Consigli comunali da struzzo

Se vi indignate e condannate chi commette assassinii,estorsioni,spaccio di droga ecc,perché non vi indignate per chi fa lo “struzzo”!

Il giustizialismo ha preso piede nei social e in molti hanno iniziato a indignarsi,ma nessuno si è fermato a riflettere del perché in tanti fanno gli “struzzi con la testa sotto la sabbia” e tacciono,demandano e accusano le forze dell’ordine che è il loro compito,perché così si “guadagnano lo “stipendio”.

La cultura della legalità è bellissima in Sicilia,ma noi – come al solito voce fuori dal coro – vorremmo chiedere agli onesti consiglieri comunali:il compito di un genitore qual’è?

Voi siete come i genitori:dovete dare l’esempio!

Se anziché occuparvi solo ed esclusivamente delle buche per le strade,delle multe per troppe aree a pagamento,dei rifiuti lasciati per strada a causa di molteplici motivi,vi occupaste anche dei nuovi rapporti delle “mafie moderne”,ormai fenomeni criminosi complessi composti da fitte reti di complicità a sfondo politico ed economico,senza realizzare un “ordine” fondato su omertà, intimidazione, complicità e collusioni varie,forse anche voi potreste non considerarvi “complici“.

Giustissima e vale la pena ricordarla la famosa frase di M.Luther King:

“Non mi fanno paura le parole dei disonesti, ma il silenzio dei giusti”.

Occorre ripartire dal valore del singolo,altrimenti “l’albero della legalità” per i bambini non servirà a nulla,poiché i valori di “verità e giustizia” che vorreste trasmettergli sin da piccoli,accompagnati da incontri con appartenenti alle forze dell’ordine nelle loro scuole,non servirà a nulla!

Scrive bene Vincenzo Musacchio su articolo 21!

«Se pensate che la cultura della legalità nelle scuole deve consentirci di condannare tutti i comportamenti illeciti,dal reato comune, all’occupazione del posto riservato al disabile, al semplice getto di una carta a terra ecc..,dall’altra parte,ilsilenzio da “struzzo” farà prevalere una cultura dell’illegalità nel mondo giovanile, cosa pericolosissima se si pensi solo che nel prossimo futuro potrà comportare una forte limitazione dei loro diritti e delle loro libertà fondamentali.

Avete dimenticato che le organizzazioni mafiose prosperano e si diffondono proprio laddove comportamenti illeciti sono considerati normali e abitudinari, dove possono contare sulla indifferenza, su una complicità diffusa e sull’omertà.

Il silenzio come consenso e l’indifferenza della società civile, rendono più forti le associazioni mafiose poiché isolano chi cerca di combatterle.

Una società dominata dall’illegalità è una società non libera di progredire perché in essa dominano la volontà e la prepotenza di chi gestisce il potere. Chi governa lo Stato deve combattere la mafia, appoggiare e difendere i servitori dello Stato impegnati in prima linea nella lotta alle mafie.

Dare il buon esempio per poter godere della stima dei cittadini, perché una democrazia poco funzionante fa sentire il cittadino estraneo al concetto di “bene comune”.

Occorrerà impegnarsi tutti nel non nascondere la testa sotto terra come fa lo struzzo e nel non stare in silenzio, ma testimoniare di fronte ad un crimine o a un’ingiustizia.

Sarà necessario stare accanto ai superstiti e alle vittime della mafia, e soprattutto a chi affronta una lotta quotidiana per un Paese più sicuro e libero. Essere onesti non è sempre così facile.

E’ importante che chi abbia paura delle conseguenze che potrebbero ripercuotersi su di lui trovi comunque il coraggio di affrontarle e di denunciare i crimini, in modo che gli stessi possano essere adeguatamente combattuti.

Per sconfiggere le mafie occorreranno tantissime persone oneste, competenti e tenaci assieme ad una nuova classe politica e amministrativa capace di compiere – come diceva Giovanni Falcone – semplicemente il proprio dovere.

Dovremo consentire ai nostri figli di crescere liberi, studiare, lavorare, mettendo a frutto i loro meriti, i loro studi, le loro capacità. Mi auguro che possano avere, a differenza della nostra generazione, la forza di indignarsi, di non restare indifferenti o, peggio, spaventati chinando la testa invece di mantenere la schiena dritta».

Parti estratte da Vincenzo Musacchio

Direttore scientifico della Scuola di Legalità  

“don Peppe Diana” di Roma e del Molise

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