Archivio Attualità La guerra mediatica tra pentiti e testimoni di giustizia

La guerra mediatica tra pentiti e testimoni di giustizia

È in atto una guerra mediatica, realizzata anche trasversalmente con alcune personalità della politica - è un fatto inconfutabile – tra alcuni “pentiti” e alcuni “testimoni di giustizia” che sta agevolando quella rottura tanto desiderata dal sistema criminale più ampio delle mafie, e che va oltre, forse molto distante, dalla riforma delle norma voluta dal dott. Giovanni Falcone.

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Da diversi anni, non solo in Italia, sono nate diverse organizzazioni e associazioni a tutela “distinta” di due famose categorie che collaborano con la giustizia italiana, da una parte quella che desidera proteggere i “collaboratori di giustizia” e dall’altra quella che chiede certezze nei confronti di chi denuncia l’estorsione, i “testimoni di giustizia”.

Abbiamo appositamente scritto “collaborano con la giustizia italiana”, perché la lotta alla mafia è un concetto che negli anni (grazie ai vari processi, depistaggi, testimonianze) ci ha fatto capire che dietro alle grande stragi – Capaci e via d’Amelio -, per non parlare degli omicidi eccellenti compiuti prima del 1990, si è sempre nascosta una mano armata e una più intelligente e l’altra legata ad un “bene superiore”, nulla a che vedere con la democrazia o con il concetto di Repubblica.

Di fatto parlano i numeri che indicano un sistema criminale vivo e vegeto, una politica di pochi che nonostante venga accusata (atti alla mano) non subisce mai una sentenza di colpevolezza per 416 bis o similare.

Con una campagna mediatica ad hoc, taluni personaggi, stanno arrecando danno (forse inconsapevolmente) alle vere associazioni e organizzazioni che ogni giorno lottano con denunciando e cercando di sostenere legalmente i loro soci.

Lo scontro si è fatto più duro dopo la caduta del dott. Luigi Gaetti, sottosegretario con delega all’Antimafia e presidente della “Commissione centrale per la definizione e l’applicazione delle speciali misure di protezione”.

Gli scontri mediatici colpiscono l’associazione dei sostenitori e collaboratori di giustizia, fondata dall’ex collaboratore di giustizia Luigi Bonaventura, che vede subito la presidente Margherita Landa avvicinarsi all’on. Piera Aiello (M5S) e ad altri “testimoni di giustizia” come Luigi Coppola e Ignazio Cutrò.

Nei video che seguono nessuno delle persone intervistate sprecherà una parola a favore dei comitati o associazioni che li hanno sostenuti.

Video intervista alla presidente dell’associazione sostenitori dei collaboratori di giustizia e testimoni di giustizia- Strisca la notizia del 2 marzo (clicca qui) –

Video intervista alla presidente dell’associazione sostenitori dei collaboratori di giustizia e testimoni di giustizia- Strisca la notizia del 1 maggio 2020 (clicca qui)

Video intervista a Ignazio Cutrò del 15 giugno 2020 (clicca qui)

Le varie personalità intervistate nei video hanno in comune l’amicizia con l’on. Piera Aiello, nulla di giuridicamente rilevante, ma eticamente e moralmente ci sarebbe molto da dire.

Il confine etico e morale, proprio ultimamente, è contestato da ogni italiano che si vede ledere il diritto di uguaglianza stabilito dalla nostra costituzione.

Ignazio Cutrò, testimone di giustizia, nel settembre 2015 dichiarò a LiveSicilia quanto segue: “Mi sento di rivolgere un ringraziamento alla magistratura, al prefetto di Agrigento, Nicola Diomede, e al presidente della Regione Rosario Crocetta che con la scelta di farmi lavorare in un ufficio regionale con sede nella mia Bivona ha lanciato un chiaro messaggio: le persone oneste e perbene restano libere e vivono dove vogliono. I malavitosi e i mafiosi devono andar via”.

Ad essere esclusi sono i soci dell’ANVU (associazione volontari vittime di usura) di Franca De Candia.

Linea Gialla - Usura, Franca: "i miei strozzini mi hanno violentata" (04/02/2014)

In Calabria, nonostante gli arresti e i sequestri alle ‘ndrine, a subirne le conseguenze è Franco Caminiti – testimone di giustizia – costantemente minacciato di morte per le sue denunce e testimonianze, di lui nessuno ne parla.

Il testimone di giustizia di rilievo si trova a Palermo, si chiama Gianluca Calì, ha denunciato senza pagare mai un euro; all’asta ha comprato la villa del “papa Greco” ma le minacce hanno raggiunto anche la sua famiglia al nord Italia, per lui nessuna scorta.

Calì è stato seguito, e fa parte, dall’associazione ANVU, anche lui nell’intervista che segue non farà mai il nome dell’associazione che lo ha aiutato e supportato.

Tutto nella norma, ma è eticamente e moralmente corretto?

Usando un termine alla moda: è politically correct nei confronti di chi fa associazionismo?

La video intervista a Gianluca Calì (clicca qui)

Parlare e continuare a scrivere dei soli noti politici fa riflettere, è una questione di logica in un territorio grande come l’Italia dove, separatamente ma anche congiuntamente, si nota una criminalità ben allargata dal sud al nord ma uno scioglimento di amministrazioni comunali che colpisce più il sud (Sicilia e Calabria) senza mai toccare e scuotere partiti politici che dal dopo guerra ad oggi nascondono le trame più profonde di un “mondo di mezzo”.

Fermatevi e riflettete sul capitolo “Mafia Capitale”, non esiste mafia né complotto, ma i fatti sessantottini si svolgono tutti nella “Capitale”, “Aldo Moro” e i servizi internazionali inesistenti (quasi per tutti) sono la conferma di una trama illogica.

Noi, che abbiamo avuto l’opportunità di inserirci tra collaboratori, testimoni e denuncianti vari, abbiamo notato che molte informazioni vengono oscurate.

Chi parla o chi scrive di alcuni temi finisce per essere isolato, minacciato o ucciso, questo è un aspetto che l’opinione pubblica dovrebbe ben considerare!

Innanzitutto è bene specificare che sono pochi i magistrati e gli appartenenti alle forze dell’ordine che non ottemperano al loro dovere, quindi non lasciatevi influenzare dalle notizie che girano intorno a cento persone contro un esercito di migliaia di difensori della Repubblica italiana.

E’ anche vero che il 5% o meno influisce negativamente su chi combatte con dignità e senso dell’onore, ma il ruolo importante oggi è svolto dai social media.

E’ importante porre l’attenzione su alcuni istituti penitenziari e degli attacchi che hanno subito durante l’emergenza Covid-19 ma anche prima.

Secondo alcune informazioni in nostro in possesso, per garantire che più affiliati a cosche già in arresto collaborino con lo Stato, nel rispetto della legge, vengono tradotti per svariati motivi in alcune carceri italiani che hanno delle stanze apposite dove possono parlare con magistrati e come è giusto che facciano i magistrati, dopo gli opportuni accertamenti, quest’ultimi decidono se ammetterli al programma o meno.

La linea appena descritta è uguale a quella che seguiva il Pool Antimafia, per collaborare e pentirsi devono coesistere determinate condizioni.

Qualche anno fa la notizia del pentimento di un fedelissimo del clan Bottaro – Attanasio è apparsa su qualche testata giornalistica, ma subito si scatenò un putiferio sui social e , a seguire, qualche giornalista è stato aggredito dentro al tribunale; a questo punto è normale chiedersi se “la censura dell’aggressione e della notizia che aveva riportato il giornalista” sia costituzionalmente corretta e chi ne dovrebbe dare conto in termini di “art.21”.*

Già dalla citata premessa è comprensibile come parlare di criminalità organizzata sia un tema, ancora oggi, contro producente a chiunque lo affronti pubblicamente.

Se ciò non bastasse, continuare a vedere capi di piazze di spiaccio arricchirsi nonostante vengano denunciati anche da persone che godono della fiducia della magistratura, ci lascia in uno sconforto totale.

Tutto nasce e finisce, sempre e comunque, nelle tre regioni nere d’Italia: Sicilia, Calabria, Campania, in alcune di queste regioni – già nel 1992 – si rafforzarono gli aiuti alle forze dell’ordine con la famosa “Operazione Vespri Siciliani”, operazione – secondo il nostro giudizio – che dati alla mano dovrebbe far riflettere sul numero degli uomini che le forze dell’ordine in queste regioni dovrebbe avere, invece tutto tace!

Emergenza Covid solo per gli onesti

“I numeri sono lì a confermarlo: sequestri triplicati in un anno e quota record di 8,4 tonnellate sottratte al mercato illegale. Nella serie decennale, si tratta del quantitativo più alto dal 2010 ad oggi, anche laddove non si conteggino due consistenti sequestri operati a gennaio e novembre, rispettivamente nei Porti di Genova e Gioia Tauro, per oltre 3,2 tonnellate complessive”. (Fonte FQ)

I dati dello spaccio delle sostanze stupefacenti per l’anno in corso (e non vogliamo guardare indietro) fanno pensare che nessuna emergenza c’è mai stata per la criminalità organizzata, al contrario l’emergenza – come al solito – l’abbiamo vissuta noi e le nostre famiglie, ma questa problematica poco conta nel contesto odierno, per i tanti è meglio pensare ad altro.

*Si rettifica in quanto il server ha prodotto un errore di refuso.

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Maurizio Inturri
Si occupa di mafia e criminalità organizzata. Ha collaboratorato con diverse testate giornaliste online e cartacee. Il suo percorso inizia nel lontano 2015 con ReteRegione, poi collabora con LaSpia, Diario1984, L'Attualità, Cisiamo e infine IlFormat. Nel gennaio 2020 si iscrive al sindacato WorKPress e gli viene attribuito il tesserino internazione di giornalista e reporter come da normativa europea e internazionale. Ha partecipato a diverse conferenze sul tema mafia e criminalità organizzata. Autore dei libri Cogito ergo sum..ma non troppo (2015) e L'Antistato vol.I° (2019)

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