Nonostante continuino a denunciarci per i nostri articoli,noi continueremo a diffondere “informazione”.

Abbiamo deciso di rispondere alle continue querele e intimidazioni con questo articolo,abbondante per capire la dismisura nella sostanza dei fatti e sulla vera diffamazione.

Siamo sicuri che chi ci segue capirà che molte notizie pubblicate da alcuni,erano di origine diffamatoria rispetto ai fatti riportati e tali diffamazioni non costituivano neanche “notizie di cronaca” ma opinioni personali,visto e considerato che le indagini sono ancora in corso.

La condizione della verità della notizia comporta,l’obbligo del giornalista, non solo di controllare l’attendibilità della fonte,ma anche di accertare e di rispettare la verità sostanziale dei fatti oggetto della notizia;con la conseguenza che, solo se tale obbligo sia stato scrupolosamente osservato, potrà essere utilmente invocata l’esimente dell’esercizio del diritto di cronaca, restando peraltro escluso che, ove le suddette condizioni non ricorrano, l’equilibrio generale dell’articolo giornalistico escluda la natura diffamatoria dei fatti riferiti, potendo eventualmente comportare una minore gravità della diffamazione ed incidere quindi sulla liquidazione del danno”. (Cass. civ. Sez. III 04-07-1997, n. 6041; Soc. Il Messaggero c. Vitalone; FONTI Mass. Giur. It., 1997)

Partendo dal presuposto che:

“Il Garante ha sempre rifiutato ogni tentazione censoria e, anzi, ha favorito l’accesso alle informazioni che potevano rendere più agevole il controllo dei cittadini sull’uso del pubblico denaro e su chi è investito di responsabilità rilevanti”.

La CEDU – Corte europea dei diritti dell’uomo – ha stabilito così il diritto all’informazione:

La tutela della libertà di espressione occupa un ruolo centrale nel contesto della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. L’importanza e la speciale protezione accordata alla libertà di impartire e di ricevere informazioni risponde a un bisogno di tutela dei diritti umani primari, sfigurati nel cuore dell’Europa da due guerre mondiali e dall’olocausto. La libertà di espressione è infatti un riferimento centrale per una moderna democrazia, sia per il suo stretto rapporto con l’esercizio di diritti politici e sociali da parte di ogni cittadino, sia per il ruolo di “cane da guardia della democrazia” che i media e la stampa svolgono nella società, sia come aspetto qualificante la libertà di ogni cittadino di esprimersi al di fuori del “foro interiore”

È doveroso ricordare quanto segue:

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha allargato il perimetro degli obblighi positivi degli Stati che non solo devono astenersi dall’ingerirsi nella libertà di stampa,ma devono anche adottare ogni misura per consentire l’esercizio dell’attività giornalistica, inclusi interventi che contrastino l’impunità di chi commette atti contro i reporter. Questo per evitare un chilling effect sulla libertà di stampa a danno del giornalista, ma anche della collettività.

La FNSI,mesi fa,aveva pubblicato quanto segue:

Nel corso del 2018 «la libertà di stampa in Italia è chiaramente deteriorata» e gli atti di violenza compiuti nei confronti dei giornalisti «sono particolarmente preoccupanti». È scritto nero su bianco nel rapporto annuale preparato dalle 12 organizzazioni che gestiscono la piattaforma del Consiglio d’Europa per la protezione del giornalismo e l’incolumità dei giornalisti, secondo il quale la maggior parte delle segnalazioni, che riguardano soprattutto attacchi e minacce, sono arrivate dopo che «il nuovo governo si è insediato il primo giugno». E più in particolare, nel documento si sottolinea che «i due vicepremier, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, esprimono regolarmente attraverso i social una retorica particolarmente ostile ai media e ai giornalisti».
Un dato allarmante quello che arriva da Strasburgo, perché come ribadito dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel suo intervento al congresso della Fnsi, «la libertà d’informazione e la democrazia sono elementi inscindibili, e la vita della Repubblica e la nostra Costituzione sono profondamente segnate da questo principio».

A rendere evidente il peggioramento della situazione in Italia, uno dei 4 paesi con Turchia, Russia, e Ungheria a cui è dedicato un paragrafo a parte sui 47 Stati membri presi in analisi,è «il brusco aumento» di segnalazioni di violazioni alla libertà di stampa fatte sulla piattaforma nel 2018, «triplicate rispetto all’anno precedente».

Ed ancora:

E il nostro Paese è anche quello dell’Unione europea che al momento ha «il più alto numero di allerta attive», cioè violazioni della libertà di stampa a cui le autorità non hanno ancora dato seguito e risolto.[..]

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