Editoriale Carminati scarcerato? Dov'è la novità!

Carminati scarcerato? Dov’è la novità!

E’ stato scarcerato Massimo Carminati e subito si muovono le polemiche e le indagini senza spiegare per bene cosa sia successo.

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Decadenza dei termini, questa l’applicazione dei magistrati di una norma di legge esistente e forse sconosciuta ai tanti…come dire “o mi condanni o mi liberi”.

Di fatto, quel Carminati coinvolto in “Mafia Capitale”, di cui i giudici, il 12 ottobre scorso, hanno scritto:

Escluso il carattere mafioso dell’associazione contestata agli imputati e ha riaffermato l’esistenza, già ritenuta nel processo di primo grado, di due distinte associazioni per delinquere semplici”, è stato condannato ma mai gli è stata emessa una condanna definitiva.

Il tribunale del Riesame, considerato che la Cassazione ha rinviato in corte di Appello gli imputati per un ricalcolo delle pene per i reati specifici, ha scritto la parola fine e scarcerazione per l’ex NAR Carminati in quanto: «Sussistono senza dubbio, i presupposti per il riconoscimento dell’ipotesi di retrodatazione, trattandosi di ordinanze cautelari emesse nell’ambito del medesimo procedimento ed in relazione a fattispecie delittuose connesse».

Non è stata una scarcerazione nel “buio”, gli avvocati del Carminati avevano in precedenza tentato di ottenere la liberazione del loro assistito presso la Corte di Appello, per ben tre volte, che ha sempre rigettato la richiesta.

Nel ricordare il caso di Carminati è giusto sapere che lo stesso è stato raggiunto da due contestazioni per diversi reati, una il 2 dicembre 2014 con i primi arresti dell’inchiesta «Mondo di mezzo», una seconda il 4 giugno 2015 mentre si trovava in custodia cautelare in carcere.

La Corte di Appello ha sempre rigettato la richiesta di scarcerazione con tale affermazione:

A suo carico permangono esigenze cautelari di eccezionale rilevanza. Carminati gravato da precedenti penali inquietanti e continuativi nel tempo, presenta un particolare spessore criminale, non ha manifestato resipiscenza e ha continuato in modo ininterrotto a rendersi responsabile di gravi delitti, assumendo nel tempo uno spessore criminale tale da incutere rispetto e timore persino nell’ambito di pericolose associazioni criminale, oltre che potenziali vittime, e avendo anche disponibilità di armi”.

Ma la sentenza del 22 ottobre 2019, emessa dalla Corte di Cassazione ha negato l’aggravante mafiosa sia per Salvatore Buzzi che per Massimo Carminati.

Quella decisione ha avuto conseguenze non solo sul merito dell’inchiesta sul “Mondo di Mezzo”, ma anche sui termini e sulle scadenze delle esigenze cautelari per gli imputati, fino a quella di Carminati.

Sentenza-18125-20

Perché il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha inviato degli ispettori per indagare su questa scarcerazione e non sull’intera inchiesta?

L’avvocato di Carminati, Francesco Tagliaferri, ha commentato l’inchiesta del ministro Bonafede in questo modo:

«Mi viene da sorridere. Il ministro non conosce la vicenda processuale», aggiungendo «La scarcerazione odierna di Carminati non consegue un cavillo ma l’applicazione pedissequa del codice di procedura penale. Facesse le inchieste che vuole».

Se la sentenza del 12 ottobre 2019 ha fatto venir meno il carcere duro per il Carminati e ridotto i termini cautelativi, come stabilisce l’articolo 303 del Codice di procedura penale: il massimo è di quattro anni, considerato che il NAR Carminati è stato arrestato il 2 dicembre 2014, interrompendo la misura cautelare per 300 giorni durante il processo di primo grado, per altri 30 giorni durante il processo d’appello e per altri 180 giorni per il deposito delle due sentenze, significa che lo stesso ha scontato cinque anni e mezzo in carcere, e il suo rilascio doveva essere ad aprile 2020.

A conferma di ciò, hanno dichiarato gli avvocati Cesare Placanica e Francesco Tagliaferri: “Siamo soddisfatti che la questione tecnica che avevamo posto alla Corte d’Appello e che tutela un principio di civiltà sia stata correttamente valutata dal Tribunale della libertà. Abbiamo presentato tre diverse istanze alla corte d’appello, dal 7 aprile doveva esser scarcerato Carminati perché così sta scritto nel provvedimento”.

In breve quella sentenza di ottobre ha deciso le sorti!

Il reato di associazione mafiosa era stato escluso dalla sentenza di primo grado, nel luglio 2017, con quel dispositivo: “Riqualificati i reati di cui al capo primo ai sensi dell’articolo 416 Codice penale”, cioè non più “associazione mafiosa” ma “associazione semplice”.

I Supremi giudici, dopo, avevano annullato molte accuse contestate a Buzzi e Carminati, senza rinvio alla Cassazione; al nuovo processo d’Appello si rideterminerà solo la pena in relazione all’associazione a delinquere semplice contestata agli ultimi 32 imputati rimasti. Buzzi, che secondo i giudici gestiva un’associazione propria, sarà assolto in Cassazione da due delle accuse contestategli, di turbativa d’asta e corruzione, mentre per Carminati cadrà anche l’accusa di intestazione fittizia di beni.

Come nel caso “baci e abbracci” di quei politici, che arrivati in Sicilia, confidenzialmente lo facevano con boss del calibro di Riina & CO., è solo una “espressione di educazione”, nessun reato!

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Maurizio Inturri
Si occupa di mafia e criminalità organizzata. Ha collaboratorato con diverse testate giornaliste online e cartacee. Il suo percorso inizia nel lontano 2015 con ReteRegione, poi collabora con LaSpia, Diario1984, L'Attualità, Cisiamo e infine IlFormat. Nel gennaio 2020 si iscrive al sindacato WorKPress e gli viene attribuito il tesserino internazione di giornalista e reporter come da normativa europea e internazionale. Ha partecipato a diverse conferenze sul tema mafia e criminalità organizzata. Autore dei libri Cogito ergo sum..ma non troppo (2015) e L'Antistato vol.I° (2019)

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