Le parole di Falcone intervistato nel 1990 da Santoro a Samarcanda rilascia delle affermazioni che sono verità attuali!

Se solo si pensa che per alcuni il suo attentato,a cui scampò,per alcuni non era tale,abbiamo scritto quasi tutto,ed è Falcone stesso a rispondere a Santoro con questa frase:

dicono che non c’è stato attentato,invece io so come si sono svolti i fatti!

Porre la giusta attenzione oggi,di ciò che successe ieri,è fondamentale per capire e comprendere il fenomeno della “Criminalità Organizzata” e di si nasconde dietro a questo fenomeno!

Abbiamo già posto alcuni dubbi (leggi qui) su quanto successo prima delle stragi di Capaci e via D’Amelio,toccando anche superficialmente gli avvenimenti che hanno portato alla “Trattattiva – Borsellino 1,2,3,Quater ecc”,ora approfondiremo alcuni argomenti ponendo delle domande.

Concordiamo con Fiammetta Borsellino sul fatto che per ricostruire un quadro completo e scoprire la verità,si debba ripartire da ciò che avvenne prima e successivamente dopo le stragi dei magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Falcone era un magistrato,ma anche un uomo rispettoso delle istituzioni,per lui il rispetto era fondamentale,pensava che ognuno avrebbe dovuto fare la sua parte:i magistrati occuparsi della legge e delle inchieste,e i politici a studiare leggi adeguate per prevenire quei fenomeni criminali,lavorando in un certo senso fianco fianco ma senza entrare l’uno nei meriti dell’altro.

Rimbombano ancora oggi quelle parole di Falcone,oggi come nel 1990,quando Giovanni Falcone cercava attraverso le sue presenze in TV di spiegare in modo chiaro di cosa c’era bisogno,anche se purtroppo ricordiamo con sdegno quelle accuse e quei giornali che gli rimavano contro!

Falcone non ha mai nascosto che l’aiuto dei “collaboratori di giustizia” era fondamentale per i processi,come non hai mai nascosto che gli stessi “pentiti” sapevano dei rapporti occulti tra Mafia – Politica – Fonti Oscure,ma che non avrebbero mai rivelato perché i tempi non erano maturi.

Ancora oggi quelle parole sono un problema per tanti,e possiamo affermarlo date alcuni dichiarazioni recenti di pentiti come quella del “collaboratore di giustiziaEmanuele Di Filippo al processo ‘Ndrangheta stragista,dove dichiara:

«Lupo mi disse che Bagarella avrebbe individuato i pentiti grazie alle informazioni che riceveva dai servizi segreti». A riferirlo in aula è Emanuele Di Filippo, collaboratore di giustizia, sentito nella mattinata odierna al processo ‘Ndrangheta stragista. Di Filippo, originariamente inserito nel gruppo di fuoco di Ciaculli, nei primi anni ’80, era un uomo d’onore ma – come lui stesso ammette – «non ritualmente punto». Rispondendo alle domande del procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo, Di Filippo ha ripercorso tutti i suoi trascorsi, sia da killer che poi da trafficante di droga, nel settore delle estorsioni e del contrabbando di sigarette. Fu proprio grazie alle sue indicazioni che gli investigatori riuscirono ad arrivare alla cattura di Leoluca Bagarella.

Di Filippo dichiarerà ancora:

di aver saputo da Antonino Giuliano che «i Graviano, quando furono arrestati nel gennaio del 1994, erano andati a Milano in quanto avevano saputo della presenza in città o lì vicino di alcuni collaboratori di giustizia». È a questo punto che Di Filippo parla dei rapporti fra Cosa nostra e servizi segreti. «Ho conosciuto Lupo da persona libera, ma erano incontri occasionali. Poi lo incontrai al carcere dell’Ucciardone. In pratica, mentre eravamo in carcere e parlavamo di pentiti, Lupo disse che Leoluca li avrebbe individuati grazie ad informazioni che riceveva da qualcuno dei servizi segreti». Su sollecitazione del pm, che parla chiaramente di servizi di sicurezza deviati, Di Filippo ricorda il collegamento logico che fece all’epoca: la spedizione milanese dei Graviano poteva essere finalizzata proprio alle informazioni date da Bagarella, grazie alle fonti qualificate. (Fonte lacnews24.it)

La domanda è a chi conviene intimorire i “pentiti” per non svelare la verità?

Ma soprattutto,perché farli vivere in città e case già “bruciate” in quanto conosciute da cittadini comuni,altri “collaboratori di giustizia”,e non trovargli luoghi – come lo stesso Giovanni Falcone proponeva già nel ’90 – in luoghi dove il crimine organizzato è quasi assente?

Falcone,sempre a Samarcanda,su domanda di Santoro dichiara:

Non hanno mai detto i pentiti di Cosa Nostra “nenti sacciu”,hanno detto esattamente il contrario,basta leggere i verbali di Buscetta,di Marino Mannoia,di Contorno,di queste cose non parliamo perchè non crediamo che lo Stato sia in condizione di poter gestire queste cose che le abbiamo regalato!

Ed ancora:

loro sanno perfettamente che quando si comincia a parlare e a toccare certe argomenti,si sollevano certi inutili polveroni che tendono a svilire anche quelle parti delle loro dichiarazioni che sono estremamente fondate e basate.

Sono i “pentiti” Gioacchino Pennino e Leonardo Messina,i cui verbali sono stati depositati agli atti del processo Gotha dal procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo,a far mettere nero su bianco che esiste una “CUPOLA” formata da Massoni, ‘ndrangheta, servizi segreti e politici uniti per fare affari e gestire il potere soprattutto in Calabria.

Ed è Pennino ad andare a ritrovo fino al 1980,e affermare:

“mio zio Gioacchino Pennino mi confidò di essere stato latitante negli anni ’60 ospite dei Nuvoletta nel napoletano.

La cosa non deve sorprendere in quanto Cosa Nostra,‘Ndrangheta e Sacra Corona Unita,sono da sempre unite fra loro. Sarebbe meglio dire sono una cosa sola’.”

Eppure,in tanti hanno dimenticato come massacravano Giovanni Falcone e il suo Pool,grandi e piccoli giornali di allora,ma anche politici – fra l’altro tutti antimafisti – che ancora oggi negano il peso delle loro parole,scambiando il dovere di un magistrato di accusare una volta accertate le prove,e la demagogia che è servita a salvarsi la pelle!

Per il momento ci fermiamo qui,sperando che la Politica di oggi sia differenze,e magari non continui a rilasciare “immunità” che se da un lato non servono a svelare certi rapporti,dall’altro bloccano la legge,e la legge non è altro che la Costituzione Italiana!

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Collaboratore giornalistico indipendente,mi occupo di inchiesta sulla mafia e criminalità organizzata. Laureato in Scienze della Comunicazione Executive Master in Scienze Criminologiche Autore del libro Cogito ergo sum...ma non troppo,anno 2015 Autore del libro L'Antistato-Volume I°-L'inizio edito a marzo 2019

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