Cronaca Condanna ridotta all'agente di Polizia Penitenziaria

Condanna ridotta all’agente di Polizia Penitenziaria

Condotte ingenue e prive di quella coscienza e volontà a delinquere.

-

- Advertisment -

All’assistente capo della Polizia Penitenziaria Paolo Zagarella, con qualifica di coordinatore, è stata ridotta la pena in appello perché le sue “condotte sono state poste in essere in modo ingenuo e prive di quella coscienza e volontà a delinquere”.

A pubblicare la notizia è la nota testata giornalistica Diario1984.

I giudici della Corte di Appello di Catania nel processo penale d’appello a carico del Zagarella, condannato in primo grado alla pena di sette anni e quattro mesi di reclusione per i reati di corruzione, peculato con l’aggravante di avere agevolato i componenti di un’associazione mafiosa, hanno riformato la sentenza emessa dal Gup di Catania accogliendo la tesi difensiva presentata dal difensore dell’imputato, avvocato Antonino Campisi.

La Corte di Appello ha escluso l’aggravante per il Zagarella di avere favorito alcuni detenuti, che per gli investitori facevano parte di un clan mafioso avolese, rideterminando la pena in anni 4 e mesi 8 di reclusione.

Nella tesi difensiva, il difensore di Paolo Zagarella, avrebbe detto che “quelle condotte sono state poste in essere in modo ingenuo e prive di quella coscienza e volontà a delinquere”.

L’esclusione dell’aggravante di avere agevolato un clan mafioso ha permesso all’avvocato Antonino Campisi di depositare debita istanza per ottenere gli arresti domiciliari e stamane la Corte d’Appello di Catania ha concesso gli arresti domiciliari a Paolo Zagarella.

All’epoca dei fatti il provvedimento a carico di Paolo Zagarella venne eseguito sia dai colleghi del poliziotto, in servizio nella Casa Circondariale di Cavadonna, che dai Carabinieri del Comando provinciale di Siracusa su disposizione del Sostituto Procuratore Gaetano Bono, che dirigeva l’indagine, coordinata dal Procuratore della Repubblica, Fabio Scavone.

Nello specifico durante le investigazioni si accertò che l’agente penitenziario “venendo meno ai doveri connessi alle sue funzioni di vigilanza e tutela dell’ordine e della sicurezza, avrebbe offerto indebiti favori ai detenuti o ai loro familiari, procacciando beni o veicolando informazioni sia dall’esterno della struttura penitenziaria, sia verso il suo interno, così consentendo di eludere le restrizioni previste per i detenuti”.

Articolo precedenteTik Tok: Droga e soldi
Articolo successivoCasa adibita a spaccio: Arrestati!

Ultimi articoli

La vera storia di Gianluca Calì. Campesi e Flamia nella sua vicenda

Sono troppe le trame ricucite con forza dietro a molte storie di persone reali che per scelta o conseguenza...

Siracusa: La nuova lotta alla criminalità alle “imbarcazioni fantasma”

Un altro colpo che farà discutere quello messo a segno dagli agenti della Polizia di Stato in servizio presso...

Siracusa: Ex affiliato al clan Bottaro-Attanasio arrestato per furto di gasolio

Enzo Vinci, anni 47, già conosciuto alle forze dell’ordine per vari reati come: estorsione ai danni di un panificio...

Carceri: Al via le scarcerazioni dei boss

Il primo boss della camorra, rinchiuso al 41bis, lascia il regime duro e viene posto al regime dei domiciliari;...
- Advertisement -

La prima testimone siciliana “vestita di nero”; in nome dello Stato!

Oggi come ieri è sempre la stessa indifferenza che uccide con o senza regole perché alla base di tutto...

Sanità Calabria: Rischio per chiunque fare il Commissario

"Dopo tutto questo parlare, molta gente anche capace, addetta ai lavori, non scenderà in Calabria perché rischia di azzerare...

Articoli popolari

Iscriviti alla nostra newsletter!

Rimani aggiornato con la nostre notizie!

Questo articolo ti è piaciuto? Allora perché non ci sostieni con una donazione?

Potrebbero interessartiHOT NEWS
Ecco cosa hanno letto i nostri lettori