Capodieci: ecco le bugie dopo la paura

I familiari di Francesco Capodieci pro o contro lo Stato?

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Apprendiamo, da un articolo pubblicato da Diario1984, che i familiari di Francesco Capodieci hanno chiesto al direttore della testata di pubblicare una lettera per smentire pettegolezzi su una ipotesi di pentitismo dello stesso ” Cesco”.

Ebbene, mentre in un altro articolo, che noi avevamo pubblicato ieri (leggi qui), sempre il Diario1984 riportava fedelmente questa frase: “Top secret la città in cui Francesco Capodieci ha scelto di risiedere“, oggi sappiamo tutto e di più, ma lo sa tutta Siracusa!

Si legge nella lettera pubblicata dalla testata giornalistica: “Francesco Capodieci non ha fissato la propria residenza in un comune del Nord Italia ma in una località turistica molto rinomata del sud d’Italia. Il padre gli ha affittato una casa a Camigliatello Silano, località montana del comune di Spezzano della Sila, in provincia di Cosenza. La frazione di Camigliatello Silano è situata a 1272 metri di altitudine, dispone di un moderno impianto di risalita e di due piste da sci ed è una delle località a grande vocazione turistica durante tutte le stagioni soprattutto d’inverno“.

Ma sorgono dubbi sull’intera vicenda, opinabili, ma doverosi da chiarire.

Ad oggi si è detto che il detenuto Capodieci ha scoperto la presenza di una neoplasia al polmone per mezzo di una normale radiografia quando, contrariamente a ciò, è proprio la scienza ad affermare che la presenza delle neoplasie si possono già affermare con una tomografia e degli esami del sangue a supporto (qui gli approfondimenti); è possibile che nessun istituto penitenziario abbia fatto tale accertamento al Capodieci?

Se così fosse, la situazione sarebbe grave!

Inoltre, per la cronaca, è doveroso ricordare che “lo stesso Capodieci in passato ha rifiutato il ricovero all’ospedale Garibaldi di Catania (nosocomio a cui si rivolgono tanti siciliani), come disposto dal Gup Simona Ragazzi, perché “non volersi fare curare in un nosocomio ove sono ricoverati molti pazienti positivi al covid”.

Non ci risulta, ad oggi, che una Tac o Pet sia situata nei reparti di degenza, come non ci risulta “molti pazienti positivi al Covid” in Sicilia.

È doveroso da parte nostra informare bene, l’informazione attraverso il web è anche cultura.

Francesco Capodieci, ricordiamo, è lo stesso finito il 14 maggio in un’altra inchiesta “Operazione Cavadonna” (qui per leggere l’articolo) e il minimo che potrebbe fare è collaborare con la giustizia, considerati questi precedenti.

A Cosenza sorge il centro ospedaliero dove Francesco Capodieci dovrà sottoporsi agli accertamenti clinici, alla Tac e alla biopsia per capire per prima cosa la natura dei noduli che presenta ai polmoni. Saranno i medici del nosocomio di Cosenza a prescrivere la terapia cui dovrà sottoporsi il detenuto siracusano dopo che sarà accertato se si tratta dei noduli. Il padre di Francesco Capodieci, appena ricevuta la notizia dall’avvocato Stefano Rametta della concessione degli arresti domiciliari, è andato a andato a prendere il figlio al carcere di Prato e lo ha condotto a Camigliatello Silano, dove già trascorrerà gli arresti in casa, come disposto dai giudici della terza sezione penale della Corte di Appello di Catania innanzi al quali si sta svolgendo il processo di secondo grado a carico di tutti gli imputati coinvolti nell’operazione antidroga denominata “Bronx 1”, effettuata nel mese di febbraio del 2018 dai Carabinieri del Comando provinciale di Viale Tica con il coordinamento dei Pubblici Ministeri Alessandro La Rosa e Alessandro Sorrentino, sostituti procuratori alla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania.

VIAAmattanza
FONTEFrancesco Capodieci
Si occupa di mafia e criminalità organizzata. Ha collaboratorato con diverse testate giornaliste online e cartacee. Il suo percorso inizia nel lontano 2015 con ReteRegione, poi collabora con LaSpia, Diario1984, L'Attualità, Cisiamo e infine IlFormat. Nel gennaio 2020 si iscrive al sindacato WorKPress e gli viene attribuito il tesserino internazione di giornalista e reporter come da normativa europea e internazionale. Ha partecipato a diverse conferenze sul tema mafia e criminalità organizzata. Autore dei libri Cogito ergo sum..ma non troppo (2015) e L'Antistato vol.I° (2019)