Rinascita-Scott:inutilizzabile l’attività istruttoria sinora svolta

Il Tribunale di Vibo riunisce alcune posizioni di imputati, ma per loro vengono stralciate le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia svolte fin’oggi.

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Il maxi processo della storia, scaturito dall’operazione “Rinascita-Scott”, sembra prendere la piega che già in tanti si aspettavano da mesi.

Dopo la “falsa partenza” del 13 gennaio per l’atto di ricusazione, da parte degli avvocati della difesa, nei confronti dei tre giudici del collegio giudicante: Tiziana Macrì e dei giudici a latere Brigida Cavasino e Gilda Romano, nonostante già l’11 dicembre scorso era stata la stessa DdA di Catanzaro a chiederne la ricusazione in quanto “in qualità di Gip del Tribunale di Catanzaro, il decreto di convalida dell’intercettazione disposta dal pubblico ministero. Sempre per la Dda il giudice ha l’obbligo di astenersi se si trova in alcuna delle situazioni di incompatibilità funzionali stabilite dagli articoli 34 e 35 e dalle leggi di ordinamento giudiziario” e sempre, come si legge dall’atto della DdA la presidente Macrì non può tornare a giudicare “avendo emesso, quale Gip nell’ambito del medesimo procedimento, provvedimenti di intercettazione a contenuto decisorio con apprezzamento nel merito in relazione all’imputazione associativa e alle articolazioni ad essa strettamente connesse nel cui ambito di operatività devono essere inquadrate le posizioni degli imputati“.

Ieri, 9 c.m., il collegio della difesa, ha chiesto ed ottenuto l’inutilizzabilità di tutta l’attività istruttoria sinora compiuta ed in particolare le deposizioni dei collaboratori di giustizia che sino al momento hanno già deposto.

La motivazione dell’accoglimento

Poiché gli imputati, le cui posizioni erano state stralciate, non hanno acconsentito all’acquisizione delle dichiarazioni già rese dai collaboratori.

L’importanza del Maxi Processo Rinascita-Scott

Il processo Rinascita-Scott sta mettendo “nudo e crudo” testimonianze storiche che intrecciano, non solo le alleanze tra cosche, ma eventi che collegano “Cosa Nostra alla ‘Ndrangheta”, la “DC” e la compravendita dei voti elettorali, senza parlare di quel mondo nascosto tra “colletti bianchi”.

In tutto ciò, sembra che l’attenzione “popolare”, sui social e non, sia quasi assente; eppure le “deposizioni” ricollegano un tracciato con il famoso processo sulla Trattativa e le “stragi”.

Le posizioni di alcuni imputati, in precedenza, erano stralciate per diverse motivazioni, tra cui: per l’isolamento precauzionale a causa del Covid-19 che aveva loro impedito la presenza.

Tra gli imputati, riuniti al presente processo, ci sono: Angelo Accorinti, 30 anni, di Zungri; Bruno Barba, 47 anni, di Vibo Valentia; Giuseppe Barbieri, 29 anni, di Rombiolo; Valerio Navarra, 28 anni, di Pernocari di Rombiolo; Nazzareno Fiorillo, 56 anni, di Piscopio, detti “U Tartaru”; Francesco Fortuna, 41 anni, di Sant’Onofrio; Giovanni Rizzo, 49 anni, di Nicotera; riunite anche le posizioni di: Michele Lo Bianco, di Vibo Valentia; Pietro Grillo, 66 anni, di Vibo Valentia; l’ex consigliere regionale Luigi Incarnato, di Cosenza, 66 anni; Gianfranco Ferrante, 57 anni, di Vibo Valentia; Emanuele La Malfa, 34 anni, di Limbadi; Alessandro Iannarelli, 47 anni, di Rimini; Caterina Cichello, 22 anni, di Filandari; Francesco Barbieri, 33 anni, di San Calogero; Taneva Dimitrova, 40 anni, di Sant’Onofrio.

Alla riunione a questo processo si erano opposti gli avvocati Diego Brancia, Giuseppe Bagnato, Francesco Sabatino, Leopoldo Marchese, Pietro Corsaro, Contartese.

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