Moro-nella-Renault-4

Si è parlato di Aldo Moro sempre per quarant’anni,ma chi è stato accusato senta “ragionevole dubbio” fino ad oggi?

Il nostro lavoro è quello di mettere fine alle menzogne,diffamazioni,domande di comodo fatte durante le varie “Commissioni Parlamentari d’inchiesta sul caso Moro”,e magari capire se i tempi nelle risposte – quelle che delle persone ascoltate in questi lunghi anni – sono stati uguali per tutti.

Un filo logico di ragionamento ci porta a dedurre quanto segue..

Se quanto riportato nella relazione dell’UCIGOS – come già scritto ieri – in quella datata 16 ottobre 1978,si scriveva che lo stesso era già a conoscenza dei due brigatisti (Braghetti – Altobelli) nella casa situata in via Montalcini n.8 int.1,allora perché dopo il sequestro Moro nessuno ha ispezionato a fondo quella casa?

(Questa fattispecie mi ricorda l’accusa,da parte dei media – giudici – politici,dopo che il capitano Ultimo (Sergio De Caprio) catturò Totò Riina e non perquisì la casa rifugio del “capo dei capi”. Sigh)

Nella relazione dell’UCIGOS,sopra citata,si riportava in conclusione quanto segue:

«nulla è emerso in ordine a un’auto Renault 4 di colore rosso».

Ma,nella stessa relazione si parlava del trasferimento della Braghetti in via Laurentina,della Citroen AMI targata Roma T68800.

Secondo voi,è logica questa relazione?

Perché,come scritto nel primo articolo,c’erano gli inquilini come Piazza Cicconi Grazia che conosceva circostanze rilevanti,poi lo stesso custode che casualmente morì in un incidente stradale intorno agli anni novanta,l’ingegnere Manfredo Manfredi che era l’amministratore del condominio e tutto sapeva,in particolare dei brigatisti che entravano ed uscivano da quell’ interno n.1 di via Montalcini n.8,e ancora peggio la mancata convocazione sempre da parte dell’UCIGOS,davanti il giudice istruttore nell’ufficio di Piazza Clodio della professoressa Grazia Cicconi in Piazza!

No,per gli inquirenti che esaminarono i fatti,era tutto regolare,nessun dubbio,tutti agirono “senza commettere errori”,o forse no?

PECCATO CHE I SEGRETI NON RIMANGONO TALI PER SEMPRE!

Quattro colpi,uno in bocca e tre alla schiena,corpo riversato.

In una Citroen 2000 CX verde moriva così Mino Pecorelli,l’orologio toccava le 20.45 del 20 marzo 1979 e in via Orazio, a Roma,nel quartiere Prati,il famoso e fastidioso (per i suoi articoli) era da poco uscito dalla redazione di Osservatore politico,insieme a lui la segretaria Franca Mangiavacca e il caporedattore Paolo Patrizi,la donna racconterà di aver intravisto una sagoma in impermeabile bianco a fianco dell’auto del giornalista, messa di traverso, sulla strada.

Lo battezzarono col nome di “cantante”,perché non era un giornalista qualunque, nella Op, la rivista da lui fondata,scriveva pezzi di verità che venivano fuori dal “Palazzo” dove complotti e affari sporchi erano all’ordine del giorno e il depistaggio, era la regola.

Pecorelli conosceva molta gente,aveva i contatti giusti:il capo del Sid dell’epoca Vito Miceli, il generale Maletti e il capitano La Bruna dell’Ufficio D, il direttore dell’Ufficio affari riservati del ministero dell’Interno Federico Umberto D’Amato, ma anche il generale Dalla Chiesa, oltre a politici come Carenini ed Evangelisti, magistrati come Sica, Infelisi e De Matteo.

Omicidio Pecorelli
Omicidio Pecorelli

Nella seduta del 25 marzo 2015,sempre con un’ennesima audizione di Imposimato, verrà posto come quesito – dall’on.Gero Grassi – quanto segue:

Lei ha sostenuto il 24 novembre 1999 nella Commissione stragi che il generale Dalla Chiesa fece vedere a Pecorelli alcuni verbali di interrogatorio di Moro.Cosa può aggiunge a proposito?

Imposimato: La domanda riguarda sia la scoperta della prigione di Aldo Moro in via Montalcini da parte dello stesso generale Dalla Chiesa sia i verbali degli interrogatori di Moro resi a Moretti nella prigione e trovati in parte nel covo di via Monte Nevoso ai primi di ottobre 1978. La domanda riproduce ciò che il sottoscritto disse il 24 novembre 1999 alla Commissione stragi, presieduta dal senatore Pellegrino: « Con nota del 30 luglio 1980 » in risposta a una mia richiesta del 1o luglio « mi venne inviata una relazione senza firma del luglio-agosto 1978 in cui si dichiarava che erano stati fatti accertamenti su via Montalcini, ma che avevano avuto esito negativo ».

Continuando – il giudice Imposimato – mette fine al giro di misteri

I motivi della preoccupazione del sottoscritto erano due.

Il primo era che nella relazione del Ministero dell’interno, a proposito della Renault rossa fossero stati fatti accertamenti su via Montalcini, ma che avevano dato esito negativo,senza che si spiegasse come e perché era stata svolta quella indagine.

D’altra parte colui che aveva stilato il documento inviato dal Ministero nel 1980, che non era firmato, dichiarava di non sapere nulla e che non era stata segnalata alcuna presenza in proposito.

Osservò il sottoscritto che se era stata fatta una indagine sulla Renault rossa in via Montalcini, qualcuno aveva per forza dovuto segnalarne la presenza,altrimenti non ci sarebbe stata alcuna ragione per indagare sulla Renault rossa.

Infatti la deduzione del sottoscritto era fondata: i coniugi Piazza-Ciccotti avevano notato la Renault 4 rossa nel box della Braghetti confinante col loro, e la signora Graziana Ciccotti in Piazza aveva visto la Renault anche la mattina presto del 9 maggio 1978, prima di partire per Velletri ove ella lavorava come insegnante.

Il secondo motivo di preoccupazione era che nella relazione del Ministero si parlava di Braghetti e Altobelli e si diceva che si trattava di «due persone che non avevano dato motivo a rilievi »; in realtà Braghetti e Altobelli, alias Germano Maccari, avevano partecipato al sequestro Moro e al suo omicidio.

« In seguito abbiamo saputo » (disse lo scrivente in Commissione) « che anche il generale Dalla Chiesa aveva scritto un rapporto in cui parlava in termini negativi di questa base, dove non ci sarebbe stato niente, mentre è certo che c’era la prigione di Aldo Moro » (verbale dichiarazioni a Commissione Stragi di Imposiamto del 24 novembre 1999,nel dossier on.Gero Grassi p.345).

Quel rapporto era stato dal giudice Imposimato letto forse negli atti di qualche commissione di inchiesta o tra documenti del sen. Flamigni,ma Imposiamto non ritenne mai che questi rapporti abbiano mai fatto parte di rapporti inviati allo stesso al momento dell’arresto della Braghetti nel 1980 o precedentemente o successivamente.

È certo, comunque, che Dalla Chiesa sapeva di via Montalcini fin dal 1978. Ciò si deduce da quello che egli stesso disse alla Commissione Moro il 23 febbraio 1982:

« Per quanto riguarda via Montalcini, devo dire che presi servizio il 10 settembre 1978 ».

Ma subito dopo ammise circostanze rilevanti, non riferite alla Procura né al sottoscritto.

Dalla Chiesa disse:

«Verso la fine di agosto [1978] frequentando in quei giorni il Gabinetto del Ministro degli interni [che era Rognoni], mi venne affidato un appunto che io scrissi a mano, dettato così… in cui si diceva che, in detta via, era stata vista una Renault rossa il mattino della consegna del cadavere dell’onorevole Moro, che la titolare di un precisato appartamento era una certa Braghetti la quale – per l’appartamento – aveva speso 45 milioni. Vi era un garage con ingresso a bascula. Comunque le indagini erano già state affidate all’UCIGOS e alla DIGOS di Roma. Però mi si disse: « Quando lei avrà in mano…..“veda un po’anche lei cosa si può fare” ».

Continuando,lo stesso,dichiarò:

«Incaricai la sezione di Roma di fare accertamenti in proposito. La sezione di Roma rispose escludendo che la Braghetti […] figurasse come titolare di questo appartamento anche dopo gli accertamenti fatti presso le conservatorie (dove non risultava registrato alcun atto di acquisto o di vendita) » (resoconto stenografico dell’audizione di Carlo Alberto Dalla Chiesa presso la Commissione Moro, 23 febbraio 1982,; p. 134 del dossier dell’onorevole Gero Grassi).

« Risultava […] che il garage esisteva, ma nessuno degli interpellati nell’occasione aveva potuto notare la Renault rossa ».

Renault Rossa
Renault Rossa

Ed ancora:

« Né l’Altobelli fu individuato tra le fotografie mostrate nell’occasione ».

Al riguardo emerge evidente che era giunta al Ministero dell’interno, guidato dall’onorevole Virginio Rognoni, almeno nell’estate del 1978,la precisa segnalazione dell’onorevole Remo Gaspari, che aveva avuto come fonte l’avvocato Martignetti, a sua volta informato dalla professoressa Graziana Ciccotti Piazza, circa la presenza della Renault rossa nel garage contiguo a quello della stessa Ciccotti.

Circostanza poi riferita dai coniugi Piazza nel 1988 o in altra data ai magistrati Cudillo dell’ufficio istruzione e Sica e Salvi della Procura della Repubblica di Roma.

Sarebbe bastato accertare, attraverso la stessa Braghetti, da chi ella avesse preso in affitto o acquistato l’appartamento all’interno 1 di via Montalcini 8 (per cui Dalla Chiesa indica il prezzo in 45 milioni di lire, provenienti sicuramente dal sequestro Costa,commesso dalle BR a Genova) per capire che l’acquisto c’era stato ma il contratto non era stato registrato e riguardava un appartamento strutturato in modo particolare.

La mancata registrazione e il modo di pagamento dovevano suscitare sospetti sul conto di Braghetti e soprattutto di Altobelli, tanto più che nessuna persona con quel nome e con quella residenza risultava all’anagrafe. Si sarebbe scoperto che si trattava di persona con falso nome, autore quanto meno del delitto di sostituzione di persona e di uso di documenti falsi, e in realtà anche del sequestro e dell’omicidio di Aldo Moro,per i quali venne condannato dalla Corte di assise di Roma.

Terminiamo qui questa seconda parte,perché la ricostruzione è complessa,ma badate bene,abbiamo già scritto abbastanza per capire come sono andati i fatti,chi ha manovrato le indagini da una parte e chi cercava di rimettere tutto a posto “con ogni mezzo” dall’altra..

Leggendo queste righe,ci rendiamo conto di come,spesso,la verità è sotto gli occhi di tutti!

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Collaboratore giornalistico indipendente,mi occupo di inchiesta sulla mafia e criminalità organizzata. Laureato in Scienze della Comunicazione Executive Master in Scienze Criminologiche Autore del libro Cogito ergo sum...ma non troppo,anno 2015 Autore del libro L'Antistato-Volume I°-L'inizio edito a marzo 2019

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