La Sicilia e quell’antimafia controversa.

C’è qualcosa che ancora oggi, dopo le stragi di Palermo, in Sicilia non torna e che gira sempre intorno all’imprenditoria al potere dei soldi (ovviamente). Un’ombra oscura che fatica ad allontanare lo stretto legame tra “mafia e appalti”, tra “mafia e imprenditori”, un legame oscuro ben radicalizzato che permette anche alle ‘ndrine di muoversi nell’isola.

Un patto di sangue, di mafia, di potere e poltrone, di omicidi e di business, un progetto ben studiato e architettato che stringe tutti in una “confraternità”.

Negli ultimi anni le varie “procure e forze dell’ordine” hanno scardinato clan e famiglie mafiose in tutta Italia, ’ndrangheta e mafia appaiono più deboli al punto di potergli infliggere danni economici mai visti prima, ma negli appalti le loro presenze sembrano ben coperte quasi come fossero diventati “esperti di business management”, possiamo considerarlo possibile oppure è solo una coincidenza!?

Tra i tanti fascicoli d’inchiesta redatti da una parte dalle procure e dall’altra dalla Commissioni Parlamentari Antimafia, qualcosa ancora oggi non torna e di certo non sono ne le testimonianze dei collaboratori di giustizia tanto meno gli anni di carcere inflitte alle varie cosche.

Accostiamoci per un attimo a quanto scritto da Attilio Bolzoni: “Tutta la storia ha contorni ambigui se non inquietanti, le indagini affondano nel dubbio, la polemica è rovente.

Il riferimento del giornalista Bolzoni, scritto a proposito nell’affaire Antoci, l’ex presidente del Parco dei Nebrodi che secondo la Commissione Antimafia ARS, presidente Claudio Fava, sul suo tentato omicidio era stato costruito un “caso mediatico“.

La Commissione parlamentare Antimafia siciliana presieduta da Claudio Fava ha scritto nelle conclusioni quanto segue:

«L’ipotesi sul fallito attentato mafioso con intenzioni stragiste appare la meno plausibile».

La magistratura che ha condotto e studiato l’intera inchiesta per l’attentato contro l’ex presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci, sostiene che «l’agguato subito è tra i meglio studiati tecnicamente dopo quelli dell’estate del 1992» (le stragi Falcone e Borsellino).

La parte più interessante e controversa di chi si etichetta o viene etichettato (non sappiamo quale autorità conferisce queste etichette) come “antimafia”, Bolzoni la evidenzia con queste parole:

Giuseppe Antoci per due anni ha ricoperto la carica di responsabile nazionale della Legalità del Pd e, in quella veste, non ha mai detto una sola parola sul “sistema Montante”, su quell’Anonima Ricatti che si era imposta in Sicilia e in Italia in nome dell’Antimafia.- Continuando scrive: Un silenzio inspiegabile (o molto spiegabile, visto i suoi legami con l’ex governatore Crocetta e con l’ex senatore Beppe Lumia) è molto imbarazzante.

La questione si fa imbarazzante ancora una volta per tutta la politica siciliana che si trova di fronte a due inchieste: una della procura e l’altra della Commissione Antimafia ARS.

Presto si capirà che attorno alle figure di Montante e Lumia, a seguito del magistrato Saguto e così via, gireranno nomi eccellenti che in un modo o nell’altro trovano coperture nella classe “politica” e non nelle aule di tribunali dove “la legge è uguale per tutti”.

Il caso del famoso giornalista Paolo Borrometi è uno di quelli espressi sopra.

Borrometi amico sia dell’ex senatore Lumia che di Antoci tempo fa è stato protetto da una campagna politica in cui anche il presidente della Commissione Antimafia Nazionale, il sen. Nicola Morra, è sceso in campo con un video che ha fatto il giro dei social; per quale motivo?

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