Ieri,10 agosto 2018,è stata pubblicata una notizia di cronaca al quanto sconcertante,su una testata giornalistica siciliana,che fa capire da una parte quanto sia impossibile insistere nel denunciare la criminalità organizzata,dall’altra la sfiducia\conflitto nei confronti delle FF.OO e inquirenti (magistratura e P.M.) – nella provincia di Siracusa – che invece di proteggere chi denunciare pubblicamente la ” malavita “, soprattutto se già aggredito,minacciato e perseguitato,se ne stanno lì a pensare – magari – che sia cosa normale in una Sicilia dove la dominanza mafiosa sembra pari agli anni novanta.

Comunque,nella notizia in questione,che parla del Boss (o presunto tale) di Vittoria Giuliano e dei fratelli Aprile,che lo scorso 25 luglio nell’ambito della denominata operazione Araba Fenice ha portato in carcere diciannove persone perché facenti parte di un circuito criminale,si legge la seguente:

A dimostrazione di ciò, uno degli episodi risale al luglio del 2015, quando il maggiore dei fratelli ha un incidente stradale. Ricoverato all’ospedale di Avola, gli vengono asportati un rene e la milza. L’8 agosto, durante la degenza, vengono intercettate una serie di conversazioni telefoniche e ambientali dalle quali si evince l’intento di vendicarsi di un infermiere in servizio che avrebbe sgarrato nei confronti di Ester, la moglie di Giuseppe, rispondendo male a una richiesta di assistenza. «Stasera lo ammazzo a questo», dice Giovanni dando sfogo al suo sentimento di vendetta che lo porta a coinvolgere anche Giuliano. «Ora lo devi scassare tutto, così imparano l’educazione», è il suggerimento del capo. Una vicenda estranea al raggio di attività illecite del gruppo, dalla quale, però, affiora il consueto metodo aggressivo fatto di minacce di morte a chiunque provi a contrastarli. A fermare la violenza di Giovanni quella sera è, da una parte, il dovere di contattare prima Giuseppe Crispino – uomo del clan Trigila che ha competenza sul territorio avolese – e, dall’altra, la telefonata del fratello Giuseppe che lo invita a desistere perché l’infermiere, resosi conto di avere a che fare con personaggi di spessore criminale,ha chiesto scusa per l’accaduto. “

Nelle oltre 400 pagine di ordinanza siglate dalla gip del tribunale di Catania,nella divisione interna dei ruoli del circuito criminale, «Salvatore Giuliano ne è il vertice,mentre Giuseppe Vizzini è il suo braccio destro e diretta emanazione delle sue volontà, mentre i tre fratelli Aprile ne sono le articolazioni operative, con compiti per lo più esecutivi». 

A questa premessa,mancano particolari che fino ad oggi hanno visto censurare sia da chi nel siracusano fa servizio informazione pubblica,che da chi dall’altra parte dovrebbe proteggere ad ogni costo chi denuncia pubblicamente al di fuori della popolarità.

Innanzitutto:

  1. si evince che Giuseppe Crispino (detto u’ varberi),è il braccio destro del Clan Trigila,e che quest’ultimo è vivo e vegeto nel territorio avolese come ha denunciato spesso il collaboratore giornalistico Maurizio Inturri;
  2. si evince chiaramente che lo stesso aspirante giornalista – Maurizio Inturri – aveva condotto una vera e propria inchiesta giornalistica,tant’è che nella notizia sopra descritta,si evince che una serie di intercettazioni telefoniche e ambientali sono state effettuate dentro l’ospedale di Avola durante la degenza di Giuseppe Aprile.
  3. si evidenzia in modo chiaro che sempre il clan Trigila – tramite il Giuseppe Crispino – interferisce nei rapporti tra gli operatori del nosocomio di Avola e la società,questa voltà – infatti – ci sarebbe la prova sciacciante di un infermiere del nosocomio che invece di denuciare ha preferito abbassare la testa…questo rafforza la testimonianza – denuncia del collaboratore giornalistico Inturri.

A questo punto,bisogna chiedersi perché a tutt’oggi c’è stata in essere una disparità di trattamento,chiamata scorta mediatica, tra un aspirante giornalista come Maurizio Inturri e altri giornalisti che come lui hanno deciso di combattere la mafia pubblicando e denunciando – con nomi e cognomi – fatti e misfatti;perché a tutt’oggi le denunce pubbliche di Maurizio Inturri rimangono ignorate e lo stesso rimane inascoltato e senza nessuna scorta dopo aver denunciato i comportamenti criminali e mafiosi nella città di Avola e non solo.

Chi sta censurando all’opinione pubblica le denunce e il lavoro dell’aspirante giornalista Inturri e perché?

Speriamo che la soppressione dell’O.d.G.,come previsto dall’attuale Governo,avvenga il più presto possibile,perché è impensabile che certe notizie vengano censurate a monte togliendo all’opinione pubblica la possibilità di critica.

Credendo che siamo in un Paese dove informazione,critica ed opinione siano espressione di libertà e democrazia,speriamo di non essere massacrati né dalla mafia,né da denunce.

Redazione A’mattanza

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Collaboratore giornalistico indipendente,mi occupo di inchiesta sulla mafia e criminalità organizzata. Laureato in Scienze della Comunicazione Executive Master in Scienze Criminologiche Autore del libro Cogito ergo sum...ma non troppo,anno 2015 Autore del libro L'Antistato-Volume I°-L'inizio edito a marzo 2019