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Siracusa

Bombe carta e Racket: Il nuovo clan di Siracusa

In un lontano passato, ma presente nelle parole del defunto sostituto procuratore di Siracusa dott. Roberto Pennisi: “Il guaio è che in questa città si sta affermando una mentalità che porta chiunque voglia operare a livello politico o economico ad avere rapporti con i clan della malavita. E quando il potere politico e quello economico si saldano con la criminalità organizzata, allora c' è una sola parola per definire quello che accade: mafia.

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Maurizio Inturri
Si occupa di mafia e criminalità organizzata. Ha collaboratorato con diverse testate giornaliste online e cartacee. Il suo percorso inizia nel lontano 2015 con ReteRegione, poi collabora con LaSpia, Diario1984, L'Attualità, Cisiamo e infine IlFormat. Nel gennaio 2020 si iscrive al sindacato WorKPress e gli viene attribuito il tesserino internazione di giornalista e reporter come da normativa europea e internazionale. Ha partecipato a diverse conferenze sul tema mafia e criminalità organizzata. Autore dei libri Cogito ergo sum..ma non troppo (2015) e L'Antistato vol.I° (2019)

Bombe e intimidazioni, a Siracusa, fanno riecheggiare “il teorema del giudice Pennisi”: La malavita fornisce voti e protezione. I voti interessano ai politici, la protezione agli imprenditori. In entrambi i casi, la ricompensa arriva sempre sotto forma di vantaggi economici. E quale strumento migliore degli appalti e dei subappalti, per sdebitarsi con i boss?

E ‘il 2017, benché i fatti risalgono a molto tempo prima, ed il collaboratore di giustizia, ormai deceduto, Luigi Cavarra rilascia delle dichiarazioni al dott. Alessandro La Rosa nel quale afferma “questioni legate ai rapporti tra il clan “Bottaro-Attanasio” ed il sottogruppo denominato appunto clan della “Borgata”.

Dopo mesi di intimidazioni a carico di commercianti che conducono attività quali: bar, negozi, alimentari, macellerie ecc, e dopo mesi di incendi e di esplosioni con bombe carte, tipico del fare mafioso, siamo arrivati a ricostruire la situazione.

In effetti sembrava strano che i boss delle attuali “piazze di spaccio” si fossero trasformati in “gruppo armato mafioso”, ma la complicità morale, comunque, non li legittima al silenzio e per questo meritano di essere condannati.

Se è vero, come scrisse R.W.N., che “Una volta eliminato l’impossibile ciò che rimane, per quanto improbabile, dev’essere la verità”, a questo punto a Siracusa non può che essere nato un nuovo clan dedito alle estorsioni!

Il nuovo clan, dedito per l’appunto alle estorsioni e intimidazioni con bombe, non è altro che l’unione di due vecchie fazioni che da una parte vede quelli della “Borgata” e dell’altra quelli della “via Algeri”.

Ma chi comanda?

Questo nuovo clan, libero di muoversi, sarebbe capeggiato da alcuni pregiudicati che nella “mala siracusana” hanno fatto storia, da una parte perché appartenenti a gruppi criminali sempre in lotta con il clan Urso e dall’altra perché sono stati sempre spietati.

I Fatti di Siracusa

Nel 2005 C.L. e G.D. vennero ritenuti dai giudici, che li condannarono, “gli assassini” dell’appena diciottenne Gaetano Steven Barbieri, raggiunto da diversi colpi di pistola mentre si trovava in una sala giochi di via Immordini la sera del 1 luglio 2002; sempre secondo i giudici a sparare fu il Costanzo per la quale fu condannato a 21 anni e 11 mesi di reclusione, D.G. in qualità di presunto complice fu condannato a 10 anni.

Nel 2000 la DdA di Catania chiuse l’indagine della maxi operazione “Count down” che permise di fare luce su sette omicidi eccellenti, tra cui quelli di: Salvatore Belfiore detto ‘u cinisi’, di Armando Capodicasa e di Carmelo Urso, fratello del boss Agostino detto ‘u prufissuri’ a sua volta assassinato nel ’92.

Il processo fu chiesto per diciassette persone, tra cui: Liberante Romano, Carlo Marsala, Sebastiano Messina, Dario Troni, Vincenzo Cassia, Giuseppe Giustolisi, Gianfranco Urso, Giuseppe Giarratana, Carmelo Zappalà, Concetto Garofalo e Vincenzo Curcio, Salvatore Bottaro, Giuseppe Di Benedetto, Antonio Tarascio, Girolamo Montalto e i pentiti Luigi Narzisi e Sebastiano De Stasio.
La DdA riuscì a ricostruire gli omicidi di: Giuseppe Rizza, avvenuto il 31 luglio del ’87, di Angelo Bottaro, avvenuto l’11 aprile del ’92, di Salvatore Assenza, compiuto la sera del 17 aprile del ’92, e di Antonio Masuzzo, avvenuto in contrada Murro di Porco il 18 Maggio del 92, di Salvatore Belfiore, avvenuto il 23 maggio del’92, di Carmelo Urso, compiuto il 2 Marzo del’93 e di Armando Capodicasa, verificatosi il 24 aprile dell’89.

In questa inchiesta Sebastiano Messina doveva rispondere dell’omicidio di Angelo Bottaro e Gianfranco Urso dello omicidio di Angelo Garofalo.

Tra ieri e oggi: L’intreccio

Arriviamo a maggio del 2002, si scopre una “mattanza” col ritrovamento del corpo di Liberante Romano, un bracciante trovò la sua auto, una Ford «Focus» distrutta dalle fiamme in mezzo agli aranci dell’agrumeto Samperi a pochi passi dalle rive del fiume Manghisi, dentro i resti umani distrutti dal fuoco.

Come anticipato Liberante Romano era alla sbarra come presunto mandante dell’omicidio di Carmelo Urso, fratello del boss Agostino, ucciso nel ’93 ad Ortigia, ed era stato condannato anche in Appello a 7 anni di reclusione per mafia
nel maxiprocesso «Tauro» alle cosche siracusane. Romano, inserito, nell’organigramma del clan Bottaro-Di Benedetto era considerato un elemento di spicco nelle strategie ormai ad alta specializzazione del clan, dove gestiva un ruolo di primissimo piano nella gestione del racket delle estorsioni.

Nella scia del sangue ricordiamo anche l’uccisione di Salvatore Bologna, ritrovato morto nelle campagne tra Noto e Palazzolo, alla sbarra nel processo «Tauro» con l’accusa di mafia ed anche se ne era venuto fuori assolto, i rapporti di sangue lo legavano al fratello Sebastiano Bologna, latitante per tre anni e poi passato nelle fila dei collaboratori di giustizia.

Stessa fine per Sebastiano Garrasi, di Lentini, personaggio considerato vicino al clan Nardo ma implicato in questioni di droga.

Da quanto si evince dalle cronache locali, quest’anno, la DdA di Catania con in testa il dott. Alessandro La Rosa ha investigato molto su alcuni casi e sicuramente le nostre ipotesi non saranno lontane dalla logica investigativa del noto magistrato.

La complicità dei capi delle “piazze di spaccio di Siracusa”

Ci sembra strano che i “capoccia” delle piazze di spaccio non sappiano nulla visto e considerato che il nuovo “clan mafioso” vorrebbe gestire Siracusa come facevano i vecchi boss, tra l’altro non dimentichiamo un episodio, che da un lato ci lascia inquietanti e dall’altro ci fa riflettere, ci riferiamo a una “bomba fatta esplodere” nella macelleria del fratello del vecchio e conosciuto Messina”.

Il boss Sebastiano Messina

Sebastiano Messina finora è considerato il “boss” che fece uccidere Angelo Bottaro, a soli 39 anni, nella stanza dell’ospedale Rizza di Siracusa.

Gli inquirenti all’alba del 3 dicembre 1988 si catapultarono in quella stanza dove erano rimasti solo i segni della violenza e della morte: l’intonaco sgretolato dai pallini della lupara, le poche suppellettili forate dalle pallottole e tanto sangue dappertutto. Il sangue è di Angelo Bottaro, 39 anni, ritenuto uno dei killer più feroci della mafia siracusana, ucciso da un commando di assassini penetrato all’ interno dell’ospedale psichiatrico dove l’uomo era ricoverato.

Bottaro, che con se aveva una pistola automatica calibro 7,65 nascosta sotto il cuscino, non ebbe il tempo di usarla perché fu colpito dai suoi aggressori, mentre dormiva, e non gli hanno lasciato il tempo di usarla, con ben dodici colpi di pistola e di fucile caricato a lupara.

In precedenza Angelo Bottaro era stato condannato a trent’ anni di carcere nel primo e secondo grado per l’uccisione di Giuseppe Cannizzaro, uomo di rispetto della mafia di Siracusa, avvenuta nel 1981 in un bar del centro storico, ma era in libertà in quanto la Cassazione aveva annullato la sentenza di secondo grado, assegnando il nuovo processo d’ appello alla Corte d’ assise d’ appello di Messina.

Rimesso in libertà, per la decorrenza dei termini della carcerazione preventiva, il Bottaro si era fatto ricoverare in una stanzetta singola dell’ospedale, dove cercava di tessere di nuovo una trama di contatti all’interno della mafia siracusana, nel tentativo di rientrare nel giro, grazie alla sua amicizia con Giuseppe Belfiore.

Se da un lato le forze dell’ordine non hanno mai smesso di combattere la delinquenza e il continuo spaccio nella città di Siracusa, dall’altro si troveranno ad affrontare questo “nuovo clan” che da mesi sembra sfottere e nello stesso tempo “intimidire i commercianti”.

Siracusa è ritornata agli anni di piombo e dell’omertà, tutti guardano e nessuno parla!

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