Ieri,la sentenza del TAR che ha annulla tutte le interdittive antimafia prefettizie a carico dei Crapula,ha ribadito un concetto importante e racchiuso tra le righe:

Senza condanna,sono un cittadino con tutti i diritti!

Scrivendo infatti:
“Il legame familiare, da solo, non giustifica la chiusura delle attività lavorative per mezzo di provvedimenti interdittivi”,i Giudici amministrativi hanno sancito e ribadito il sacrosanto principio che “l’essere figlio di…” non è una colpa o indizio di infiltrazione mafiosa e che il solo legame familiare non può giustificare la chiusura di un’attività lavorativa.

L’avvocato Campisi Antonino,quale difensore della signora Desirèe Crapula e della signora Roberta Di Maria,ha così rilegittimato e dato giustizia alle sue clienti,facendo in modo che riaprissero le proprie attività commerciali:Il Fiorista di Desirèe Crapula, il chiosco di fiori “Il Fiorista Srl” e il bar “Waikiki” di Roberta Di Maria.
Le due donne e i loro familiari, secondo alcuni,dovevano essere condannati solo per la loro parentela con il boss di Avola, Michele Crapula, oggi rinchiuso in un carcere della penisola per espiazione pena per la condanna riportata nell’ambito del processo denominato “Nemesi”.

Oggi ci chiediamo,visto che nessuna intervista ci viene rilasciata:

Perché un noto giornalista,come Paolo Borrometi, scriveva nella sua testata giornalistica,affermando quanto segue:

“La lotta alle mafie, soprattutto oggi, si fa con le interdittive antimafia. E da oggi ad Avola saranno tutte chiuse le attività dei Crapula: dal lido, al chiosco dei fiori, fino all’agenzia funebre ed anche il bar chalet.”

Ed ancora:

“I cittadini di Avola potranno tranquillamente festeggiare stasera: lo Stato è più forte!”

Poco importa,il risultato finale è sotto gli occhi di tutti e noi per tale motivo,con deontologia,ogni qualvolta si è scritto di clan o affiliazioni mafiose siamo stati attenti ad utilizzare l’acronimo pseudo e soprattutto abbiamo riportato sempre notizie senza torna conto personale!

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