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L’estate calda di Hong Kong

L’estate calda di Hong Kong

A giugno l’occidente si è accorto che Hong Kong, ex colonia britannica era di nuovo in subbuglio, per via di una contraddittoria legge sull’estradizione.

Nonostante il ritiro della legge già dal 9 luglio e le scuse pubbliche della governatrice Carrie Lam, la popolazione non si è placata e ha continuato ad alzare la voce per chiedere la salvaguardia della loro libertà e indipendenza dal governo centrale cinese, il suffragio universale ed ora, dopo gli ultimi avvenimenti violenti, anche un’indagine approfondita sui metodi e mezzi della polizia.

Un paese due sistemi

L’ex territorio britannico, tornato in possesso della Cina nel 1997 ed uno dei più densamente popolati al mondo, vive in uno stato di perenne sospensione tra occidente ed oriente. Hong Kong basa la sua legislatura ed economia su un modello anglosassone – common law e capitalismo – mentre il governatore e i rappresentanti al parlamento vengono scelti dal governo cinese.

Questa dualità continua nella vita quotidiana della popolazione: dalle scuole – basate sempre sul modello anglosassone – alla possibilità di accedere alla rete senza nessuna limitazione, utilizzare forme di dissenso, anche nella stampa, e commemorare avvenimenti importanti della storia della Cina come piazza Tienanmen. Già da tempo però gli abitanti di Hong Kong più attivi politicamente denunciano un’ingerenza da parte della Cina sempre più forte. Viene così a mancare il principio su cui si basa l’accordo di restituzione della penisola: un paese due sistemi.

Risvolti economici

Le proteste che stanno infiammando le strade di Hong Kong hanno portato anche alla paralisi dei mezzi di trasporto, compreso gli aerei, per alcuni giorni, comportando una notevole perdita di tempo e denaro. Perdite che però non spaventano gli abitanti. Così come non sono stati spaventati dagli attacchi di alcuni gruppi violenti – forse sotto il controllo della Triade, forse sotto il controllo del governo – e dalle cariche della polizia. Sicuramente il governo centrale cinese è in tensione. Infatti, la Cina irritata assembla forse speciali al confine con Hong Kong e teme altre difficoltà economiche.

Mentre anche i leader occidentali invitano alla prudenza e al rispetto dei diritti umani, il colosso cinese dell’e-commerce Alibaba e il suo fondatore Jack Ma temporeggiano nelle quotazioni in borsa, come riporta la Cnbc. Hong Kong è un centro finanziario e innovativo, basato su un sistema capitalistico, importantissimo per tutta l’area ed ospita inoltre anche famosi brand occidentali. In tutti i settori, compreso turismo e vendita al dettaglio, si sono registrate delle perdite, non ancora in grado di compromettere la stabilità del paese, certo, ma di sicuro destano delle preoccupazioni.

La popolazione rimane però unita e costante nelle proteste. Ed anzi, tutti gli strati della società civili si compattano attorno alla difesa di qualcosa di superiore, la libertà di un paese che vuole una vera democrazia.

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