Esclusivo: Siracusa tra mafia, politica e servizi deviati.

Dai grossi appalti ai servizi deviati, dalla politica locale al Parlamento. Quale legame con Cosa Nostra?

Siamo stati sempre fermamente convinti che l’intuito dei giudici Paolo Borsellino e Giovanni Falcone fosse corretto e che la famosa “Informativa Caronte” che spinse le indagini fino a Catania fosse un perno importante per ricostruire la storia siciliana.

Oggi possiamo dire che siamo soddisfatti del nostro lavoro come lo siamo del lavoro delle forze dell’ordine tutte e della magistratura, ma l’assist più importante non poteva che arrivare dai “collaboratori di giustizia” e da chi ha avuto il coraggio di esporsi.

Esistono pagine e pagine di cronaca ma oggi qui a Siracusa parleremo dei legami degli stupefacenti con la mafia di Catania.

La famiglia mafiosa Di Mauro, cosca Pillera-Cappello, come i Cursoti hanno intrattenuto rapporti con i clan di Siracusa!

Satornino, escluso da qualsiasi affiliazione con i clan siracusani e con i loro referenti della mala di Catania, voleva diventare il nuovo boss temerario di Siracusa in modo disonorevole, accompagnandosi a un ex collaboratore di giustizia, Vasile Lorenzo.

Inizia così la nostra intervista con la nostra fonte che ci racconta alcuni passaggi della mafia siracusana.

I legami del clan

La mafia siracusana ha intrattenuto sempre stretti rapporti con la politica, qualcuno delle forze dell’ordine e anche “personaggi oscuri” presenti a Roma; abbiamo anche noi – come lei ha parlato nei suoi articoli della ‘ndrangheta – intrecciato legami a Malta e in Svizzera, ma solo per conservare il patrimonio economico del clan.

I boss a Siracusa

Gli uomini d’onore, come li definite voi giornalisticamente, non esistono più; le nostre scelte sono state sempre ponderate e mai estremiste come quelle che stanno avvenendo ultimamente a Siracusa, quelle che qualcuno voleva prendere qualche anno fa e quelle che altri volevano prendere prima che il boss fosse Alessio Attanasio.

Chi è il nuovo boss a Siracusa?

Oggi, come lei ha scritto e tanti hanno capito, chi sta cercando di prendere in mano Siracusa è un’estremista, pericoloso e arrabbiato che si presenta armato, aggredisce, piazza bombe ecc..; non fa sconti a nessuno e come lei ha descritto in suo articolo ha aggredito Luigi e Sebastiano Miceli, (padre e figlio) ex affiliati al clan Bottaro-Attanasio, dicendogli “dovete pagare il pizzo come tutti gli altri perché non avete dove andare a chiedere aiuto”.

Premetto che utilizzo la parola “ex” affiliati poiché del clan Bottaro-Attanasio non è rimasta anima viva a Siracusa o che comunque si adopererebbe senza autorizzazione a compiere attività in nome del clan.

Che cosa può dirmi in riferimento ai collaboratori di giustizia?

A Siracusa, quei pochi collaboratori di giustizia ancora presenti, sono stati uomini d’onore, perché non si sono tirati indietro nell’autoaccusarsi di omicidi, estorsioni e tutto quanto un “affiliato” deve fare, ma hanno, perché lo sanno, taciuto su questioni dove la loro sicurezza non può essere garantita.

Lei deve sapere, cosa che può verificare, che il boss Agostino Urso, detto “’u Prufissuri”, fu ucciso da “persone fuori dall’ambiente e non gestibilie oltre a questo non le dirò nulla perché ucciderebbero me e lei, “mi creda che non copio le parole di Buscetta o altri uomini d’onore – che hanno riferito la stessa cosa – ma le riaffermo”.

Franco Satornino non è un uomo d’onore e non era un affiliato.

Satornino, attuale collaboratore di giustizia, non è mai stato un affiliato e alle cene del clan, dove era invitato, stava all’esterno e mai all’interno, dove si discutevano di questioni importanti che dovevano rimanere tra i fedelissimi.

Perché allora era invitato?

Per guardare che nessuno ci spiasse o manomettesse i mezzi posteggiati.

Il “Gruppo Satornino” composto anche da Massimo Midolo,  figlio della compagna, anch’essa partecipe alle attività di Satornino, ricevette degli schiaffi dal fu Luigi Cavarra, affiliato al clan Bottaro-Attanasio, che attende da Franco Satornino il motivo per il quale non l’ho difese né in quel momento né in seguito – se ciò che le sto riferendo è un falso chieda conferma a Massimo Midolo -.

“ L’ha fatto solo spiare dal fratello Massimo, frequentatore del molo Santa Lucia dove il Cavarra aveva una piccola imbarcazione, ma non ha mai affrontato il Cavarra, estremamente pericoloso e imprevedibile né allora né mai”.

In altre parole Franco Satornino, negli ultimi anni, aveva costituito un piccolo gruppetto (Midolo, Cannata e Vasile) cui affidava compiti, ma come capo non aveva la capacità di proteggere perché non era all’altezza.

Che cosa avrebbe fatto di eclatante Satornino a Siracusa?

Satornino aveva messo in atto un piano per tentare di uccidere i collaboratori di giustizia Rosario Piccione, (dichiarazione agli atti del Tribunale), lo stesso Lorenzo Vasile e Salvatore Oddo, collaboratore di giustizia, tutti elementi dell’allora clan Bottaro-Attanasio.

Ha fatto appiccare il fuoco alla macelleria di Ernando Di Paola “Centro Carni” perché quest’ultimo aveva maltrattato il cognato, accollando il fatto a Luciano de Carolis, detto Cianu u Nanu. 

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Nell’ultimo decennio (non le dico la data esatta perché in molte informative e dichiarazioni della procura le troverà), a Siracusa, Satornino voleva fare il salto di qualità e stava mettendo in atto un sequestro di persona ai danni di un noto imprenditore di Siracusa, per estorcergli la somma di centocinquantamila euro (150milaeuro), ma non ebbe il coraggio di compierlo e svoltò in una semplice intimidazione facendo trovare un fusto di benzina nella villetta dove lo stesso imprenditore abitava con la sua famiglia; ha fatto appiccare il fuoco ad automezzi industriali in cantieri e da anni esercitava l’usura unitamente alla sorella di un certo Davide Pincio e, con i proventi acquistava la droga.

Satornino, non ha mai avuto coraggio a compiere azioni in prima persona, demandava sempre gli atti intimidatori a ragazzi scelti senza incontrarli personalmente utilizzando occasionalmente il Midolo da tramite (persona di Fiducia).

«Questo è uno degli episodi che le fa capire che “l’onore nella mafia siracusana” era terminato dopo l’arresto di tutti gli uomini che potevano gestire il clan Bottaro-Attanasio».

Dal 2012, poi, si consideri che ha fatto estorsioni in diversi centri commerciali aperti sempre a Siracusa e in tante attività si presentava a fare la spesa senza pagarla; inoltre aveva preso parecchie informazioni per impossessarsi del bar all’interno dell’Ospedale di Siracusa che hanno da sempre avuto in mano politici siracusani e la conferma può darla lo stesso Saturnino che si è presentato nell’ufficio dell’ex onorevole Pippo Gianni in quanto sapeva che il bar era cosa sua e non avendo avuto soddisfazione la cosa terminò lì.

Dove si riforniva Franco Satornino

Glielo dirò a mio rischio, ma anche lei correrà i rischi, il nome del rifornitore di Catania dove si recava il collaboratore Franco Satornino detto “Ciccio”, era il clan Di Mauro che raggiungeva tramite Francesco Calì, detto Ciccio Mazinga, adesso in carcere, ex santapaoliano “passato dopo con i Puntini” di Catania a cui ha pagato anche somme di 32.000 euro per gli stupefacenti.

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 “Franco Satornino” voleva triplicare un carico di quindici chili di stupefacenti, pagato trentaduemila euro (32mila euro)”.

Questa circostanza, ora che Franco Satornino è collaboratore, dovrebbe già essere nota alla Procura della DdA.

I rifornimenti dello stupefacente del clan Bottaro-Attanasio

I rifornimenti della droga avvenivano tramite contatti personali, che solo alcuni dei clan potevano avere, e quindi oscuri al resto del gruppo, tale situazione garantiva – in caso di arresto – che altri potessero continuare a rifornirsi tramite i loro contatti.

Mafia e Politica

A casa dell’ex onorevole Gino Foti noi entravamo e uscivamo senza orari o problemi; Foti è stato sempre intoccabile, grazie anche a un ordine passato attraverso agli anni, perché Agostino Urso voleva così.

I grossi appalti (anche pubblici del tribunale di Siracusa) hanno fruttato al clan, capeggiato dallo stesso “prufissuri”, una grossa somma di denaro, circa 500 milioni di lire attraverso il responsabile allora dei cantieri geometra Giarratana, con il quale era legato da profonda amicizia il fu “Zu Tano Urso”, padre del defunto prufissuri.

 Il clan Urso-Bottaro, dai tempi, è stato sempre in combutta con altri clan, politica e forze di ogni genere, anche la zona industriale per noi era di libero accesso; Palermo, Catania, Reggio Calabria, Malta ecc.. sono state nostre mete di arricchimento, rifornimento e covi per nascondere anche soldi, esempi la “Rominvest” creata ad personam dal professore e da Francesco Bongiovanni, noto affarista romano e nipote del Dott. Bongiovanni , medico che certificava la morte di chi veniva a mancare per conto di imprese funebri, al quale Agostino Urso affidò la somma di un miliardo e mezzo da far girare a Roma.

 Esistono ancora verità che alcuni tengono gelosamente nascosti, per impedirne la divulgazione a tutti e segreti di personaggi che sono morti o passati ad attività lavorativa in aziende industriali, che sono stati solo sfiorati da tutti quei processi degli anni 90.

Alcuni collaboratori, come Saturnino, non hanno mai fatto parte di associazioni di alcun genere e, lo stesso, a differenza di altri ha invece cercato negli ultimi 4/5 anni di porsi come mafioso e non riuscendo nell’intento, ha deciso di collaborare con la giustizia. Storia diversa per chi come Piccione o Lombardo si sono accollati omicidi ed estorsioni, appartenenza al clan ecc…

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Maurizio Inturri
Si occupa di mafia e criminalità organizzata. Ha collaboratorato con diverse testate giornaliste online e cartacee. Il suo percorso inizia nel lontano 2015 con ReteRegione, poi collabora con LaSpia, Diario1984, L'Attualità, Cisiamo e infine IlFormat. Nel gennaio 2020 si iscrive al sindacato WorKPress e gli viene attribuito il tesserino internazione di giornalista e reporter come da normativa europea e internazionale. Ha partecipato a diverse conferenze sul tema mafia e criminalità organizzata. Autore dei libri Cogito ergo sum..ma non troppo (2015) e L'Antistato vol.I° (2019)

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