Cronaca Processo Rinascita-Scott: Il pentito "disobbediente" contro Pittelli

Processo Rinascita-Scott: Il pentito “disobbediente” contro Pittelli

Il pentito fuori programma nella lista dei testimoni della procura.

-

- Advertisment -

Il 9 novembre, a Vibo, si terrà il processo che vede tra gli imputati il noto penalista Giancarlo Pittelli, sospeso dall’Ordine, l’avvocato Giulio Calabretta, l’ex sindaco di Nicotera Salvatore Rizzo e l’imprenditore Mario Lo Riggio, tutti coinvolti nella maxi operazione antimafia “Rinascita Scott” scattata il 19 dicembre scorso contro le cosche del Vibonese.  

La Commissione Nazionale Antimafia non se lo fila, ma il “pentito disobbediente” Luigi Bonaventura che continua a rilasciare interviste, sottoporsi a interrogatori e rilasciare dichiarazioni a diverse Procure, nonchè a chiedere “diritti per i collaboratori di giustizia” sarà uno dei testimoni chiave della Procura.

La Dda di Catanzaro ha già depositato la lista testi che comprende ben 100 testimoni, tra appartenenti all’Arma dei carabinieri del raggruppamento operativo Speciale di Roma e Catanzaro, del Nucleo investigativo del comando provinciale di Vibo, della direzione centrale Anticrimine della Polizia di Stato, delle Questure di L’Aquila e Teramo; inoltre testimonieranno consulenti tecnici, testimoni di giustizia e collaboratori di giustizia.

I sostituti procuratori della distrettuale Antonio De Bernardo, Annamaria Frustaci e Andrea Mancuso  hanno inserito nel lunghissimo elenco l’ex presidente della Corte di appello di Catanzaro Marco Petrini e Francesco Saraco, radiato dalla professione, coinvolti nell’inchiesta “Genesi”, istruita dalla Dda di Salerno su “processi aggiustati in Corte di appello in cambio di soldi.

Proprio quest’ultimi con le loro dichiarazioni, in quanto accusati di corruzione in atti giudiziari aggravati, hanno chiamato in causa il noto penalista Pittelli.

Tutti i testi dell’accusa

Nella corposa lista dei testi depositata dalla Dda compaiono nomi illustri di collaboratori di giustizia, tra cui: Andrea Mantella, Bartolomeo Arena, Raffaele Moscato, Cosimo Virgilio, Emanuele Mancuso, Gennaro Pulice, Carlo Vavalà, Nicola Figliuzzi, Giuseppe Vrenna, Luigi Bonaventura, Angelo Salvatore Cortese, Gaetano Antonio Cannatà, Michele Camillò, Domenico Camillò, Diego Zappia, Santo Mirarchi, Giuseppe Costa, Salvatore Schiavone, Emilio, Santoro, detto Mario.

Le minacce al collaboratore Emanuele Mancuso

Proprio il collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso, «rampollo» della famosissima cosca della ‘ndrangheta di Nicotera e Limbadi, (dedita al narcotraffico), tempo a dietro fu costretto a interrompere la collaborazione con la giustizia (avviata nel giugno 2018) a causa di continue violenze psicologiche, pressioni e ricatti indotte da alcuni affiliati alla ‘ndrangheta.

Nello specifico, per arrivare allo scopo, lo avrebbero minacciato di sottrargli la figlia di poche settimane se non si fosse fatto passare per malato di mente dalla DdA.

Il giovane Emanuele Mancuso, in un primo tempo fuoriuscito dal programma di protezione, riprese invece a collaborare con la giustizia e accusò di reati gravi sia il padre che il fratello.

La Dda di Catanzaro, grazie alle dichiarazioni del giovane Mancuso, avvio subito un’inchiesta che chiuse in poche settimane.

A finire indagati furono in dieci a vario titolo accusati di: violenza privata, intralcio alla giustizia e favoreggiamento nei confronti di latitanti; inoltre su di loro pende l’accusa di aver posto in essere condotte (aggravate dalle modalità mafiose) finalizzate a convincere il collaboratore a lasciare il programma di protezione, ritrattare le accuse e non deporre nei processi.

Luigi Bonaventura sbattuto fuori dal programma e padre della vita spezzata di Nemo

Merita un racconto a sè la vicenda del collaboratore di giustizia Luigi Bonaventura che ha inizio, con rottamboleschi dentro-fuori tra il 2007 a tutt’oggi.

Luigi Bonaventura, ex sgarro della cosca Bonaventura-Vrenna-Corigliano, con una taglia che pende sulla sua testa da molto tempo, inizia la sua collaborazione nel lontano 2007 in modo spontaneo, cioè non era ne agli arresti ne fuggitivo. Era libero e in Calabria, considerando quegli anni, avrebbe potuto nascondersi senza problemi se il suo chiodo fisso non fosse stato “il futuro dei suoi figli”.

Nel 1990 partecipa alla strage di piazza Pitagora, dove vengono uccisi Giuseppe Sorrentino, Rosario Garceo e Ugo Perri nell’ambito della cosiddetta faida del Marchesato.

Il 19 settembre 2006 il padre, Salvatore Bonaventura, detto Rino, capobastone dell’omonima cosca, avrebbe dovuto ucciderlo per la decisione presa di collaborare con la giustizia, ne nasce una sparatoria e fu Luigi a ferire il padre con un colpo di pistola all’inguine.

Già nel 2006, come collaboratore di giustizia, collabora anche con la DDA di Bologna e alla sua prima testimonianza, davanti ai giudici della corte d’assise di Ravenna (celebrata nel palazzo di giustizia di Bologna) fornisce dichiarazioni nel processo per l’omicidio di Gabriele Guerra avvenuto a Cervia che porteranno a tre ergastoli.

Nonostante gli si sia stato revocato il programma (a suo dire ingiustamente per mere interviste non autorizzate di un contratto che era oramai scaduto) da anni continua fra interrogatori e testimonianze in vari processi.

Ha contribuito recentemente all’operazione Malapianta (marzo 2019), coordinata dal Procuratore Nicola Gratteri contro le cosche Mannolo, Grande Aracri e altre, con oltre 35 arresti.

Le sue dichiarazioni hanno portato a svariate operazioni non solo in Calabria ma in altre regioni di Italia, come l’operazione “San Michele” condotta dalla DDA di Torino dal Dott. Sparagna, “Aemilia” DDA Bologna Dott. Mescolino, “Isola Felice” DDA L’Aquila Dott.ssa Picardi e altro, portando in tutto alla condanna di oltre 500 ndranghetisti e al sequestro di svariati milioni di euro.

Il 7 aprile 2008, grazie alla sua collaborazione, vengono arrestate 39 persone presunte affiliate al clan Vrenna-Corigliano-Bonaventura nell’ambito dell’operazione Heracles coordinata dalla DdA di Catanzaro. Le accuse andarono dal traffico di droga all’estorsione, oltre al rifornimento illecito di materiale esplosivo da parte della criminalità albanese.

Il 28 aprile del 2008, sempre e grazie alla collaborazione di Bonaventura, scatta l’operazione Heracles 2 dove vengono effettuati altri numerosi arresti e le accuse vanno dall’associazione mafiosa, traffico di droga, omicidi, estorsioni ed altro.

Nell’agosto 2013 rivela il progetto per fare fuori Giulio Cavalli, noto per alcune sue iniziative contro la mafia, indicazione giunta nella primavera del 2011 da parte di emissari del clan De Stefano-Tegano. In quel periodo Cavalli era già sotto scorta.

Il 22 ottobre 2014, in un’intervista rilasciata a Luigi Pelazza del programma televisivo Le iene, accusa lo Stato italiano di diverse carenze presenti all’interno del Programma di Protezione per i collaboratori di giustizia[12].

Nel luglio 2018 il Tar del Lazio legittima la revoca al programma di protezione e a cui aveva fatto ricorso Bonaventura.

Ma oggi lo ritroviamo nuovamente come testimone nel processo dell’operazione “Rinascita-Scott”Gratteri chiede un bunker per il «Processo Rinascita-Scott a Catanzaro».

Affidabile per ben 10 Procure e collaboratore per 14 di esse, come si evidenzia dalla chiamata in causa in questo processo derivato dalla denominata maxi operazione “Rinascita-Scott”, di cui ne abbiamo parlato in precedenza, non riesce vivere in pace e tranquillità e nemmeno, la stessa pace, possono ottenerla i suoi figli, come il più giovane che è conosciuto col nome di Nemo e di cui potete leggere qui la storia.

Forse per quegli anni bui con cui vengono visti i “pentiti” della ‘ndrangheta, forse per la mancanza di norme e tutela ancora da definire ed evolversi, in quei luoghi, come il Molise, in cui viene spostato insieme alla famiglia – la cosiddetta località protetta – inizia a subire attentati e minacce che saranno dichiarati, dallo stesso Bonaventura,  nel 2011.

Le minacce arrivano dagli uomini della famiglia Ferrazzo che gli fanno recapitare una busta con bussolo di proiettile.

Da lì, Bonaventura che in precedenza aveva denunciato di essere stato avvicinato in più occasioni da esponenti della ‘ndrangheta, nel maggio del …. inizia a ribellarsi con usando la penna e scrive una lettera d’appello all’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per chiedergli che gli venisse assegnata “urgentemente una scorta fissa” e che gli fosse consentito un prestito, per gravi problemi di salute di un familiare, di cinquemila euro, da rimborsare in rate da 150 euro che potevano defalcare dalla quota che lo stesso Stato mensilmente paga a chi collabora o dal cosiddetto “premio di collaborazione finale”.

Bonaventura insiste, attraverso i suoi legali gli avvocati Ruggiero Romanazzi e Giulio Calabretta, di essere in una situazione delicata per via della “località protetta” dove si trova, in quanto vicina a varie ‘ndrine e di avere problemi di salute riguardanti un familiare.

Nel Molise, secondo le dichiarazioni di Bonaventura, ci sarebbero altri collaboratori di giustizia ed affiliati, come: Garofalo, Ferrazzo, Cosco , Mesoraca, Pucci, Speranza e Amodio tutti uomini originari della Calabria e per giunta tanti della stessa provincia di Crotone.

Arriviamo al 2011, il programma di protezione stabilito per Bonaventura ed i suoi familiari è scaduto, nessun documento di identità valido con nuove generalità valido gli è stato concesso e da quel giorno l’ex boss decide che avrebbe mai firmato nessuna proroga anzi, ne avrebbe richiesto la risoluzione, confermando però la volontà di collaborazione con lo Stato.

Nel frattempo a marzo 2013 venne notificato all’ex sgarro e alla sua famiglia un imminente cambio della località protetta obbligatorio che doveva avvenire entro il 6 maggio 2013. 

Bonaventura che con le sue dichiarazioni ha permesso blitz fino al Nord Italia contesta il programma di sicurezza che nei fatti partirebbero all’uso degli stessi alloggi e delle stesse località protette, alla mancanza di documenti di identità validi e documenti validi per accedere ai benefici di legge come ISEE o esenzioni ticket, all’iscrizione alle scuole o università dei figli dei collaboratori di giustizia.

La situazione in cui vive l’ex boss non è certo delle migliori ed infatti ha anche chiesto di essere audito dalla Commissione Centrale competente o Commissione Nazionale Antimafia, come avviene per i Testimoni di Giustizia, in modo da poter spiegare le motivazioni della decisione presa dalla sua persona.

Una storia che ha dell’incredibile e di fake non c’è traccia!

Ti piace l'articolo?

Maurizio Inturri
Si occupa di mafia e criminalità organizzata. Ha collaboratorato con diverse testate giornaliste online e cartacee. Il suo percorso inizia nel lontano 2015 con ReteRegione, poi collabora con LaSpia, Diario1984, L'Attualità, Cisiamo e infine IlFormat. Nel gennaio 2020 si iscrive al sindacato WorKPress e gli viene attribuito il tesserino internazione di giornalista e reporter come da normativa europea e internazionale. Ha partecipato a diverse conferenze sul tema mafia e criminalità organizzata. Autore dei libri Cogito ergo sum..ma non troppo (2015) e L'Antistato vol.I° (2019)

Ultimi articoli

Siracusa: La nuova lotta alla criminalità alle “imbarcazioni fantasma”

Un altro colpo che farà discutere quello messo a segno dagli agenti della Polizia di Stato in servizio presso...

Siracusa: Ex affiliato al clan Bottaro-Attanasio arrestato per furto di gasolio

Enzo Vinci, anni 47, già conosciuto alle forze dell’ordine per vari reati come: estorsione ai danni di un panificio...

Carceri: Al via le scarcerazioni dei boss

Il primo boss della camorra, rinchiuso al 41bis, lascia il regime duro e viene posto al regime dei domiciliari;...

La prima testimone siciliana “vestita di nero”; in nome dello Stato!

Oggi come ieri è sempre la stessa indifferenza che uccide con o senza regole perché alla base di tutto...
- Advertisement -

Sanità Calabria: Rischio per chiunque fare il Commissario

"Dopo tutto questo parlare, molta gente anche capace, addetta ai lavori, non scenderà in Calabria perché rischia di azzerare...

È morto il corvo di Vatileaks

E' morto Paolo Gabriele, l'ex maggiordomo di papa Benedetto XVI che, con la fuga di documenti riservati del Pontefice,...

Articoli popolari

Iscriviti alla nostra newsletter!

Rimani aggiornato con la nostre notizie!

Questo articolo ti è piaciuto? Allora perché non ci sostieni con una donazione?

Potrebbero interessartiHOT NEWS
Ecco cosa hanno letto i nostri lettori