Gratteri chiede un bunker per il «Processo Rinascita-Scott a Catanzaro»

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Il procuratore di Catanzaro in audizione in Commissione parlamentare antimafia: «Imminente chiusura indagine Rinascita-Scott. Entro fine luglio la prima udienza»

Si avvia verso la conclusione la maxi-inchiesta “Rinascita-Scott”, che nel dicembre scorso ha messo in ginocchio la ‘ndrangheta vibonese con oltre 300 arresti e svelato gli addentellati massonici e istituzionali del clan Mancuso. «La prossima settimana verranno notificati gli avvisi di conclusione indagini ad oltre 450 indagati» ha detto il procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri, in queste ore audito in Commissione parlamentare antimafia presieduta dal senatore Nicola Morra. (Qui l’articolo)

Al centro dell’intervento del procuratore, l’urgente necessità di trovare un’aula consona alla celebrazione dell’udienza preliminare prima e del processo Rinascita Scott dopo. E il problema è urgente perché «entro fine luglio verrà celebrata la prima udienza di fronte al gip» ha annunciato Gratteri. Per questo, bisogna trovare una struttura adeguata ed è «fondamentale, per il messaggio che la celebrazione di questo processo sul suo territorio rappresenta, che avvenga in regione»

Un anno di traccheggiamento

Del resto, ha fatto notare il procuratore, lo stesso è stato fatto in Emilia Romagna con il processo Aemilia, per il quale è stata acquistata una tenso-struttura da 450mila euro. «Avevo chiesto che ci prestassero quella – ha detto Gratteri – ma al ministero mi hanno detto che non era possibile perché avrebbero potuto lanciare una bomba con i droni, ma sono scuse perché sono intercettabili e ci sono dissuasori». Insomma, per oltre un anno e mezzo – da quando il presidente della Corte dell’Appello, Domenico Introcaso nel marzo del 2019 ha fatto presente il problema – al ministero si è di fatto traccheggiato e la questione ha languito e adesso, alla vigilia dell’udienza preliminare, bisogna urgentemente affrontarla.

«Lo staff del ministro ha sottovalutato il problema»

Eppure le cose in fretta si possono fare. «Con il ministro Orlando in un pomeriggio abbiamo sbloccato la trasformazione del vecchio ospedale militare di Catanzaro nella nuova procura, in modo da far risparmiare all’amministrazione oltre 1 milione e 700mila euro l’anno» ha spiegato il procuratore. Qual è stato dunque il problema per la nuova aula bunker? «Credo che non ci sia stato un sufficiente impegno da parte dello staff del ministro, la cosa è stata gestita come una questione normale, di ordinaria amministrazione». Quanto di più lontano dal vero. E non sarebbe stato l’unico caso.

Minacce pesanti e blindate con il fuso orario

Anche le blindate, sollecitate quando nuove e più importanti minacce sono state recapitate all’indirizzo del procuratore, sono arrivate solo per «la sensibilità e il senso dello Stato del capo della polizia». Il ministero invece ha traccheggiato, proponendo al massimo auto «a cui si era rotto il motore sul grande raccordo anulare e lo so – afferma il procuratore – perché c’ero io sopra». Eppure a disposizione del Dap, del suo ex direttore Basentini e del suo vice, c’erano non solo blindate ultrasicure e di ultima generazione, ma anche ferme nei parcheggi e neanche immatricolate. «Miracolosamente nelle ultime settimane mi hanno chiamato per dire che sono ripartite le immatricolazioni»

Tensostruttura per l’udienza preliminare

Anche per l’aula bunker lo sprint sarebbe arrivato nelle ultime settimane. Dopo un incontro avuto con il Guardasigilli Alfonso Bonafede due giorni fa, informa Gratteri, «la Protezione civile si è detta disponibile a montare una tensostruttura a Catanzaro Siano per fare l’udienza preliminare. La prima udienza sarà a fine luglio –afferma il procuratore – ma è importante che un minuto dopo si inizi a pensare a un’aula bunker definitiva, che potrebbe essere realizzata dietro al tribunale per i minorenni di Catanzaro, dove c’è una struttura del Dap mai usata. Ritengo che questa soluzione sia la meno costosa e la più utile».

Impossibile invece da perseguire la soluzione ipotizzata dal nuovo capo del Dap, Dino Petralia, che aveva proposto di utilizzare il teatro del carcere di Vibo, allocando gli imputati a piede libero in una seconda aula collegata in videoconferenza. Inimmaginabile perché tale forma di partecipazione alle udienze attualmente è possibile solo per i detenuti «ed io – ha sottolineato il procuratore- non posso correre il rischio che gli avvocati portino la cosa fino in Cassazione e che mi salti processo all’ultima udienza».

A chi fa paura la procura di Catanzaro?

E quell’inchiesta e il processo che ne seguirà sono importanti, dice più e più volte il procuratore. Così come importante è il nuovo corso avviato dalla procura di Catanzaro. A dimostrarlo, spiega, sono anche gli innumerevoli attacchi che stanno subendo i magistrati che lo hanno portato avanti. A partire dallo stesso Gratteri. «Hanno detto le cose più assurde del mondo su di me, costruite per indebolirmi sul piano del consenso perché la cosa che manda ai pazzi i mafiosi e i massoni deviati è la mia credibilità in Calabria» dice il procuratore.

«Non ho mai denunciato nessuno…per ora»

Uno stillicidio, fatto di notizie false, aggiustate, addomesticate solo per trasformarsi in fango e veicolate anche a mezzo stampa. «Ho un record non ho mai denunciato nessuno e a volte penso che dovrei interromperlo» dice Gratteri. «Ma io ho le spalle larghe – ha aggiunto – e sono allenato da più di 30 anni a tenere botta. Il mio obiettivo è fare bene il mio lavoro e ho l’onore di dirigere una procura con magistrati superiori alla media e grandi investigatori»

Esigenze inascoltate e struttura giustizia obsoleta

Una procura rivoluzionata negli ultimi anni, con arretrato abbattuto e che oggi è diventata meta privilegiata dei giovani magistrati vincitori di concorso. Ma che ancora – dice Gratteri, strigliando i parlamentari – è costretta a sgolarsi per avere sufficiente polizia giudiziaria, come per l’adeguamento della pianta organica alla densità criminale del territorio. Tema delicato, che ha a che fare con la riorganizzazione dei tribunali sul territorio e va affrontato – spiega il procuratore – senza tabù. «È possibile che in Sicilia, a 65 chilometri da Palermo, ci sia un’altra Corte d’Appello? E che in Calabria ci sia la procura di Paola a 30 chilometri dal Tribunale di Catanzaro?».

Un tribunale specializzato in reati di mafia

Bisogna avere coraggio, dice varie volte Gratteri. Più volte l’audizione viene segretata, segno che sono stati toccati argomenti delicati e che non possono essere di dominio pubblico. Ma ai silenzi sopravvive una proposta che potrebbe essere rivoluzionaria: la creazione di un Tribunale specializzato in inchieste e processi di mafia e che su di essi ha competenza esclusiva, senza spezzettamenti sul territorio – e presso Corti territoriali che su certi reati hanno competenza zero o quasi – e senza inutili spostamenti di magistrati. «Per seguire quotidianamente i processi, i pm della procura di Catanzaro sono costretti quotidianamente ad andare a Vibo, Crotone, Castrovillari, Cosenza, Paola. Spesso è un viaggio. Non sarebbe più semplice fare tutti i processi a Catanzaro?» chiede Gratteri, rispondendo alle domande di deputati e senatori.

Macrocollegi e sorteggio per il nuovo Csm

E poi, sottolinea il procuratore, c’è la «madre di tutte le riforme, che è quella del Csm. Dobbiamo trovare un sistema tale per cui le correnti abbiano meno peso. La soluzione c’è – afferma – ed è semplicissima. In Italia siamo 10mila magistrati. Si fanno tre macro-collegi come per il Parlamento europeo, si eliminano tutti quelli che abbiano procedimenti penali, disciplinari o con arretrato spaventoso. E fra quelli che si propongono si procede per sorteggio».

«Fra due anni parleremo di una Calabria diversa»

Ma quanto emerso su Palamara, fa capire, non vuol dire che tutte le toghe siano sporche. «Io sono innamorato di questo lavoro, sono un tossicodipendente da questo lavoro. Ma se non pensassi che possiamo cambiare, farei un altro lavoro. Sono un agricoltore infiltrato in magistratura, potrei fare quello. O l’intrattenitore». Ma nella toga che porta sulle spalle da trent’anni Gratteri ci crede. E nella sua funzione. «Credo che la Calabria, anche insieme a voi, la cambieremo, nel giro di un paio d’anni la cambieremo. Facendo le cose per come si devono fare, nel giro di un paio di anni racconteremo una Calabria diversa».

Fonte LaCnews24

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