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Il problema del giornalismo è che non si occupa più della realtà.

Il problema del giornalismo è che non si occupa più della realtà.

A un certo punto però tutti i giornali sono diventati come la vetrina della Standa, cioè più roba hai dentro e più gente attiri. Una vetrina…

Intervista di Andrea Coccia a Gianni Mura per Linkiesta.

La carta potrebbe riguadagnare un po’ del terreno che ha perso se i giornali fossero fatti diversamente. Ma invece non lo sono. Vedo che si continua a fare una pagina di intervista a questo o quel politico del tutto ininfluente, semplicemente per riempire una pagina e tenersi buono il politico, che tra l’altro, il più delle volte, non ha un cazzo da dire. Mentre credo che oggi, soprattutto in una situazione di crisi, al lettore medio, alla gente, interessi molto di più quello che succede intorno a lui. Non dico di fare il giornale di quartiere, dico però di occuparsi molto più di vite vere andando in giro e raccontandole. O facendo delle inchieste molto serie che non durino un giorno. Perché l’autorevolezza di un giornale la misuri dalla sua capacità di impegnarsi nel tempo, ed è così che fidelizzi i lettori. E gli esempi possono essere mille. Se io dirigessi un giornale, non farei una pagina sulla raccolta dei pomodori nell’agro campano, ne farei dieci. Manderei qualcuno per tre settimane di seguito, gli darei molte più pagine, ci manderei quattro giornalisti e almeno un fotografo, magari da difendere come si fa in Iraq con una pattuglia davanti e una dietro, visto che lì non amano molto chi ficca il naso nei loro affari. Però lì c’è la notizia: è il capire come è possibile che in Italia succeda che il 64 per cento di tutti quelli che lavorano in quelle situazioni non hanno accesso all’acqua, non possono lavarsi, non hanno un bagno, e hanno una paga da fame.

Qui l’intero articolo

Fonte Linkiesta

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Redazione Amattanza

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