Cronaca Covid: Saturimetro, asintomatici e pazienti a rischio

Covid: Saturimetro, asintomatici e pazienti a rischio

I medici di famiglia lanciano l'allarme, il professor Scaglione sugli asintomatici non ha dubbi: «Non devono prendere assolutamente niente».

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E’ allarme tra i medici di famiglia che nei giorni scorsi, tramite l’USCA (Unità speciali di continuità assistenziale), hanno annunciato di essere lasciati soli!

Il lungo comunicato inizia dalla mancata chiarezza sulle terapie

Il Dl “Cura Italia” indica come compito delle Usca «monitorare la situazione clinica di chi è positivo al Covid in isolamento e somministrare le terapie ai malati a casa, alleggerendo la pressione sugli ospedali e sui medici di base».

«Gli ospedali scoppiano, i medici di famiglia sono al collasso. La politica si faccia un esame di coscienza».

Le Usca, Unità speciali di continuità assistenziale di cui ne sono state istituite 1.200 in tutta Italia con il Dl “Cura Italia” del 17 marzo, spiega nel comunicato il segretario generale del Sindacato medici italiani (Smi), Pina Onotri «Sono l’anello di collegamento tra i medici di famiglia e gli ospedali.

Sappiamo che in alcune regioni alcune Unità sono partite a macchia di leopardo, ma non abbiamo alcuna informazione.

Se serve un’ecografia per controllare i malati con polmonite o un esame ematico per decidere se prescrivere l’eparina, l’unica cosa che possiamo fare è mandarli in ospedale. Così salta la cura domiciliare. Le Unità di continuità assistenziale avrebbero dovuto fare proprio questo».

Il farmacologo Scaglione: «Deve preoccupare la saturazione di ossigeno inferiore a 94»

Si contano, in isolamento domicliare, 500.000 persone!

In poche settimane i medici di famiglia si sono trovati oltre 500mila pazienti Covid da gestire (circa il 95% dei casi totali), senza avere strumenti per farlo. Proprio sulle Usca 30 parlamentari hanno presentato un’interpellanza urgente al ministro della Salute Roberto Speranza; mentre la sottosegretaria Sandra Zampa ha risposto che il Ministero della Salute sta raccogliendo i dati dalle Regioni.

Ma i medici di famiglia insistono: «Siamo lasciati soli in prima linea, soverchiati da un carico di lavoro immenso».

A Milano, dove l’aumento dei contagi è esponenziale, sono in funzione solo 4 Usca. Dal canto suo, l’assessore lombardo al Welfare Giulio Gallera ha annunciato la nascita di Centri diagnostici territoriali per Covid, «gestiti dagli specialisti delle Aziende sanitarie locali con medici e pediatri di famiglia, infermieri di comunità, in collaborazione con le amministrazioni comunali».

L’obiettivo è «integrare le prestazioni della medicina territoriale con quelle specialistico-ospedaliere». Gallera ha promesso che in breve tempo i Centri diagnostici saranno in funzione in tutta la regione.

Monitoraggio dei parametri vitali

«Quanto più riusciremo a mantenere i malati a domicilio tanto minore sarà il sovraccarico su Pronto soccorso e presidi ospedalieri» ha affermato il presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli.

La sfida è identificare le persone con sintomi tali da motivare il ricovero, che rappresentano solo il 5-8% del totale, conferma Emanuele Nicastri, infettivologo all’istituto Lazzaro Spallanzani di Roma.

«È fondamentale lo stretto monitoraggio dei parametri vitali, in particolare la saturazione di ossigeno» spiega Nicastri.

Ma come si curano i pazienti in isolamento domiciliare?

I farmaci che si sono rivelati efficaci nella cura di Covid sono tre: l’antivirale remdesivir (in commercio con il nome Veklury, dopo l’approvazione dell’Agenzia europea per i medicinali, ma solo per uso ospedaliero), il corticosteroide desametasone e l’anticoagulante enoxaparina (eparina a basso peso molecolare). Gli ultimi due farmaci sono di fascia A, quindi possono essere prescritti dal medico di famiglia e assunti a domicilio.

Il direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco, Nicola Magrini, sottolinea che la questione non è così semplice, infatti afferma Magrini «I pazienti a domicilio, nelle fasi iniziali di Covid, non devono abusare di antibiotici e neanche combinare tachipirina e cortisone».

Paracetamolo solo con febbre o dolori

Per Emanuele Nicastri i pazienti in isolamento domiciliare dovrebbero prendere solo paracetamolo, con temperatura superiore a 38° o dolori ad articolazioni e muscoli. «Tutto il resto della terapia in questa fase non ha alcuna evidenza scientifica, anzi in alcuni casi è dannosa» rileva l’infettivologo, che consiglia di «non usare il cortisone nei primi 7 giorni di malattia, e in particolare in assenza di desaturazione, perché potrebbe ritardare o ridurre la nostra risposta immunitaria».

L’idea di utilizzare cortisone ed eparina a domicilio per evitare l’aggravamento dei sintomi (e quindi la necessità di ricovero) viene però avanzata da alcuni medici.

«Il coronavirus entra nei capillari polmonari e si riproduce nella loro parete interna chiamata endotelio — scrive in una nota il cardiochirurgo Salvatore Spagnolo, direttore del Dipartimento di Cardiochirurgia del Policlinico di Monza  —, in questo modo determina una progressiva infiammazione dei polmoni e una trombosi del microcircolo. La somministrazione a domicilio dell’eparina e del cortisone potrebbe contrastare, fin dall’inizio, l’insorgenza dei processi infiammatori e trombotici».

L’importanza del saturometro

Saturazione inferiore a 94

Il criterio “principe” è quello della saturazione: un valore ottenibile con un semplice saturimetro, che tutti dovremmo avere in casa. L’allerta deve scattare quanto la saturazione è inferiore a 94. L’eparina serve in presenza di polmonite e negli anziani allettati, che sono già di per sé a rischio di tromboembolismo».

Questo l’invito alla prudenza di Francesco Scaglione, professore di Farmacologia all’Università degli Studi di Milano e farmacologo clinico all’Ospedale Niguarda. «La questione delle terapie per i pazienti domiciliati è all’attenzione degli esperti, anche qui in Lombardia. In questi mesi abbiamo visto che alcuni farmaci sono molto utili per le conseguenze che il virus determina, ma ancora oggi non abbiamo terapie specifiche per Covid. Facciamo però un passo indietro. Quando il virus arriva all’apice della moltiplicazione, può scomparire oppure indurre una disregolazione immunitaria, con conseguenze pesanti: infiammazione da citochine, edema polmonare, microembolia. Ebbene, tutti gli studi fatti sul cortisone (desametasone) mostrano che, se viene somministrato troppo precocemente, può peggiorare la malattia e addirittura aumentare la mortalità nei soggetti che non hanno bisogno di ossigeno

Gli asintomatici e i pazienti a rischio

Sugli asintomatici (tanti), il professor Scaglione non ha dubbi: «Non devono prendere assolutamente niente». Diverso il caso di soggetti a rischio di complicanze gravi, come gli ipertesi, che rappresentano la maggioranza delle vittime di Covid: «Per questi pazienti serve una sorveglianza più stretta da parte del medico, ma il marker da osservare è sempre la saturazione. Finché è possibile stare a casa, facciamolo ed evitiamo di correre in Pronto soccorso. Il parametro principale per decidere che è il momento di andare in ospedale è appunto una saturazione inferiore a 94, che non sale neppure con la somministrazione di ossigeno (che si può fare a domicilio)».

Bombole di ossigeno

Oggi non siamo nella stessa situazione di marzo ma, in parallelo con l’aumento dei contagi, c’è una crescita nel fabbisogno di ossigeno a domicilio.

«La situazione non è allarmante come durante la prima ondata — afferma Antonello Mirone, presidente di Federfarma Servizi —, ma è opportuno muoversi per tempo. Non c’è ancora una carenza generalizzata, ma ci sono territori in maggiore sofferenza su cui occorre iniziare ad agire».

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