Paolo Borsellino

Sono trascorsi molti anni,abbastanza,per poter giungere ad una sentenza,almeno morale,visto e considerato che sembra impossibile ad una sentenza giuridica dopo quelle fatidiche “stragi” di Palermo!

Senza ombra fuori da ogni dubbio,come risulta dai documenti in nostro possesso, che Paolo Borsellino,successivamente alla strage del 23 maggio 1992 in cui furono barbaramente trucidati Giovanni Falcone,la moglie dott.ssa Morvillo e gli agenti della sua scorta,continuò senza sosta e con gli stessi investigatori di cui fedelmente si serviva Giovanni Falcone,il R.O.S.,a investigare sulla “nota informativa Caronte”.

La rilevanza di quella indagine compiuta dal Ros nel 1991,sugli intrecci tra: imprenditoria, politica e mafia,volti a manipolare,per interessi prettamente utilitaristici,la gestione dei pubblici appalti in Sicilia,appare comprovata dalle dichiarazioni del dott. Ingroia,collega di lunga data del dott. Borsellino,il quale nel corso della sua audizione del 12.11.1997 innanzi alla Corte di Assise di Caltanissetta, nell’ambito del procedimento relativo alla strage di ha riferito che il dott. Borsellino,ha riferito:

poco prima di morire,ebbe dei colloqui,sia con Ufficiali dei Carabinieri che con taluni colleghi, per ricostruire la vicenda “mafia ed appalti” e che,certamente, ne aveva parlato con il suo collaboratore dell’epoca,Maresciallo Canale,e con l’allora Capitano De Donno ed aveva,altresì, intenzione di parlarne anche con il dott. Scarpinato”.

Paolo Borsellino seguendo alcuni appunti,presi dai così detti “diari Falcone”,aveva dimostrato rilevante interesse,nonostante avesse percepito il crescente pericolo,di gestire personalmente i collaboratori di giustizia come:Gaspare Mutolo e Leonardo Messina e,seguendo la linea dell’amico Falcone,aveva capito di poter trovare prove o tracce utili attraverso una “rogatoria internazionale”.

Strage Capaci - ARCHIVIO / ANSA

Per tale motivo,in un incontro riservato con “Mori e De Donno”,diede a quest’ultimi incarico di pianificare un progetto investigativo tendente a sviluppare la precedente informativa lontano dagli “occhi indiscreti del Palazzo di Palermo”.

E’ agli atti detto incontro,avvenuto “tra la strage di Capaci ed il 19.07.92”,che si svolse,per espressa volontà del magistrato,presso la Sezione Anticrimine dei Carabinieri di Palermo,ove lo stesso Canale aveva accompagnato il dott. Borsellino.

La singolarità di tale iniziativa intrapresa da Paolo Borsellino,cioè fissare l’incontro fuori le mura del “Palazzo di Palermo”,appare ancora più singolare se si considera che, nel medesimo contesto temporale, i dottori Lo Forte e Scarpinato stavano redigendo la richiesta di archiviazione del troncone d’indagine inerente gli esponenti della imprenditoria e della politica, originariamente coinvolti nella informativa del ROS.

La richiesta di archiviazione,datata 13.07.92 e depositata presso la cancelleria del Gip in data 22.07.92,evidenzia che Borsellino era certamente informato di tali sviluppi processuali, perchè la vicenda mafia – appalti,unitamente ad altre indagini di rilievo, era stata oggetto, proprio in quel periodo e prima della sua partenza per la rogatoria internazionale, di una discussione tra i vari colleghi del suo Ufficio, alla presenza del medesimo dott. Borsellino,come risulta dalle dichiarazioni rese dal dott. Pignatone innanzi al CSM, nel corso della sua audizione del 30.07.92.

Paolo Borsellino fece la sua trasferta,in Germania,e al ritorno fu assassinato barbaramente in quella strage di “via d’amelio”.

via_d_amelio_borsellino - Fonte Adnkronos

Resta da chiedersi se non vi fu una molla scatenante,per la riservatezza prima descritta,che adombrava una non condivisione delle scelte operate dal Suo Ufficio;ed ancora, se le scelte processuali dei colleghi non erano state dal detto magistrato condivise,perchè non rappresentare le sue riserve e perplessità,nell’ambito del normale rapporto dialettico tra colleghi,e considerata la sua qualità di Procuratore Aggiunto, nel corso di quella discussione svoltasi all’interno del Suo Ufficio tra l’8 ed il 10 luglio,e di cui ha riferito il dott.Pignatone al CSM?

Perchè non rappresentare, in quella sede, l’opportunità di un approfondimento delle indagini e preferire,invece,una personale iniziativa nei termini sopra riferiti che lasciavano trasparire una sorta di diffidenza nei confronti dell’operato dei suoi colleghi,proprio quando,successivamente alla strage di Capaci,erano insorti, all’interno di quella Procura,contrasti e frizioni particolarmente gravi in ordine alla gestione dell’Ufficio e dei procedimenti più delicati da rendere necessaria quella riunione, alla quale si è fatto prima cenno, dagli intenti chiarificatori?

Ma andiamo a vedere le imprese e gli imprenditori che erano evidenziate,come importanti,nella famosa “informativa ROS”:

  • imprenditori Buscemi che il Siino,mai stati colpiti da incisive iniziative giudiziarie da parte dell’A.G. di Palermo;
  • Calcestruzzi s.p.a. di Raoul Gardini;
  • FINSAVI,di cui la metà del capitale sociale apparteneva al socio fondatore ed azionista anche il Antonino Buscemi;
  • CISA di Udine,di cui Antonino Buscemi aveva partecipazioni sociali;
  • Imprese di Cataldo Farinella;
  • Consorzio CEMPES,di cui,secondo il ROS,la CISA di Udine risultava far parte, unitamente alla società TORDIVALLE del dott. Catti,e il cui rappresentante per la Sicilia era l’ing. Zito;
  • SIRAP,oggetto di indagine del ROS in quanto di interesse dei fratelli Buscemi;
  • SAILEM,di interessa del D’Agostino.

Inoltre,Salvatore Cancemi aveva riferito dell’imprenditore Vincenzo Piazza (uomo d’onore del medesimo mandamento di Boccadifalco di cui Salvatore Buscemi era il capo);dopo alcune indagini si apprese della società Immobiliare Raffaello, della quale erano soci Vincenzo Piazza, Francesco Bonura e Salvatore Buscemi,fratello di Antonino.

La questione che lascia perplessi,è che tutti i collaboratori di giustizia Siino, Brusca e Cancemi sono stati concordi nel rappresentare la sostanziale convinzione degli ambienti di Cosa Nostra,che i Buscemi, fruissero di un trattamento giudiziario e processuale “particolare”, così adombrando gravi elementi di sospetto che non hanno, però, mai raggiunto la dignità di prova. .

Per il momento è quasi tutto ed anche abbastanza!

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Collaboratore giornalistico indipendente,mi occupo di inchiesta sulla mafia e criminalità organizzata. Laureato in Scienze della Comunicazione Executive Master in Scienze Criminologiche Autore del libro Cogito ergo sum...ma non troppo,anno 2015 Autore del libro L'Antistato-Volume I°-L'inizio edito a marzo 2019