Cronaca Andrea Mantella: la guerra della nuova 'Ndrahgeta

Andrea Mantella: la guerra della nuova ‘Ndrahgeta

Andrea Mantella il cognato di Pasquale Giampà (detto “Millelire”), capo cosca Giampà,di Lamezia Terme nonché cognato di Francesco Scrugli.

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Nella storia delle cosche di Vibo Valentia c’è stato un prima e un dopo; dopo il blitz Asterix, la collaborazione con la Procura di Catanzaro e la SCICO.

A raccontarlo in esclusiva alla testata giornalistica Ilvibonese è proprio il collaboratore di giustizia Andrea Mantella.

Chi è Andrea Mantella?

Con una carriera criminale di tutto rispetto Andrea Mantella, racconta, cosa accadde prima e dopo l’operazione Asterix, avvenuta l’8 ottobre 2005 alle ore 3.25.

L’operazione antimafia coordinata dalla Procura di Vibo Valentia dal dottor Giuseppe Lombardo, già pm antimafia e ora procuratore aggiunto di Reggio Calabria, e dal dottor Rodolfo Ruperti, dirigente della Squadra mobile di Vibo, poi di Caserta, Catanzaro e Palermo.

Andrea Mantella svela i segreti della faida di Lamezia

Andrea Mantella è un collaboratore di giustizia ma prima era un criminale di primissimo piano della malavita locale; cognato di Pasquale Giampà (detto “Millelire”) esponente dell’omonima cosca di Lamezia Terme nonché cognato di Francesco Scrugli, ucciso il 21 marzo del 2012 a Vibo Marina nell’ambito della sanguinosa faida tra i Patania di Stefanaconi (legati ai Mancuso) e il gruppo di Piscopio.

Ritenuto uno dei maggiori detentori di misteri criminali del Vibonese e oltre, dopo la sua collaborazione, si sono aperti nuovi scenari della storia della ‘ndrangheta che sono andati ad irrobustire quelli già svelati dall’altro collaboratore di giustizia, Raffaele Moscato, elemento vicino proprio a Mantella che rappresentava il vertice del gruppo emergente a Vibo, con agganci pesanti nell’Angitolano e nel lametino.

Con una carriera criminale di tutto rispetto Andrea Mantella, racconta, cosa accadde prima e dopo l’operazione Asterix, avvenuta l’8 ottobre 2005 alle ore 3.25.

L’operazione antimafia coordinata dalla Procura di Vibo Valentia dal dottor Giuseppe Lombardo, già pm antimafia e ora procuratore aggiunto di Reggio Calabria, e dal dottor Rodolfo Ruperti, dirigente della Squadra mobile di Vibo, poi di Caserta, Catanzaro e Palermo.

La data del blitz Asterix, oggi, è il riferimento temporale attraverso cui colloca i fatti: c’è un prima e un dopo – racconta a Ilvibonese.

Tempo prima della retata – racconta – ci fu un summit destinato – almeno nelle intenzioni di chi vi prese parte – a sovvertire l’ordine mafioso nel Vibonese.

Il Prima di Asterix

Il clan dei Viperari delle Serre, quello guidato da Damiano Vallelunga, boss sanguinario, si sarebbe preso il dominio della montagna, al confine tra il Vibonese, il Catanzarese ed il Reggino, passando per le armi i rivali della prima faida dei boschi e uscendo praticamente indenne dai processi che seguirono quel bagno di sangue consumato tra gli anni ’80 e ’90.

Nel 2019 Andrea Mantella, dichiarerà ai pm della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e ad un gruppo di investigatori della Guardia di finanza che lo interrogano a Roma negli uffici dello Scico, quanto segue:

Nella roccaforte dei Viperari c’era un agriturismo ed è lì che don Damiano incontrava i vertici dei clan recalcitranti a sottomettersi allo strapotere dei Mancuso. Era difficile mettere tutti d’accordo, anche per un mafioso col blasone di Vallelunga.

In esclusiva riporta Il vibonese:

Nel verbale riassuntivo di quell’interrogatorio, il pm Antonio De Bernardo sintetizza le parole di Mantella:

«In quel periodo avevamo detto espressamente a Vallelunga che non ci saremmo seduti al tavolo con Peppone Accorinti perché lo ritenevamo, tra virgolette, un “tragediatore”». E Mantella, con quella cadenza tipica dello ‘ndranghetista, specificava al magistrato: «I virgoletti i potiti puru cacciari, dottore…».

Né lo scissionista vibonese, né i Bonavota – coi quali aveva iniziato quella partnership criminale che consentì ai santonofresi di estendere il loro dominio su Filogaso e Maierato, decapitando il clan Cracolici – si fidavano del boss di Zungri.

Così come lo stesso Damiano Vallelunga non si fidava di un altro potenziale alleato, Bruno Emanuele, che nelle Preserre, dalla sua Gerocarne, aveva annientato i vertici dei Loielo ponendosi come il nuovo dominus dell’area cuscinetto tra la montagna e la costa. Vallelunga ed Emanuele avevano rogne familiari che si trascinavano di generazione in generazione: padri, fratelli, sodali e accoliti ammazzati su un fronte e sull’altro, sin dagli anni ’70, agli albori di una faida dei boschi che aveva lasciato ferite mai rimarginate.

Ma i nemici Vallelunga ed Emanuele avevano un nemico comune, i Mancuso, e quindi il primo doveva per forza – spiega Mantella – riconoscere il peso dell’altro anche se «non lo digeriva».

Vallelunga, in quel summit, benedì l’ascesa dei mantelliani su Vibo città e lo stradominio dei Bonavota su Sant’Onofrio e terre limitrofe.

Poi il summit fu interrotto. L’agriturismo fu cinturato dai carabinieri, i presenti furono informati di quello che stava accadendo e quasi tutti si diedero alla fuga. Solo in due furono fermati, spiega Andrea Mantella. Uno era Salvatore Pisano, cugino e sodale di Damiano Vallelunga, indicato come colui che – assieme ai fratelli – controllava l’economia del legno tra le province di Vibo, Catanzaro e Reggio. L’altro era Rocco Cristello, giovane capomafia di Mileto che nel frattempo avrebbe trasferito parte dei suoi affari in Brianza, dove – il 27 marzo del 2008 – fu assassinato in un agguato di stampo mafioso che rientrava nel contesto del regolamento di conti tra i clan sull’asse Lombardia-Calabria, che con l’omicidio del boss di Guardavalle Carmelo Novella, nel luglio successivo, registrò il punto di non ritorno offrendo la stura alla prima vera guerra di ‘ndrangheta del nuovo millennio.

I conti aperti della ‘ndrangheta

Cinque anni dopo il summit, il 27 settembre 2009, anche Damiano Vallelunga, come Carmelo Novella, verrà ammazzato su ordine del cartello Gallace-Leuzzi-Ruga, all’uscita dal santuario di Riace.

Il capo dei Viperari aveva conti aperti non solo nel Vibonese, ma anche nel Catanzarese e nel Reggino.

Verrà ucciso come Cristello e come Francesco Scrugli, braccio destro di Mantella presente al summit, trucidato l’1 marzo 2012 dal commando assoldato dai Patania di Stefanaconi nella guerra contro i Piscopisani, ai quali lo stesso Scrugli si legherà. Bruno Emanuele finirà all’ergastolo per il duplice omicidio dei fratelli Vincenzo e Giuseppe Loielo, i cui eredi inizieranno una nuova guerra per vendicare i padri.

Mentre Andrea Mantella ha deciso invece di saltare il fosso e di collaborare con la giustizia, in piedi rimarranno solo i Bonavota, fiaccati però dalle maxiretate e dai processi, quelli nei quali le dichiarazioni del poderoso collaboratore di giustizia vibonese potrebbero divenire determinanti.

Fonte IlVibonese

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