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Siracusa

Blitz via Italia: la psicosi della collaborazione infiamma i familiari

Potrebbero dissociarsi alcuni imputati dell'operazione Demetra e la psicosi è già scattata tra alcuni familiari.

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Maurizio Inturri
Si occupa di mafia e criminalità organizzata. Ha collaboratorato con diverse testate giornaliste online e cartacee. Il suo percorso inizia nel lontano 2015 con ReteRegione, poi collabora con LaSpia, Diario1984, L'Attualità, Cisiamo e infine IlFormat. Nel gennaio 2020 si iscrive al sindacato WorKPress e gli viene attribuito il tesserino internazione di giornalista e reporter come da normativa europea e internazionale. Ha partecipato a diverse conferenze sul tema mafia e criminalità organizzata. Autore dei libri Cogito ergo sum..ma non troppo (2015) e L'Antistato vol.I° (2019)

Sarà il Gip Salvatore Palmeri, del Tribunale di Siracusa, a interrogare i ventisette imputati finiti nell’operazione Demetra.

I noti trafficanti, come evidenziato nel precedente articolo, secondo gli inquirenti sono i principali artefici delle piazze di spaccio di Via Italia 103 e via Immordini 12.

Le accuse per tutti sono di associazione finalizzata al traffico delle sostanze stupefacenti con l’aggravante di avere gestito il clan di Via Italia 103, nonché di avere contatti con potenti sodalizi di Catania; gli stessi dovranno rispondere di estorsione ai danni di venditori ambulanti che il mercoledì si piazzano nella fiera antistante il quartiere di Via Italia 103 per guadagnarsi onestamente il pane.

Ma andiamo con ordine, la storia di Siracusa è particolare…

Innanzitutto la Polizia di Stato di Siracusa ha intensificato la lotta nei confronti dei pusher delle piazze dello spaccio di Siracusa e, proprio ieri, grazie ai maggiori controlli hanno portato a casa un ennesimo sequestro di stupefacenti con relativo arresto.

È stato tratto in arresto, e posto ai domiciliari, il siracusano Antonio Spicuglia, 54 anni, in quanto dopo essere stato fermato ad un posto di blocco dagli agenti della squadra mobile, gli stessi rinvenivano occultate 35 dosi di marijuana nel porta oggetti dell’automobile e nel porta sigarette; gli agenti della P.S. hanno proseguito la perquisizione presso il domicilio dello Spicuglia rinvenendo e sequestrando altri 50 grammi di marijuana, bilancini di precisione e altro materiale per il confezionamento.

Ma cosa sta accadendo attorno alle piazze di spaccio di Siracusa?

E’ noto a tutti – anche a chi fa finta di non capire – che nella città aretusea tutto ciò che riguarda il crimine organizzato ha un filo conduttore, ben solido, che arriva al famoso clan Bottaro – Attanasio (ex clan Urso – Bottaro).

E’ risaputo (anche se molti hanno paura a parlarne ) che i gestori delle piazze di spaccio hanno un grosso debito, quasi quindicinale, nei confronti dello storico clan in quanto non hanno mai pagato quanto dovuto (insomma la fetta di torta).

Ne abbiamo parlato a proposito dell’arresto di Franco Toscano come nell’articolo inerente alle bombe carta ritornate in auge a Siracusa.

Nonostante gli arresti, senza dimenticare il continuo pressing delle forze dell’ordine ai danni di via Italia e via Immordini, gli introiti (anche durante l’emergenza Covid-19) non sono mancati.

Nel corso del procedimento a carico dei 27 cercheremo di farvi capire il patrimonio milionario degli arrestati, sicuramente non passano inosservate le auto, immobili e video con soldini rubati alla comunità (alla faccia di chi grida ancora che i mafiosi aiutano i poveri).

Vale la pena ricordare l’operazione Itaca dove la procura della DdA, a proposito dell’ordinanza degli arresti, scriveva:

L’indagine ha evidenziato una vasta attività illecita di spaccio di sostanze stupefacenti (del tipo cocaina e hashish) svolta nella città di Siracusa dal clan Bottaro -Attanasio e da altri tra associazioni minori, che hanno operato nella città col consenso del primo e in sinergia con esso. Tali associazioni sono costituite da un gruppo facente capo a Cassia Carmelo, cognato del defunto capo clan Bottaro Salvatore; da altra associazione denominata “Gruppo della via Italia” facente capo a Cassia Andrea; e infine da un’ulteriore associazione denominata “Gruppo della
via Algeri” diretta dai fratelli Davì.

Il tassello mancante

Se c’è un problema nella lotta alla criminalità organizzata di Siracusa e dintorni, riguarda le testimonianze distorte che vengono riportate quando si parla di “collaboratori di giustizia” nonché quel rapporto “mafia-politica” che sembra assente in tutta la provincia, questioni delicate che solo a citarne alcune riempirebbero commissariati di P.S. e stazioni di CC di querele e querelanti, insomma toccate tutti ma non parlate di politica!

Eppure un “pentito” degno di tale nome c’è stato a Siracusa e ha lasciato una lunga traccia che viene ancora conservata negli archivi di Repubblica.

Era il 1988 è il senatore comunista Franco Greco, insieme a tanti altri, chiedevano l’attenzione del governo sulla questione “mafia-appalti” a Siracusa e dintorni, oggi si parla di complottismo…pazienza.

Delle gestioni delle piazze di spaccio si è ritornato a parlare nelle aule dei tribunali, grazie ad alcuni collaboratori di giustizia; durante il processo Itaca, un pentito parlando di Carmelo Cassia, padre dell’ergastolano Enzo Cassia, e degli altri suoi due figli, Concetto e Andrea Cassia, ha dichiarando “di essere a conoscenza che Alessio Attanasio aveva deciso di farli uccidere poiché, senza avere chiesto e ottenuto l’autorizzazione, avevano avviato un’attività di spaccio di sostanze stupefacenti in concorrenza con il sodalizio mafioso “Bottaro-Attanasio”.  La condanna a morte – a dire dello stesso – fu poi annullata in quanto Alessio Attanasio, all’epoca genero del defunto boss Salvatore Bottaro, che ritenne inopportuno fare uccidere dei parenti dello stesso Bottaro”.

Si può constatare dalle dichiarazioni che Attanasio (capo indiscusso dell’omonimo clan) voleva la parte per il clan che non gli è stata mai versata,

Ricordiamo che a Siracusa è possibile ammirare le yogurterie chiuse!

Concetto Cassia, fratello di Vincenzo Cassia nipote di Vincenza Magnano moglie di Salvatore Bottaro, questo è agli atti, con i proventi della vendita degli stupefacenti, aveva acquistato diverse yogurtiere a Siracusa. Parte dei proventi di quelle attività illecite sarebbero andati anche a Bottaro il quale non ricevette nulla o quasi. (qui l’articolo)

Rilevante, al fine di capire il cordone ombelicale che lega il crimine organizzato a Siracusa e la psicosi da “collaboratore di giustizia”, è l’operazione Tonnara.

Con l’operazione Tonnara in diversi hanno deciso di dissociarsi dalla malavita e aiutare la giustizia, dissociazioni che aumentano ogni nuovo blitz da parte delle forze dell’ordine, ricordiamo Concetto Cassia (fratello di Andrea Cassia di via Italia), ma anche Alessandro D’Agata, inteso come “Follia”, poi è toccato a Pasquale Graziano Urso, figlio di Agostino Urso, detto ‘u biondo che ha rinnegato il proprio figlio; come dimenticare Francesco Pattarino, oggi deceduto, pentitosi nel 1992, ricordato per essere stato il primo collaboratore di giustizia della provincia di Siracusa.

Da qui la paura per molti familiari degli arrestati che qualcuno possa dissociarsi.

I debiti si pagano e a ricordarlo è l’imputazione giunta a Salvatore Sinatra, a distanza di 24 anni (il processo è iniziato nel 2019) dall’esecuzione dell’omicidio di Daidone, in seguito alle dichiarazioni rese da due collaboratori di giustizia: Gaetano Cassia, fratello di Concetto Cassia e Lucia Randazzo, madre del fondatore del clan della Borgata, Giuseppe Curcio.

Proprio Gaetano Cassia, conosciuto negli ambienti criminali, avrebbe dichiarato che Salvatore Sinatra avrebbe deciso di uccidere il Daidone per una fornitura di droga non pagata; dichiarazione analoga a quella resa da Lucia Randazzo, madre di Giuseppe Curcio.

Per alcuni è lecito uccidere se si tratta di tossicodipendenti, peccato che con lo stesso interesse non citano i veri assassini!

In altre parole stiamo dicendo che la musica è cambiata nelle piazze di spaccio, adesso i conti si devono pagare o si muore, ma cosa decideranno gli imputati nell’operazione Demetra?

Siracusa e la Giudecca

E’ risaputo che a Siracusa i “picciotti della Giudecca” stanno lavorando sodo sotto il braccio del pregiudicato Orazio Scarso, ora nuovo reggente del clan Bottaro – Attanasio , che deve riscuotere tutti i soldi delle piazze di spaccio… arretrati compresi.

Orazio Scarso inizia l’ascesa nelle cronache nazionali nel 1992 per essere sfuggito ad un agguato, insieme ad altri appartenenti del clan Urso; all’epoca Orazio Scarso, 24 anni e Lorenzo Vasile, 29, furono rintracciati al pronto soccorso dell’ospedale di Siracusa, dove si erano recati per ferite in varie parti del corpo.

Arriviamo al 2008, e grazie agli sforzi degli agenti della polizia di Stato, scatta l’operazione Giudecca, dal nome di un quartiere dell’isola di Ortigia, grazie al contributo dei collaboratori di giustizia, nei vari provvedimenti emessi si leggerà: Orazio Scarso, 39 anni, ritenuto il capo dell’organizzazione e considerato affiliato al clan Urso-Bottaro.

I fascicoli della procura sull’Operazione Demetra

Sarà il Gip Salvatore Palmeri, del Tribunale di Siracusa, a interrogare i ventisette imputati finiti nell’operazione Demetra.

I noti trafficanti, come evidenziato nel precedente articolo, secondo gli inquirenti sono i principali artefici delle piazze di spaccio di Via Italia 103 e via Immordini 12.

Le accuse per tutti sono di associazione finalizzata al traffico delle sostanze stupefacenti con l’aggravante di avere gestito il clan di Via Italia 103, nonché di avere contatti con potenti sodalizi di Catania; gli stessi dovranno rispondere di estorsione ai danni di venditori ambulanti che il mercoledì si piazzano nella fiera antistante il quartiere di Via Italia 103 per guadagnarsi onestamente il pane.

Le registrazioni audio ammontano a circa 2000 senza contare le riprese video, il fascicolo contiene più di 5000 pagine d’imputazioni e con le accuse, messe in piedi dalla procura della DdA, grazie all’impegno degli agenti della polizia di Stato di Siracusa, potrebbe costare dai 14 anni in su di carcere per gli imputati.

A Nicolas Cassia, considerato il leader di Via Immordini e Alessio Visicale, il capo indiscusso delle operazioni delle due piazze, le imputazioni più gravi.

Nicolas Cassia, Rosario Roberto Lentini, Daniele Cassia e Francesco Salemi sono difesi dall’avvocato Giorgio D’Angelo.
Angelo Drago, già condannato per traffico di droga, è difeso dall’avvocato Matilde Lipari

Gli imputati si trovano reclusi nella Casa Circondariale di Cavadonna, dove da remoto saranno interrogati in collegamento con i Pubblici Ministeri Alessandro La Rosa e Alessandro Sorrentino, che si collegheranno dalla DdA di Catania e con gli studi legali dei difensori degli indagati, avvocati Giorgio D’Angelo, Ignazio Danzuso, Junio Celesti.

Le indagini della polizia di Stato hanno confermato gli accertamenti e le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia durante il processo riguardante l’operazione Itaca, e cioè l’esistenza e la pervicacia criminale del sodalizio, fondato da Andrea Cassia, suocero di Alessio Visicale.

[embedyt] https://www.youtube.com/watch?v=q2aS2Tmhgmw[/embedyt]

La gerarchia del sodalizio criminale viene confermata dalle video riprese degli agenti di P.S. che hanno documentato come l’attività criminosa dell’organizzazione si concretizzasse prevalentemente nel traffico degli stupefacenti, mediante la gestione di una redditizia piazza di spaccio, piazza San Metodio, dove i pusher del gruppo ruotavano in turni prefissati per garantire agli assuntori la possibilità di acquistare la droga in qualunque momento della giornata, inoltre il gruppo presentava una precisa organizzazione gerarchica all’interno della quale ciascun affiliato svolgeva compiti ben precisi in cambio dello stipendio settimanale.

Si conferma l’imponente giro d’affari derivante dall’attività illecita documentata da diversi video realizzati dallo stesso Alessio Visicale e da noi pubblicati.

Saremo attenti e vigileremo sull’intero processo, speriamo che qualcuno degli imputati si ravvedi e collabori con la giustizia perché oggi “l’infame” è chi sfrutta la povera gente e rende la nostra terra ancora “mafiosa”.

Non c’è onore in tutto ciò, svegliatevi e ricordate che noi ci siamo per aiutarvi e mettervi in contatto con avvocati che da anni si occupano di collaboratori di giustizia!

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