Editoriale Cappio al collo: La fase preventiva per bloccare tutto.

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Nessuno parli! Amara e Calafiore: chi sono e cosa sanno veramente?

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Ritorniamo a parlare, in questo secondo articolo, dell’inciucio che solo “velatamente” è saltato fuori tra quella parodia, o traviata, che alcuni “personaggi” hanno messo in piedi col nome “Veleni in Procura” e sull’altra aristotelica denominata “Sistema Siracusa”.

Ricorderete certamente le allarmanti notizie che autorevoli “personaggi” di tutta Italia lanciavano attraverso il “giornalismo web” (fondamentale sottolinearlo il “web”) che affermavano di “filoni di indagine avviati nei Palazzi di giustizia di Milano, Roma, Messina, Palermo e Catania”, nonché la parte più importante “esposti presentati da più persone nei confronti di personalità importanti della politica, dell’imprenditoria e della magistratura locale”.

L’intero complesso d’indagine sembra iniziare tra il 2016 e il 2017, i nomi di punta su cui girerà la vicenda saranno a tutt’oggi “Amara e Calafiore” che da Siracusa hanno le mani in pasta tanto a Roma tanto con il CSM, ovvero con la corrente guidata dall’ex consigliere Luca Palamara.

Dell’amicizia tra i tre scriverà FQ, riferendosi a Palamara, in questo modo “Quand’era componente del Csm avrebbe incassato “la somma pari ad euro 40mila per compiere un atto contrario ai doveri di ufficio”. Denaro ricevuto da Giuseppe Calafiore e Piero Amara – cioè i due avvocati al centro dell’inchiesta sulle sentenza comprate al Consiglio di Stato –  “in concorso tra loro e con Giancarlo Longo”, nel proseguo dell’articolo che potete leggere qui  FQ aggiunge “le utilità percepite nel corso degli anni” (stando alle indagini almeno dal 2011) da  Palamara, “dai suoi conoscenti e familiari ed erogate” da Fabrizio Centofanti “appaiono direttamente collegate alla sua funzione di consigliere dell’organo di autogoverno della magistratura. Il numero di donativi e il valore degli stessi non è, infatti, spiegabile sulla base di un mero rapporto di amicizia”. Palamara, ex presidente dell’Anm, è stato componente di Palazzo dei Marescialli. Centofanti, imprenditore ed ex capo delle relazioni istituzionali del gruppo Acqua Marcia di Francesco Bellavista Caltagirone, arrestato nel 2018 a Roma e scarcerato, è in attesa di giudizio. È legato ad Amara, avvocato che ha patteggiato tre anni per corruzione.

Francesco Bellavista Caltagirone sarà assolto da qualsiasi accusa e risarcito per i danni.

Le date sono importanti e guarda caso nell’aprile 2016, Repubblica, pubblica un importante filone d’inchiesta della Procura di Perugia “Tempa Rossa”.

L’inchiesta della procura di Potenza  è divisa in tre filoni: il primo, affidato ai carabinieri del Noe, riguarda l’impianto Eni di Viggiano; il secondo filone di indagine, seguito dagli agenti della squadra mobile della Polizia di Stato, ha al centro l’iter che ha portato all’autorizzazione del giacimento Tempa Rossa della Total; il terzo filone arriva ad Augusta, proprio in Sicilia, si tratta dell’indagine sul porto di Augusta.

Tutte e tre i filoni convergono in un sistema “do ut des” che garantisce vantaggi a molti.

Ad Augustail terzo filone – finirà indagato il capo di Stato maggiore della marina, Giuseppe De Giorgi, compagno dell’ex ministro Guidi; Gianluca Gemelli, il capo ufficio bilancio della Difesa e consulente del ministero per lo Sviluppo Economico; Valter Pastena, e il facilitatore Nicola Colicchi.

Nel primo filone, quello di Viggiano, finiranno agli arresti sei persone: Rosaria Vicino, ex sindaca del Pd di Corleto Perticara; Vincenzo Lisandrelli (coordinatore ambiente del reparto sicurezza e salute all’Eni di Viggiano); Roberta Angelini (responsabile Sicurezza e salute dell’Eni a Viggiano); Nicola Allegro (responsabile operativo del Centro oli di Viggiano); Luca Bagatti (responsabile della produzione del distretto meridionale di Eni) e Antonio Cirelli (dipendente Eni nel comparto ambiente). Accuse: “plurime condotte di concussione e corruzione”.

Nel secondo filone fra gli indagati, come detto, Gianluca Gemelli, imprenditore e compagno della ministra dello sviluppo economico Federica Guidi. Gemelli, imprenditore e commissario di Confindustria Siracusa, è accusato di traffico di influenze illecite perché “sfruttando la relazione di convivenza che aveva col ministro allo Sviluppo economico – si legge nella richiesta di misure cautelari – indebitamente si faceva promettere e otteneva da Giuseppe Cobianchi, dirigente della Total” le qualifiche necessarie per entrare nella “bidder list delle società di ingegneria” della multinazionale francese, e “partecipare alle gare di progettazione ed esecuzione dei lavori per l’impianto estrattivo di Tempa Rossa”. (Fonte IlRiformista)

Ricordiamo che per molti degli indagati cadranno alcune imputazioni, altri saranno assolti e altri processi andranno in prescrizione.

Il “Sistema Siracusa” ha impegnato Procure e investigatori mentre un altro grosso “Sistema” andava avanti…

Nel 2016 c’è già nell’aria il “Sistema Montante”, tutto sta per cadere e ad essere trascinati nelle indagini saranno “servizi segreti, politici, imprenditori, giornalisti e tanti altri”, a Siracusa scoppia il caso IAS Priolo che vedrà coinvolta Maria Grazia Brandara; ma c’è di più!

Il deputato Claudio Fava, nonché presidente della Commissione Regionale Antimafia, inizia a spingersi oltre e ad acquisire documenti e atti fino a scavare su questioni inquietanti che però si bloccheranno a Siracusa.

Come mai?

Di certo il caso Palamara ha reso visibile, quasi noumenico, i legami di un sistema complessa dalla caput mundi attraversa Gioia Tauro e termina in Sicilia, qui in questa terra dove “Mafia e Appalti” è stata il “perno” dei rapporti più oscuri di un sistema criminale.

E proprio a settembre i pm della Dda di Potenza hanno chiuso le indagini avviate nei confronti del gelese Vincenzo Pistritto che secondo gli investigatori lucani, partiti da un’inchiesta su presunte estorsioni nei cantieri di Tempa Rossa del sito produttivo della multinazionale Total, hanno iscritto nel registro degli indagati per la sua vicinanza alla Stidda.

Al prossimo articolo, perché come accennato all’inizio, l’indagine vede coinvolti tutti eccetto la criminalità organizzata. Possibile?

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Maurizio Inturri
Si occupa di mafia e criminalità organizzata. Ha collaboratorato con diverse testate giornaliste online e cartacee. Il suo percorso inizia nel lontano 2015 con ReteRegione, poi collabora con LaSpia, Diario1984, L'Attualità, Cisiamo e infine IlFormat. Nel gennaio 2020 si iscrive al sindacato WorKPress e gli viene attribuito il tesserino internazione di giornalista e reporter come da normativa europea e internazionale. Ha partecipato a diverse conferenze sul tema mafia e criminalità organizzata. Autore dei libri Cogito ergo sum..ma non troppo (2015) e L'Antistato vol.I° (2019)

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