1 Ottobre, giovedì, 2020
24.6 C
Siracusa

Protocollo Cazzaniga: sentenza da rifare per l’infermiera Killer

Per i giudici della Cassazione ”mancano 13 pagine della sentenza”, per Laura Taroni, l’infermiera killer già condanna a trent’anni, il processo è da rifare.

Must Read

Maurizio Inturri
Si occupa di mafia e criminalità organizzata. Ha collaboratorato con diverse testate giornaliste online e cartacee. Il suo percorso inizia nel lontano 2015 con ReteRegione, poi collabora con LaSpia, Diario1984, L'Attualità, Cisiamo e infine IlFormat. Nel gennaio 2020 si iscrive al sindacato WorKPress e gli viene attribuito il tesserino internazione di giornalista e reporter come da normativa europea e internazionale. Ha partecipato a diverse conferenze sul tema mafia e criminalità organizzata. Autore dei libri Cogito ergo sum..ma non troppo (2015) e L'Antistato vol.I° (2019)

Una pagina nera quella di venerdì scorso per i parenti delle vittime dell’infermiera killer, così è stata soprannominata Laura Taroni, dopo che la prima sezione penale della Cassazione ha annullato la sentenza emessa a luglio dello scorso anno dalla Corte d’Assise d’Appello che infliggeva all’imputata la pena dell’ergastolo per il delitto commesso in corso con il medico Leonardo Cazziniga, alias dottor morte, nonché suo amante.

Nelle motivazioni della sentenza dell’annullamento, riporta Repubblica, “Mancano 13 pagine della sentenza”.

I personaggi

Le indagini dell’arma dei Carabinieri risalgono al 2013 e Laura Taroni, infermiera al pronto soccorso dell’ospedale di Saronno, intrattiene una relazione extra-coniugale con il dirigente dello reparto, Leonardo Cazzaniga.

La donna si sta separando dal marito Massimo Guerra, uomo con il quale i rapporti sono già ai ferri corti da anni.

Laura Taroni, all’epoca 39enne e madre di due figli di 8 e 11 anni, viene arrestata nell’azienda agricola di proprietà della sua famiglia, dopo i primi sospetti venne trasferita dal pronto soccorso in altri reparti sempre come infermiera, dopo l’arresto i bimbi vengono affidati ad una comunità.

Massimo Guerra, il marito gestiva l’azienda agricola e riforniva la casetta del latte di piazza Unità d’Italia di Saronno, muore all’età di 45 anni il 30 giugno 2013.

La procura, grazie anche alla ricostruzione attraverso le cartelle cliniche, accusa la Taroni di aver fatto credere al marito che aveva il diabete quando in realtà gli somministrava dei farmaci che poi ne avrebbero provocato anche la morte.

Durante le indagini, grazie all’acquisizione delle cartelle mediche del marito, emergeranno falsi ricoveri dell’uomo (per la procura al solo scopo di giustificare la somministrazione dei farmaci) e veri accessi del Guerra all’ospedale per le conseguenze dei medicinali che la moglie gli somministrava.

Le indagini

Nel 2014 un’infermiera si rivolge ai militari saronnesi in seguito alle minacce ricevute dal dottor Cazzaniga e parla anche delle morti sospette, così iniziano le indagini.

I militari dell’arma scoprono che già nel 2013 era stata istituita in ospedale una commissione interna per valutare alcuni casi del medico.

I militari, attraverso la procura, sequestrano tutte le cartelle cliniche dei casi seguiti da Cazzaniga e la procura incaricherà esperti esterni, arrivati sul luogo da altra regione, per analizzarle.

Il protocollo Cazzaniga

Gli esperti della procura, attraverso le annotazioni che lo stesso dottor Cazzaniga scriveva nelle cartelle, scopriranno che il medico avrebbe somministrato dosi letali di farmaci per via endovenosa, in sovradosaggio e in rapida successione. 

L’accusa, durante il processo, porterà avanti la tesi degli esperti e nello specifico darà il nome “protocollo Cazzaniga” al sovradosaggio utilizzato dal medico, attraverso un mix, per l’uso di clorpromazina, medazolam, morfina, propofol e promazina.

Il capitano dell’arma dei Carabinieri Giuseppe Regina, all’epoca dei fatti, aveva raccolto diverse testimonianze e la procura constaterà in seguito che il “protocollo” sarebbe stato applicato a diverse vittime, i decessi sarebbero avvenuti tra il 18 febbraio e il 30 aprile 2012 e il 15 febbraio e il 9 aprile 2013.

Per entrare più nel dettaglio, perquisizioni e reati furono operate a carico del direttore sanitario e medico dell’ospedale di Saronno, al direttore del reparto operativo del pronto soccorso e ad altri due medici.

Per i direttori fu ipotizzato il reato di omissione di denuncia e di favoreggiamento personale in relazione all’attività della Commissione interna dell’ospedale di Saronno che valutò nel 2013 i casi di decessi sospetti avvenuti durante i turni di Cazzaniga.

L’accusa, sempre all’epoca, fu estesa per il direttore che prestava servizio fino al 2013 all’ospedale di Saronno e che aveva istituito una Commissione interna, oltre a i  tre membri della commissione interna (ossia un medico legale, un medico specializzato in anestesia e rianimazione, il responsabile Sitra aziendale).

A finire nei guai anche altri 5 medici, tre del reparto di pronto soccorso due di altri reparti: i reati contestati furono il falso ideologico in atto pubblico in concorso con medico e infermiera e l’omissione di denuncia, inoltre nel corso delle indagini preliminari fu interrogato anche un militare dell’arma dei carabinieri per il reato di omissione di denuncia in relazione ai fatti collegati all’omicidio del marito dell’infermiera.

Chi è Leonardo Cazzaniga?

Il dottor Cazzaniga era un medico anestesista e primario del pronto soccorso di Saronno, fu tratto in arresto nel 2016 all’età di sessant’anni ed era al corrente delle indagini a suo carico quando fu prelevato dai militari dell’arma.

Separato e senza figli, al momento dell’arresto non oppose resistenza ed era sereno, chiese ai militari di poter recuperare un libro di filosofia dall’ospedale da portare con sè in carcere.

La complicità negli omicidi

A fine novembre 2016 Laura Taroni, alias infermiera killer, e Leonardo Cazzaniga, alias dottor morte, vengono arrestati per aver attuato il cosidetto “protocollo Cazzaniga”, in complicità, dapprima verso il marito della Taroni, Massimo Guerra, e poi verso la suocera, Maria Rita Guerra.

Secondo l’accusa il coniuge della Taroni era diventato “indesiderato” e quindi doveva essere eliminato, la suocera sarebbe stata sospettata dalla Taroni di avere una “relazione col genero”; ad entrambi saranno prescritti medicinali che, un po’ alla volta, li porteranno alla morte.

Processi

L’infermiera killer, Laura Taroni, viene processata con rito abbreviato al tribunale di Busto Arsizio e condannata a trent’anni di galera; nel marzo del 2019, la Corte d’Assise d’appello di Milano, riconfermerà la condanna.

Condanna all’ergastolo per il dottor morte, Leonardo Cazzaniga, viceprimario dell’ospedale di Saronno, era accusato di 12 omicidi in corsia e dell’omicidio di tre parenti dell’amante.

La sentenza risale a gennaio di quest’anno, un processo durato anni, la richiesta dell’accusa era di ergastolo per 11 dei 12 casi di morte mentre la difesa aveva sostenuto che il famoso “protocollo Cazzaniga” non è mai esistito, solo un pettegolezzo di corsia.

Il dottor Cazzaniga non ha mai smentito l’uso del cocktail dei farmaci, al contrario ha sostenuto di aver sempre agito “per alleviare la sofferenza dei suoi pazienti”.

La sentenza ha condannato Leonardo Cazzaniga, medico del pronto soccorso saronnese, sia per undici dei dodici omicidi di pazienti che dei tre familiari di Laura Taroni, amante e infermiera del suo stesso reparto.

Assolto solo per una vittima, Antonino Isgrò, il dodicesimo paziente, per la quale la perizia voluta dalla Corte “non aveva evidenziato nessi fra somministrazione dei farmaci e decesso”.

Al termina della sentenza, pronunciata dalla corte, l’ex medico Cazzaniga ha letto in aula una lunga dichiarazione di 15 pagine: “Pur nella acuta consapevolezza d’essere imputato di 14 omicidi volontari, quindi un “demonio”, un “killer spietato” sostengo di non aver mai agito come Lady Macbeth suggerì al consorte”.

Il suo ultimo commento, dopo la lettura del verdetto, è stato: “Non ho nulla da dichiarare”.

- Sostienici -

Ultime Notizie

Visicale e la sua banda restano in carcere, continuano le minacce

A Catania, il Tribunale del Riesame, ha confermato la misura cautelare in carcere per gli arrestati durante...

Narcotraffico: Da Grande Aracri a Santapaola e giù a Siracusa

Un’inchiesta che mira dritta al traffico degli stupefacenti in Sicilia, in particolare a Catania e a Palermo, grazie agli accordi datati di...

Colpo al narcotraffico: sequestro di 1000 piante

Sono state sequestrate circa 1000 piante di cannabis indica in due diversi terreni a Reggio Calabria. La scoperta delle...

Siracusa: Che fine ha fatto l’antimafia?

In questi mesi, un pò tanti, l'antimafia civile è scomparsa e sembra che quella regionale faccia orecchie da mercante.

Piazze di spaccio: sequestrate droga e armi

Gli agenti della Questura di Siracusa, nella giornata di ieri, hanno compiuto tre arresti intorno alle due famose piazze di spaccio di...
- Sostienici, pubblicizza la tua attività -

Articoli che potrebbero interessarti

- Sostienici, pubblicizza la tua attività -