Editoriale Esclusivo.Carcere di Cavadonna:videochiamte e un altro legale indagato

Esclusivo.Carcere di Cavadonna:videochiamte e un altro legale indagato

Dal rinnovato carcere di Cavadonna, dove qualche giorno fa è stata eseguita l’ordinanza del Gip su richiesta della Procura di Siracusa, a seguito di un’indagine congiunta della Guardia di finanza e della Polizia penitenziaria, non solo entrava droga ma i “soliti detenuti” tenevano videochiamate con l’esterno.

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SIRACUSA. Non solo detenzione e spaccio di stupefacenti nel reparto di alta sicurezza del carcere Cavadonna di Siracusa, ma anche telefoni cellulari di piccole dimensioni con le quali alcuni i detenuti tenevano videochiamate con familiari e pregiudicati fuori dal carcere.

Qualche giorno fa si è scatenata una polemica contro l’anziano avvocato Sebastiano Troia, di anni 67, difensore del detenuto Francesco Capodieci, coinvolto nella vicenda, e nei confronti di Noemi Forestieri, trentenne, compagna del medesimo detenuto, polemica che non sembra finisca qui.

Tra i detenuti coinvolti e altri indagati a piedi libero, ci sarebbe anche un altro noto legale di Siracusa.

Considerato ciò che stiamo per pubblicare, le accuse di “detenzione e cessazione di stupefacenti” a carico dell’avvocato Troia, finito agli arresti domiciliari, e alla Forestieri, ai quali sono stati disposti gli obblighi di dimora, ci sembrano poco.

L’inchiesta

L’indagine, da parte degli investigatori, sarebbe iniziata tra novembre dell’anno scorso e febbraio di quest’anno ed hanno documentato sei diverse consegne di stupefacenti, «eseguite dall’avvocato in barba ai controlli e in atteggiamento di complicità e di illecita intesa con tutti i soggetti coinvolti, con i quali egli avrebbe invece dovuto intrattenere rapporti esclusivamente professionali», ma anche immagini come quella che pubblicheremo di seguito.

I sequestri

Nell’istituto penitenziario sono stati disposti due sequestri di droga, uno in dicembre durante uno dei controlli periodici, l’altro a febbraio con lo scopo di acquisire prove; in uno di questi casi il detenuto fu perquisito subito dopo il colloquio con l’avvocato e la droga gli fu trovata addosso la droga.

Nella terza perquisizione, all’intero reparto alta sicurezza, avviata giorno 14 c.m. sono stati ritrovati e sequestrati droga e telefoni cellulari.

Ecco una prima esclusiva: i detenuti Danilo Greco e Antonio Rizza videochiamano dalla cella dell’istituto penitenziario di Cavadonna!

Un plauso va alla polizia penitenziaria e a tutte le forze dell’ordine che hanno saputo indagare e scoperchiare questa macchina, in un carcere dove il direttore ha concesso televisori di ultimi generazione, struttura con bagno e docce in camera con acqua calda 24h24 e celle sempre pulite (le vedrete nel corso di una videochiamata tra detenuti).

La droga

Durante le indagini gli inquirenti hanno potuto notare, come nel corso dei colloqui intercorsi in carcere, l’avvocato Troia consegnasse, per sua mano, diversi quantitativi di sostanza stupefacente.

La droga, ha accertato l’inchiesta, veniva procurata dalla ex moglie e dalle figlie del detenuto e consegnata all’attuale compagna che la confezionava e nascondeva in vasetti di crema cosmetica; quindi l’hashish veniva affidato all’avvocato che lo portava in carcere e lo consegnava al suo assistito durante i colloqui.

Come è possibile osservare, dalla prima immagine sottostante, da una cella del carcere i detenuti Danilo Greco e Antonio Rizza avevano contatti in videochiamata con il capo della piazza di spaccio Alessio Visicale, alias Pablo Escobar, e F.M. , incensurato, figlio del noto pluripregiudicato Davide Mirabella di Catania.

La foto ci sembra chiara ed evidente ed elimina qualsiasi dubbio sulle celle, salute dei detenuti e stato d’animo.

Indagato per favoreggiamento, a piede libero, anche l’avvocato G.D.A. del foro di Siracusa. La droga arrivava a Francesco Capodieci che poi la divideva agli amici; a tal proposito, fonti interne, riferiscono che nonostante il suo stato di salute riesce a partecipare alle attività di cortile, quali il calcio.

Maurizio Inturri
Si occupa di mafia e criminalità organizzata. Ha collaboratorato con diverse testate giornaliste online e cartacee. Il suo percorso inizia nel lontano 2015 con ReteRegione, poi collabora con LaSpia, Diario1984, L'Attualità, Cisiamo e infine IlFormat. Nel gennaio 2020 si iscrive al sindacato WorKPress e gli viene attribuito il tesserino internazione di giornalista e reporter come da normativa europea e internazionale. Ha partecipato a diverse conferenze sul tema mafia e criminalità organizzata. Autore dei libri Cogito ergo sum..ma non troppo (2015) e L'Antistato vol.I° (2019)

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