde di caffé, intestandone gli affari a un nome insospettabile: Daniele Santoianni, ex del “Grande fratello”.

Daniele Santoianni
Daniele Santoianni

DAL GRANDE FRATELLO AI CLAN

Ex broker di 39 anni, Daniele Santoianni partecipò alla decima edizione del celebre reality, dove era definito un “Tipo socievole, un po’ lunatico e fin troppo schietto” dagli organizzatori. terminata la parentesi televisiva si allontanò dai riflettori, tornando a dedicarsi alla sua attività di consulente per alcune società milanesi. A lui, con l’aiuto del commercialista milanese Paolo Remo Attilio Cotini, i fratelli Fontana avrebbero intestato, secondo le accuse di oggi, la Mox Caffé s.r.l., nominandolo rappresentante legale dell’azienda.

NON SOLO I FONTANA

Tra gli altri personaggi interessanti che troviamo tra gli arrestati di oggi ci sono anche nomi come Domenico Passarello e Giovanni Ferrante. Passarello, già arrestato a maggio dello scorso anno nel corso dell’operazione “Coffee Break” con l’accusa di riciclaggio di denaro, era considerato uomo di fiducia al quale i clan  avevano affidato la gestione del gioco d’azzardo, del traffico di droga e delle relative consegne di denaro ai vertici della cosca. Mentre  Ferrante, vero e proprio braccio operativo dei Fontana, sfruttava le attività commerciali nel capoluogo lombardo per riciclare il denaro sporco, imporre estorsioni e guidare l’acquisto di materiali scelti dal clan.

Già condannato per mafia, nel 2016 venne poi ammesso ai servizi sociali, ma una volta uscito dal carcere ha subito ripreso in mano la gestione degli affari mafiosi, consolidando così la sua posizione all’interno del clan grazie anche all’intermediazione della compagna Letizia Cinà. Tanto per dire di che tipo stiamo parlando, nel corso della sua detenzione nel carcere dell’Ucciardone, Ferrante conversava tranquillamente con gli altri “uomini d’onore” dalla finestra della sua cella, continuando così a gestire gli affari del clan. Giusto per confermare la sua scarsa diplomazia, nel corso di un’intercetazzione successiva alla scarcerazione Giovanni Ferrante disse che “Oramai non ho più pietà per nessuno! Prima glieli davo con schiaffi, ora glieli do con cazzotti; a colpi di casco… cosa ho in mano… cosa mi viene”.

CLAN E CORONAVIRUS

Gli arresti di oggi, in particolare, sono stati effettuati come misura di prevenzione per evitare che i clan si inserissero illegalmente nel circuito economico causato dall’emergenza Coronavirus (ne parlammo anche qui), approfittando della situazione precaria in cui si trovano molti cittadini e aziende, offrendo servizi di prima necessità e consolidando in questo modo il consenso sociale e il proprio radicamento nel territorio, rilevando nel frattempo le imprese fallite tramite prestito a usura.

La drastica riduzione della redditività degli esercizi commerciali determinata dal blocco dell’attività renderà assai difficile per i titolari delle attività sul territorio di Palermo il pagamento di canoni di affitto, degli stipendi dei dipendenti, degli oneri fiscali, dal momento che il ritorno alla normalità non è prevedibile che avvenga in tempi brevi” ha infatti dichiarato il gip del Tribunale di Palermo Piergiorgio Morosini nell’ordinanza di custodia cautelare “In questi giorni le misure di distanziamento sociale e il lockdown su tutto il territorio nazionale hanno portato alla totale interruzione di moltissime attività produttive destinate, tra qualche tempo, a scontare una modalità di ripresa del lavoro comunque stentata e faticosa. Nelle prossime settimane, i riflessi di questa situazione, che riguardano naturalmente anche Palermo, in particolare i quartieri con maggiori difficoltà socio-economiche, tra i quali Arenella e Acquasanta, sono suscettibili di creare un contesto assai favorevole per il rilancio dei piani della associazione criminale sul territorio d’origine e non solo“.

L’ELENCO DEGLI ARRESTATI

Carcere: Pietro Abbagnato, Fabrizio Basile, Giulio Biondo, Filippo Canfarotta, Fabio Chiarello, Andrea Ciampallari, Salvatore Ciampallari, Salvatore Ciancio, Letizia Cinà, Paolo Remo Cotini, Gianpiero D’Astolfi, Danilo D’Ignoti, Lorenzo Di Salvo, Giovanni Di Vincenzo, Francesco Pio, Giovanni e Michele Ferrante, Angelo, Gaetano, Giovanni e Rita Fontana, Nunzio Gambino, Salvatore Giglio, Roberto Giuffrida, Ivan Gulotta, Roberto Gulotta, Giovanni Mamone, Giulio Mutolo, Sergio Napolitano, Domenico Onorato, Santino Pace, Domenico Passarello, Emilia Passarello, Giuseppe Patuzzo, Gaetano Pensavecchia, Luigi Pensavecchia, Gaetano Pilo, Michela Radogna, Liborio Sciacca, Giuseppe Scrima, Giuseppe Spallina, Angela Teresi, Domenico Zanca, Francesco Charles Fabio, Filippo Lo Bianco.“

Domiciliari: Cristian Ammirata, Antonino Arnone, Lorenzo Badalamenti, Salvatore Badalamenti, Salvatore Barrale, Tommaso Bassi, Antonino Bonura, Cosimo Cangelosi, Antonino Conticelli, Alessandro De Martin, Tommaso Di Lorenzo, Antonino Di Vincenzo, Leonardo Distaso, Giuseppe Gambino, Tommaso Gambino, Giovanni Giannusa, Domenico La Mattina, Ivan Martorana, Davide Matassa, Gerardo Orvieto Guagliardo, Mauro Parussati, Raffaele Pensavecchia, Domenico Pitti, Giuseppe Davide Pizzo, Massimiliano Regge, Carmelo Rubino, Roberto Russello, Rosolino Ruvolo, Giuseppe Salamone, Alessio Salerno, Alessio Sardisco, Giuseppe Scrima, Marco Spina, Pasquale Tantillo, Massimo Tarantino, Giuseppe Bruno Todaro, Nicolò Bruno Todaro, Elvis Vessicchelli, Francesca Zaami, Pietro Leonardo Cotini, Laura Fabio, Vittorio Stanislao Pontieri, Daniele Santoianni e Riccardo Colombo.“

Emiliano Federico Caruso
Giornalista investigativo, fotoreporter professionista. Collabora con varie testate e agenzie, tra cui "Antimafia Duemila", "Free Lance International Press", "Kmetro0" e "Terre Incognite". Vicedirettore de "L'Attualità", direttore del corso di giornalismo investigativo della Free Lance International Press e iscritto come giornalista alle associazioni nazionali di Carabinieri e Polizia, si occupa di argomenti di criminalità organizzata, cronaca, Ucraina e reportage di viaggio. Tra un reportage e un'inchiesta scrive anche racconti fantasy/horror per Amazon Edizioni.

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