Avola. Il compito di un giornalista è quello di informare a tutti i costi ma senza mai creare odio o chiedere la morte del reo o dell’avversario che non la pensa come te, il giustizialismo di piazza non appartiene a un operatore dell‘informazione e non è strumento di civiltà democratica di un popolo sano moralmente e civilmente e soprattutto che rispetta la Costituzione Italiana.

I giornalisti sono i cani di guardia della democrazia e le forze dell’ordine e i magistrati hanno il compito di far rispettare le leggi che vara il legislatore.

Quello che sto per raccontare è il frutto di una inchiesta condotta, vissuta come testimone oculare e denunciata già nel 2017 a chi di dovere ma che non ha avuto i risvolti giudiziari che avrei desiderato. Anche perché solo in un’aula di giustizia si può fare piena luce su qualsiasi tipo di inchieste. Le uniche cose chiare e di fatto dimostrabili sono la serie di denunce da me fatte, i referti medici del pronto soccorso e le conversazioni, tramite messaggistica, che ho avuto con certi personaggi della parte buona e di quella cattiva della città.

Nel 2017 ho condotto una complessa inchiesta per capire chi fossero i clan della criminalità organizzata che operavano nel territorio di Avola e come fosse possibile estorcere denaro, operare nei campi delle onoranze funebre e dei rifiuti, degli appalti ecc.

In questa vicenda sono testimone oculare di molte vicende ma non mi hanno visto, come parte attiva in grado di chiarire alcune circostanze, partecipe in alcuni processi – anche mediatici – come il “processo contro l’on. Giuseppe Gennuso” e la vittima sacrificale delle elezioni amministrative del giugno 2017 svoltesi ad Avola “Salvatore Guastella”.

Un riferimento a parte sarà fatto in seguito per “Paolo Zuppardo”, perché il compito di chi fa informazione è dare notizie e non di emettere sentenze o mettere alla gogna le persone.

Nel giugno 2017, mentre tutti silenziosamente leggevano nei social l’appoggio al candidato al consiglio comunale, in una delle liste collegate all’attuale sindaco Luca Cannata, da parte del gruppo riconducibile al “Clan Crapula”, omettevano con consapevolezza, “quasi tutti”, di dire che lo stesso “Salvo Guastella” veniva cercato da diversi esponenti politici nonostante fossero consapevoli che il personaggio da tutti cercato godeva dell’appoggio del gruppo “Crapula” e del gruppo “Buscemi”, i cui componenti sono imparentati con Marco Di Pietro, detto Marco Motta.

Come altri leader hanno potuto constatare, è fuor di dubbio che l’allora candidato consigliere Salvatore Guastella era appoggiato dai Crapula, e precisamente da Cristian Aurelio, il quale mi disse che al consiglio comunale stavano portando il Guastella per farlo trasferire dall’ospedale di Taormina a quello di Avola, cosa che poi avvenne.

Così come è vero che avvenivano distribuzioni di borse di alimenti davanti il cortile della Scuola media G. Bianca. Questi alimenti venivano distribuiti da persone inviate dall’attuale sindaco, come si evidenzia nell’audio in mio possesso.

Chi sapeva di questi intrecci ha omesso di parlare o di denunciare quel che sapeva, altrimenti oggi il “Comune di Avola” sarebbe già sciolto per infiltrazioni mafiose.

Il passaggio in altre coalizioni del “Guastella” non riuscì, tanto è vero che a poche settimane del voto chi accusava l’attuale “Sindaco Cannata” lo sposò in campagna elettorale.

Questo è un dato di fatto, perché io stesso convocai una riunione con alcuni leader di partiti e movimenti politici informandoli sui fatti. Quindi è da sottolineare la falsità che Zuppardo appoggiasse un candidato a favore del sindaco visto che aveva con lo stesso un conto in sospeso, ma mai nelle varie conversazioni avute con Zuppardo questo ha dimostrato o detto di voler uccidere il sindaco Cannata, ma solo che intendeva farsi risarcire per la questione legata al suo licenziamento dalla ditta E.F. Ecologia. Basta vedere i nomi delle persone assunte dalla ditta per rendersi conto che mai è stato indetto un concorso o è stata effettuata una chiamata dall’Ufficio collocamento per le assunzioni. Eppure molti volti conosciuti sono entrati come dipendenti in quella ditta.

A questo punto risulta un buco nell’indagine denominata “Operazione Piazza Pulita” per la quale sono stati indagati solo componenti del “clan Trigila” mentre l’hanno fatta franca altri soggetti. Negli articoli da me redatti, ho sottolineato che Guglielmino doveva dare conto al “clan Cappello” di Catania che oggi si estende, anche tramite il clan “Santapaola”, nel territorio di Avola.

La “pax mafiosa” di cui tanti hanno scritto, in effetti, è un cambio di strategia già attuato nel nord Italia, dove ogni “famiglia mafiosa” ha dei confini di affari e monopoli che può svolgere senza infastidire gli altri.

E’ un dato di fatto che le lezioni amministrative del 2017 di Avola, hanno cambiato e preceduto gli scenari odierni, ad iniziare dall’ascesa in campo di Fratelli d’Italia in sordina, partito nel quale si è accasato il consigliere Guastella.

E’ anche un dato di fatto che molti candidati, sia alla carica di sindaco che a quella di consiglieri comunali, hanno deliberatamente scelto di non toccare il tema “mafia e criminalità”, perché a loro dire era un problema che riguardava le forze dell’ordine e la magistratura e non la politica.

Purtroppo a pagarne le spese anche fisicamente è stato il sottoscritto e non Paolo Borrometi.

In quel periodo molti messaggi mi sono stati inviati da tanti accoliti ma non ne ho voluto fare menzione in questi anni per evitare che si scambiasse il mio modo di fare informazione con la ricerca di “pubblicità”.

Sicuramente il Sistema Siracusa, con le note vicende corruttive poste in essere dagli avvocati Amara e Calafiore, il caso Palamara, lo scandalo delle toghe, le carriere pilotate dai componenti togati del Csm, avevano delle radici profonde che non hanno permesso di fare un buon lavoro sia ai magistrati onesti, ma anche alle forze dell’ordine.
Ma non mi si dica che oggi si sta scrivendo la verità su tutta questa situazione, come non mi si dica che non ho tentato di mettermi a disposizione – ancora una volta – a disposizione delle autorità competente e della Commissione Prefettizia Antimafia, perché sarebbe un falso!

Oggi, in Sicilia, si respira la stessa aria degli anno ’80, la paura di scrivere e sottostare al sistema per portare un “tozzo di pane” a casa è forte, ma capisco e non accuso, ma al contrario pretendo rispetto!

Sicuramente questa prima parte di “testimonianza” non rimarrà inosservata, ma è una denuncia pubblica per qualsiasi cosa possa accadermi o accadere alla mia famiglia, visto che anche chi mi era vicino mi ha allontanato per aver parlato troppo!

Fonte Diario1984

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Collaboratore giornalistico indipendente,mi occupo di inchiesta sulla mafia e criminalità organizzata. Laureato in Scienze della Comunicazione Executive Master in Scienze Criminologiche Autore del libro Cogito ergo sum...ma non troppo,anno 2015 Autore del libro L'Antistato-Volume I°-L'inizio edito a marzo 2019