Borrometi Nemo Fonte Rai2

Il giornalista Giuseppe Gallinella e Pino Guastella(quest’ultimo della testata giornalistica siracusana Diario1984),cercano di capire il perché un giornalista riconosciuto,qual è Borrometi,abbia continuato e continua a ribadire – senza dimostrare con atti ufficiali – che a suo carico e degli uomini della sua scorta si continui a parlare sul “fallito attentato con un’autobomba” se neanche il sostituto procuratore della DdA di Catania,dott.Alessandro Sorrentino,ne faccia emergere prove o accuse nella richiesta cautelare.

I due giornalisti,osservando le regole e la deontologia che viene imposta dall’OdG, chiariscono che non si tratta di accanimento nei confronti del Borrometi,ma solo di rispetto di quelle stesse regole che tutti,indistintamente,i giornalisti devono osservare,cioè basarsi su fatti e atti processuali.

Si legge nell’articolo inchiesta dell’editoriale ILFORMAT,che potete leggere cliccando qui,quanto segue:

“nell’articolo precedente vi abbiamo menzionato alcuni passaggi dal libro scritto da Borrometi il quale cita un fallito attentato con un’autobomba nei suoi confronti. Ebbene alla luce di queste dichiarazioni, più volte abbiamo letto e riletto tutta la documentazione degli atti processuali di cui alleghiamo alcuni stralci più incisivi, non viene menzionata una sola parola che potesse alludere ad una bomba, o meglio ad un’autobomba per uccidere Paolo Borrometi.”

Continuando nella lettura,emerge anche quanto segue:

“Nell’allegato di richiesta di misura cautelare redatta dal PM della DDA di Catania Dott. Sorrentino nel mese di marzo 2018, poi sfociata nella ordinanza cautelare che viene riportata dal giornalista Borrometi come prova del fallito attentato nei suoi confronti,emerge chiaramente che il pm che ha condotto e coordinato le indagini inserisce le due conversazioni, telefonica e ambientale, rispettivamente progr. 197 a pag. 22 e progr. 345 a pag. 24, dove in nessuna  delle quali viene rivolta alcun proposito di attentato, tantomeno con autobomba ai danni di Borrometi.

Inspiegabilmente la GIP che ha redatto l’ordinanza custodiale, legge che nella conversazione progr. 197, il boss Salvatore Giuliano consiglia al suo sodale Vizzini Giuseppe di ammazzare Borrometi, è evidente che si tratta di un errore vistosissimo, tanto è vero che il pm pur inserendo la conversazione nella richiesta di ordinanza, gli da un senso totalmente diverso.

Stessa cosa per la progr. 345 che vede come destinatari di un ipotizzato agguato con soggetti armati e a bordo di un’auto rubata, avrebbero dovuto uccidere (bum a terra, bum a terra) colpendo con armi da sparo qualcuno o più di uno appellato come ‘sbarbatelli’. Tutti mafiosi. Malati di mafia, in quale delle tre categorie si rivede Borrometi non è dato saperlo!

Nella conversazione 197 poi si legge chiaramente che il proposito di Vizzini è quello di denunciare il Borrometi, per gli articoli di stampa che ha scritto definendolo un pregiudicato, quando invece il Vizzini è ad oggi incensurato, riproponendo di rivolgersi all’Avv. Abbascià di Catania, per redigere la querela, cosa che poi effettivamente fa nei giorni seguenti la conversazione, i due interlocutori si prefiggono di conoscere, attraverso la denuncia e non certamente con metodi illeciti, chi sia il suggeritore del Borrometi, visto che questi scrive nei minimi particolari la vita del Vizzini e della sua famiglia; il tutto in contrasto con qualsiasi proposito di morte, di attentato nei suoi confronti.

Tant’è che gli imputati citati non saranno mai condannati per il presunto reato nei confronti del Borrometi. Ma nonostante gli atti, la disponibilità dell’Avv. Giuseppe Gurreri noto penalista ed alcune associazioni antimafia, abbiamo chiesto, telefonicamente al diretto interessato, a Paolo Borrometi, del perché si fosse ‘inventato’ la storia del fallito attentato con un’autobomba. Ebbene dopo vari tentavi e ricevendo risposte evasive, praticamente non inerenti alla domanda specifica, Borrometi negava, per giunta, di non aver mai menzionato un attentato con un’autobomba nei suoi confronti”.

Vi lasciamo a riflettere e aspettiamo il prossimo articolo sul “caso”,magari lo stesso giornalista ha prove nascoste che non è dato sapere al momento.

Fonte ILFORMAT

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