Cronaca Operazione Uragano: condanne per tutti,solo due assoluzioni

Operazione Uragano: condanne per tutti,solo due assoluzioni

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Siracusa. Ieri mattina si è concluso il processo, con la lettura della sentenza, per gli imputati dell’“operazione Uragano”.

I giudici del Tribunale Penale hanno pronunciato la sentenza contro i diciotto lentinesi alla sbarra nell’ambito del procedimento scaturito dalla suddetta operazione, l’unica vittoria è stata l’assoluzione dall’accusa della condanna di associazione a delinquere e l’assoluzione per Francesco Siracusano e Sebastiano Raiti da tutte le accuse.

Il Pubblico Ministero dott. Alessandro La Rosa ha ottenuto comunque un buon risultato, con le seguenti condanne: Alfio Calabrò, la quale i giudici hanno riconosciuto il reato di estorsione e incendio doloso, è stato condannato a cinque anni di reclusione; Maurizio Sambasile a otto anni di reclusione; Filadelfo Amarindo a sei anni di reclusione; Salvatore Palermo a nove anni di reclusione; Vincenzo Sanzaro a otto anni di reclusione; sei anni e otto mesi ad Antonino Corso e Francesco Rubino; Andrea Libertino a sette anni e sei mesi di reclusione; sei anni e otto mesi di reclusione a Salvatore Amato; Salvatore Buremi a otto anni e tre mesi di reclusione; otto anni di reclusione a Giuseppe Infuso; otto anni di reclusione a Concetto Scrofani; Miriam Coco a cinque anni e quattro mesi di reclusione; due anni e sei mesi di reclusione a Giuseppe Castro; tre anni e sei mesi di reclusione a Giuseppe Romano; due mesi di arresto ad Andrea Catania.

I reati che gli erano contestati dal Commissariato della Polizia di Stato di Lentini e dalla Procura Distrettuale, processati con rito ordinario, andavano dalla rapina all’estorsione con il metodo del cavallino di ritorno, dal furto con scasso all’incendio doloso.

Le vittime dei condannati sono: i fratelli Ferrante ai quali è stato commesso un incendio doloso e una tentata estorsione; la ditta Bastone-Caschetto per furto di utensili da lavoro e tentata estorsione con la pratica del “cavallino di ritorno”; Vittorio Sgalambro vittima di furto aggravato e “cavallo di ritorno” di uno scooter Scarabeo; Giuseppa Giacobello vittima di rapina con intimidazione alla consegna  di gioielli e denaro che lo stesso teneva in casa; ditta Redcop vittima di tentata estorsione, minacciose e pressioni per l’assunzione di persone amiche degli imputati; Antonio Faraci vittima di minaccia con arma dopo una irruzione nella sua abitazione e furto aggravato di denaro; Selene Vinci vittima di estorsione col metodo del cavallo di ritorno; Graziella Stuto vittima del cavallo di ritorno dopo il furto dell’auto.

La Procura distrettuale di Catania, rappresentata dal Pubblico Ministero dott. Alessandro La Rosa, anche stavolta è riuscita a dimostrare che estorsione e criminalità sono un cancro da estirpare da questa terra e , come potete leggere, le vittime sono sempre tante a causa di un’omertà terrificante in quei territori gestiti da clan e delinquenti senza scrupoli.

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Maurizio Inturri
Si occupa di mafia e criminalità organizzata. Ha collaboratorato con diverse testate giornaliste online e cartacee. Il suo percorso inizia nel lontano 2015 con ReteRegione, poi collabora con LaSpia, Diario1984, L'Attualità, Cisiamo e infine IlFormat. Nel gennaio 2020 si iscrive al sindacato WorKPress e gli viene attribuito il tesserino internazione di giornalista e reporter come da normativa europea e internazionale. Ha partecipato a diverse conferenze sul tema mafia e criminalità organizzata. Autore dei libri Cogito ergo sum..ma non troppo (2015) e L'Antistato vol.I° (2019)

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