Mafia & Antimafia La "Convenzione di Palermo" e la caccia alla corruzione

La “Convenzione di Palermo” e la caccia alla corruzione

Seguire i soldi per colpire la mafia, questo era il metodo Falcone approdato a Vienna, ma quanti condannati in Italia?

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E’ stato approvato all’unanimità , nel corso della Conferenza delle Parti, tenutasi a Vienna,  la risoluzione  nota come la «Convenzione di Palermo», ratificata nel 2000.

La «Convenzione di Palermo» santifica il lavoro svolto dal magistrato Giovanni Falcone assassinato, insieme alla moglie Francesca Morvillo e a tutta la scorta, con una carica di tritolo a Capaci (PA) ad opera di entità oscure che vedono da una parte “la mano di tutte le mafie” e dall’altra “apparati occulti dello Stato” che insieme formano un corpo “stragista”.

Tale è la sintesi del processo sul “depistaggio” tenutosi presso il tribunale di Caltanissetta e ciò che si può dedurre dal processo “Trattativa Stato-Mafia”.

Il metodo Falcone è stato il primo ed unico strumento legislativo adottato anche negli USA, dove a lui è dedicata una statua, in Virginia, alla Quantico Fbi Academy e dove lo stesso magistrato ha lavorato a due inchieste, il processo «Rosario Spatola+119» e l’inchiesta denominata «Pizza Connection» che accertò l’immenso traffico di cocaina tra gli Stati Uniti e l’Italia e i milioni di dollari depositati.

Proprio in quest’ultimo processo si riuscì a inchiodare, con una sentenza a 45 anni di carcere, il boss Gaetano Badalamenti.

Il boss Badalamenti, nato a Cinisi il 14.09.1923, difeso di fiducia dagli Avv.ti Paolo Gullo e Girolamo D’Azzò del Foro di Palermo, fu detenuto presso il Carcere Federale di Fairton , in New Jersey, USA, fu imputato nel proc. n. 41/99 R.G.C., con sentenza n. 10/02 dal Tribunale di Palermo, Corte di Assise, Sezione Terza, per l’assassinio di Peppino Impastato.

Le imputazioni per Badalamenti furono:

  1. del delitto di cui agli artt. 110, 575, 577 n. 3 c.p. per avere, quali ideatori e mandanti, in concorso tra loro e con ignoti esecutori materiali, cagionato, con premeditazione, la morte di Giuseppe Impastato con l’uso di materiale esplosivo del tipo dinitrotoluene la cui deflagrazione dilaniava la vittima, provocandone l’immediato decesso;
    In Cinisi il 09.05.1978
  2. del delitto di cui agli artt. 81 cpv., 110 c.p., 2 e 4 legge 2 ottobre 1967 n. 895 e succ. modif., 61 n. 2 c.p., per avere in concorso tra loro e con ignoti, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, al fine di commettere il delitto di cui al capo che precede, illegalmente detenuto e portato il luogo pubblico materiale esplosivo del tipo dinitrotoluene.
    In Cinisi il 09.05.1978.

Giudicato colpevole del reato di omicidio premeditato di cui al capo a) della rubrica e lo condanna alla pena dell’ergastolo, nonché al pagamento delle spese processuali. (qui la sentenza)

Per la memoria dei tanti, la morte di Peppino Impastato (meglio l’assassinio) è passato quasi inosservato perché lo stesso giorno del suo assassinio fu ritrovato il corpo del presidente Aldo Moro, siamo al 9 maggio 1978.

Solo dopo il film I cento passi di Marco Tullio Giordana, uscito al cinema nel 2000, l’Italia ha cominciato a fare memoria anche di quest’uomo che ha ricevuto la tessera dell’ordine dei giornalisti post mortem, come tanti altri, perché combattere la mafia non è questione di “etichetta” ma di “rivoluzione culturale”.

Ritornando al “metodo Falcone” è doveroso ricordare che Giovanni Falcone aveva intuito, grazie al lavoro del vicequestore Boris Giuliano poi ucciso alle spalle dal boss Leoluca Bagarella, che più che le persone bisognava seguire il fiume di denaro «sporco».

La risoluzione, come viene raccontata dal Corriere, è stata approvata all’unanimità e contiene proposte che hanno evidenziato l’importanza dell’eredità lasciata da Giovanni Falcone, pioniere della cooperazione giudiziaria nel contrasto ai clan, nella lotta alle mafie nel mondo.

"Follow the money": il metodo Falcone
Francesco Lo Voi, collega magistrato di Falcone: “Ricordo migliaia di assegni controllati tutti nelle girate…”

Un vero e proprio evento storico perché è la prima volta che in una risoluzione viene valorizzato il contributo di una singola personalità.

Nel documento vengono indicati: l’adozione delle misure patrimoniali — sequestri e confische — che dal 1982 in Italia si rivelano uno strumento utilissimo nella lotta ai clan, l’uso sociale dei beni tolti alle mafie, l’invito alla costituzione di corpi investigativi comuni che facciano uso delle più moderne tecnologie (importanti soprattutto nelle inchieste sui traffici di migranti), l’estensione della Convenzione di Palermo a nuove forme di criminalità come il cybercrime e i reati ambientali ancora non disciplinati da normative universali e il potenziamento della collaborazione tra gli Stati, le banche e gli internet provider per il contrasto alla criminalità transnazionale.

Si evidenzia, nel documento, l’invito agli Stati a condurre indagini economiche, a «seguire il denaro» con strumenti di indagine finanziaria e a identificare e interrompere qualsiasi legame tra criminalità organizzata transnazionale, corruzione, riciclaggio e finanziamento del terrorismo e a utilizzare la Convenzione di Palermo come base giuridica per un’efficace cooperazione internazionale finalizzata al sequestro, alla confisca dei guadagni illeciti indipendentemente dalla condanna penale.

Ma in Italia, soprattutto dove le mafie hanno radici, quali sono i numeri del “denaro” che viene seguito? Possibile che nessun politico o meglio solo pochi finiscono imputati e poi assolti?

Maurizio Inturri
Si occupa di mafia e criminalità organizzata. Ha collaboratorato con diverse testate giornaliste online e cartacee. Il suo percorso inizia nel lontano 2015 con ReteRegione, poi collabora con LaSpia, Diario1984, L'Attualità, Cisiamo e infine IlFormat. Nel gennaio 2020 si iscrive al sindacato WorKPress e gli viene attribuito il tesserino internazione di giornalista e reporter come da normativa europea e internazionale. Ha partecipato a diverse conferenze sul tema mafia e criminalità organizzata. Autore dei libri Cogito ergo sum..ma non troppo (2015) e L'Antistato vol.I° (2019)

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