Primo Piano Omicidio Zappulla: I pentiti sconfessati? Ma da chi?

Omicidio Zappulla: I pentiti sconfessati? Ma da chi?

Quattro testimoni oculari a difesa di due appartenenti al clan? È possibile?

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Per la prima volta a Catania, presso il Tribunale Penale, dove è in corso il processo per l’omicidio Zappulla, avvenuto il 3 settembre 2002, ci sono quattro testimoni oculari di Siracusa.

L’avvocato Antonio Lo Iacono, difensore di fiducia del killer Pasqualino Mazzarella e Vito Fiorino, entrambi accusati in concorso dell’omicidio di Gaetano Zappulla (qui l’articolo), nonché membri del famigerato clan Bottaro-Attanasio, è riuscito a trovare tre testimoni oculari.

La vicenda sarà scritta negli annali delle vicende giudiziarie di Siracusa, considerato che da quel 3 settembre 2002, mai un testimone oculare si è visto nelle aule giudiziarie, soprattutto dopo diciotto anni e con una memoria impeccabile, anzi no, tre menti impeccabili nei ricordi.

In poche parole i testimoni smentirebbero i pentiti, fra l’altro affiliati al clan criminale, nonché le piste degli investigatori (che in quegli anni si trovarono in mezzo ad una mattanza) e la tesi della Procura Antimafia di Catania.

I pentiti in questione sarebbero: Salvatore Lombardo, detto Puddisinu, Giuseppe Curcio, ex fondatore e leader del clan della Borgata, Attilio Pandolfino e Gabriele Scarrozza, detto ‘U Topo.

I quattro collaboratori di giustizia, dopo la fuoriuscita dal clan Bottaro-Attanasio, ed il Curcio, ex fondatore e leader del clan della Borgata, hanno sostenuto che all’interno del bar ubicato in Piazza Adda, a Siracusa, è entrato un killer, che indossava un casco, mentre all’esterno del locale il complice a bordo di una moto lo attendeva, indicandone come killer Pasqualino Mazzarella e in Vito Fiorino il complice rimasto alla guida della moto.

La faccenda è seria perché nell’ipotesi che i testimoni avessero ragione i due sarebbero derisi e si cambierebbe pagina anche per il boss.

Ritornando al difensore degli imputati, l’avvocato Lo Iacono, che avrebbe definito “fantasioso e assolutamente privo di riscontri” il racconto dei collaboratori di giustizia, fra l’altro convincente per PM dottor Alessandro La Rosa, sostituto procuratore della DdA, ci sembra (ma è nostra ipotesi) che tra i testimoni oculari ci sia qualcuno che in passato abbia avuto contatti con il vecchio clan.

I nomi dei quattro testimoni oculari sono: Franco Brecellini, titolare del bar, Omar Busà, che ha dichiarato di trovarsi all’ingresso del bar, Massimiliano Oselladore, che stava giocando al videopoker, e Renato Angelo, avventore del bar.

Proprio Renato Angelo ci risulta essere finito nell’operazione ‘Game Over‘ compiuto dalla polizia il 14 maggio 2008, per la Dda di Catania, tutti i fermati erano ritenuti riconducibili al clan Bottaro-Urso.

Per la cronaca, secondo le indagini della polizia, l’operazione Game Over scoperchiò un giro illecito da parte di un titolare di alcune ditte di noleggio di videogiochi, per l’appunto grazie all’appoggio del clan,il titolare era riuscito ad acquisire, a discapito degli altri imprenditori del settore, il monopolio a Siracusa dell’attività economica del noleggio e della gestione degli apparecchi da intrattenimento.

Sempre per la cronaca e la giusta opinione dei lettori, quanto evidenziato non ci sembra di poco conto.

Se con questa nuova elemento che abbiamo pubblicato e ricordando quegli anni fatti di intimidazioni, minacce e omicidi rileggiamo le dichiarazioni rese dai testimoni la stessa sera del delitto agli agenti della mobile della Questura di Siracusa, potremmo ragionevolmente mettere in dubbio la seguente comune dichiarazione:

“nel bar è entrata una sola persona e fuori dal locale non c’era un complice e meno che mai un centauro alla guida di una grossa moto”, aggiungendo “il killer, con il volto coperto dal casco, aveva un’altezza tra un metro e 68 e un metro e 70 centimetri”.

Se da una parte la prova chiave esibita dall’avvocato Antonio Lo Iacono ha sottolineato che le dichiarazioni dei quattro testimoni oculari smentiscono la versione dei quattro pentiti, dall’altra abbiamo dimostrato che quel locale potrebbe essere uno dei tanti, che in quegli anni, era nella stretta del clan Bottaro-Attanasio.

Adesso bisogna attendere la prossima udienza che il Gup Simona Ragazzi ha fissato al 18 gennaio del prossimo anno, dove dopo le repliche e la produzione delle altre prove, si ritirerà in camera di consiglio per deliberare il verdetto finale.

Maurizio Inturri
Si occupa di mafia e criminalità organizzata. Ha collaboratorato con diverse testate giornaliste online e cartacee. Il suo percorso inizia nel lontano 2015 con ReteRegione, poi collabora con LaSpia, Diario1984, L'Attualità, Cisiamo e infine IlFormat. Nel gennaio 2020 si iscrive al sindacato WorKPress e gli viene attribuito il tesserino internazione di giornalista e reporter come da normativa europea e internazionale. Ha partecipato a diverse conferenze sul tema mafia e criminalità organizzata. Autore dei libri Cogito ergo sum..ma non troppo (2015) e L'Antistato vol.I° (2019)

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