Inchiesta Carabinieri Piacenza: rito immediato

Rito immediato per i carabinieri dello scandalo di Piacenza

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L’inchiesta sugli illeciti commessi da alcuni carabinieri in servizio – all’epoca dei fatti – nella stazione dei carabinieri Levante a Piacenza è chiusa e prossima ad approdare in Tribunale.

L’incidente probatorio si è tenuto il 10 ottobre ed i pm titolari del caso hanno chiuso le indagini e chiesto il giudizio immediato per 16 dei 23 indagati.

Per tutti i reati contestati a vario titolo sono spaccio, corruzione, abuso d’ufficio e tortura, dietro all’intera vicenda uno scenario che portò persino al sequestro dell’intera stazione dell’Arma.

I destinatari della richiesta di giudizio civile sono rivolti a sei carabinieri e dieci civili; sessantadue in totale i capi di imputazione contestati, quasi tutti a carico dei cinque carabinieri della Levante, di cui quattro ancora in carcere e uno agli arresti domiciliari.

I nomi: l’appuntato, originario di Pomigliano d’Arco, Giuseppe Montella (40 capi) che è al centro delle accuse, di lui scrisse il gip Luca Milani «vive al di sopra della legge»; l’appuntato scelto Salvatore Cappellano, originario di Catania, (13 capi); Angelo Esposito (9 capi), originario di di Napoli; Giacomo Falanga (7 capi), originario di Pozzuoli; l’appuntato scelto Daniele Spagnolo (5 capi), originario di Salemi.

I civili coinvolti invece sono tutti accusati di spaccio di stupefacenti, tranne uno che deve rispondere di estorsione e minacce.

Per sette persone sono ancora in corso le indagini preliminari. Tra loro anche il maggiore Stefano Bezzeccheri (ex comandante della Compagnia di Piacenza, originario di Pompei) accusato di abuso di ufficio. Gli altri sono carabinieri (e un finanziere) con posizioni minori e che sono ancora attualmente indagati per truffa, abuso d’ufficio, e rivelazione di segreto d’ufficio.

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