La verità su Aldo Moro e l’infamante accusa al giudice Imposimato.

La verità su Aldo Moro e l’infamante accusa al giudice Imposimato.

Quarantuno anni (41 anni) per mettere fine alla vicenda sull’assassinio di Aldo Moro,il più grande Politico della storia italiana,nonchè svelare le affermazioni “infamanti sul giudice Ferdinando Imposimato”.

Come mai tutto questo tempo e come mai in tante commissioni parlamentari d’inchiesta sul caso Moro,non si è giunti – senza dubbio – all’incriminazione di soggetti istituzionali?

Cercheremo di spiegarlo passo passo,onde evitare di lasciare dubbi e incertezze,e come disse G.Orwell:

“Io sottoscritto dichiaro solennemente che in coscienza credo che due e due fanno quattro.Similmente sono pronto a sostenere a rischio di quanto ci è più caro e vicino al cuore che sei è meno sette in ogni tempo e luogo;e che dieci di qui a tre anni non sarà più di quanto non sia ora. [..] C’è la verità e c’è la non verità e se ci si fosse aggrappati alla verità anche mettendosi contro tutto il mondo intero,non si era pazzi.” G.Orwell 1984,p.229

C’è una evidenza storica che si ripete quasi in ogni articolo e libro di testo di quest’ultimi quarantuno anni,e cioè la mancanza di rispetto e ostinazione nel ricercare la verità nella figura del giudice Ferdinando Imposimato,questa è la prima vergogna da sottolineare nella ricerca della verità sul sequestro e assassinio di Aldo Moro.

Aldo Moro e Ferdinando Imposimato

Durante la ricerca della verità,il giudice Imposimato fu minacciato con l’assassinio del fratello Francesco,minacce ai suoi familiari e infine silurato a Vienna come consulente legale delle Nazioni Unite nella lotta alla droga.

Perché a Vienna se gli assassini e i brigatisti erano così minacciosi,e non in America visto i rapporti italo – americani?

Questa è una domanda che mette fine alla storia dei “pazzi,autonomi,minacciosi,BR”,almeno così vengono definiti fino ad oggi,e noi non vogliamo né scusarli né prendere le loro difese.

Il nodo centrale del sequestro e prigione di Aldo Moro gira attorno alla figura dell’ingegnere Manfredo Manfredi,amministratore del condominio di via Montalcini n.8,nel quale era situato un appartamento abitato dalla BR Anna Laura Braghetti e da altri brigatisti.

Manfredi venne individuato nell’ambito delle ricerche della prigione di Aldo Moro,da parte del G.I. Ferdinando Imposimato,assieme ai giudici istruttori Francesco Amato,Rosario Priore e Claudio D’Angelo sin dalla nomina,cioè dal 17 maggio 1978.

E’ proprio in seguito a tale nomina e alle ricerche sul caso che venne a conoscenza di un passaggio fondamentale,cioè che gli investigatori dell’UCIGOS avevano individuato quella casa,e quindi l’appartamento n°1,ma nessuna informativa fino all’estate del ’78 arrivò alla Procura della Repubblica né all’ufficio istruzione del Tribunale di Roma.

Chi costituì l’UCIGOS?

La struttura fu creata dal Ministro Francesco Cossiga tra il 1977 e i primi mesi del 1978.

Il 28 maggio 1980,su mandato di cattura del giudice Imposimato,i Carabinieri di Roma arrestarono la brigatista rossa Anna Laura Braghetti (solo in seguito nota come carceraria di Aldo Moro),la donna pur risiedendo anagraficamente in Roma via Laurentina 501,di fatto per più di anno aveva abitato nell’appartamento di via Montalcini n.8 interno 1.

L’appartamento in questione fu acquistato dalla brigatista Anna Laura Braghetti nel giugno del 1977,pagandolo in contanti,col riscatto ricevuto dal sequestro dell’armatore genovese Costa,ma mai aveva dichiarato il trasferimento della proprietà a suo nome,questo dato fu scoperto dal giudice delle indagini Imposimato.

Nell’appartamento in questione,la Braghetti abitava con Prospero Gallinari e il sedicente Maurizio Altobelli,quest’ultimo fu identificato in seguito col nome di Germano Maccari;inoltre l’appartamento era frequentato dal capo delle BR Mario Moretti,che,per molte ore al giorno interrogava Moro nel vano prigione ricavato in quell’appartamento.

L’appartamento non rimaneva mai disabitato,nel salone, contiguo alla stanza ricavata per la prigionia di Moro,rimanevano sempre Germano Maccari, Prospero Gallinari e Anna Laura Braghetti.

La prigione di Moro era stata ricavata di fronte la porta di ingresso attraverso un pannello divisorio in legno,mascherato da una libreria.

Cosa scoprì il g.i. Ferdinando Imposimato?

L’appartamento di via Montalcini n.8 interno 1 non solo non risultava collegato a nessun’altra base delle Brigate Rosse già scoperta – mentre tutti gli altri appartamenti brigatisti erano collegati da tracce comuni risultanti dai documenti sequestrati al loro interno – ,ma si vedeva dalla strada in quando situato al primo piano e allo stesso si accedeva direttamente dal box – garage.

Questa circostanza non è di poco conto visto che già l’UCIGOS aveva individuato l’appartamento,ma come?

Nel 1980,quando avvenne l’arresto della Braghetti da parte dei Carabinieri,sempre Imposimato chiese all’UCIGOS di citare davanti al giudice istruttore (Ferdinando Imposimato),tutti coloro che dal giugno 1977 a tutto il 1978 avevano abitato nello stesso edificio della Braghetti (via Montalcini n.8).

La prova schiacciante

Il primo testimone ad essere ascoltato fu proprio l’amministratore del condominio,Manfredo Manfredi,colui che più di qualunque altro avrebbe potuto avere contatto con la Braghetti,il sedicente Altobelli e forse con altri ospiti della casa.

Manfredi descrisse non solo l’Altobelli,che si presentava come marito della Braghetti,ma ne descrisse anche tutti i particolari per poter ricostruire un identikit,aggiungendo che l’Altobelli qualche volta andava nel garage per prendere l’auto,una Ami 8.

L’ingegnere Manfredi,inoltre,aggiunse:

mia moglie,quasi prima il trasferimento della Braghetti nella casa,fu avvicinata da due uomini che,dopo essersi qualificati come funzionari dell’UCIGOS,chiesero informazioni sul conto della coppia che abitava a piano terra,inoltre i due funzionari, che erano assieme ad una donna che sembrava la più alta in grado,chiesero di incontrare anche gli altri inquilini per raccogliere informazioni sul conto della coppia Braghetti – Altobelli, concludendo che da lì a poco avrebbero eseguito una perquisizione nell’appartamento della Braghetti, sennonchè,dopo qualche giorno,avvenne il trasloco della Braghetti senza che fosse stato eseguito alcun controllo.

Ecco la prova,l’UCIGOS,creato da Cossiga,aveva scoperto l’appartamento di via Montalcini n.8 fin dal 1978.

Informativa UCIGOS 1980

Ecco il colpo di scena

Mentre il giudice capo inquirente Imposimato,dopo l’assassinio del fratello Francesco avvenuto l’11 ottobre 1983,era stato costretto a interrompere le indagini e a lasciare la magistratura per andare a Vienna alle Nazioni Unite,i magistrati inquirenti subentrati nelle indagini sentirono gli unici inquilini che non erano stati portati davanti a Imposimato;la prima testimone ad essere ascoltata,una professoressa, Piazza Cicconi Graziana che casualmente aveva la finestra attaccata a quella dell’Altobelli (ecco,forse,perché non era stata citata dall’UCIGOS nonostante l’ordine del giudice Imposimato)rivelò la notizia più importante del caso:

l’auto rossa(la fatidica e misteriosa auto rossa) “RENAULT ROSSA” era stata vista dalla professoressa Piazza Cicconi la mattina presto del 9 maggio 1978,in quanto parcheggiata nel box del sedicente Altobelli attaccato proprio al box della professoressa.

La professoressa,come da abitudine,per andare a scuola si alzava presto e quel giorno si accorse,attraverso la finestra basculante,di quell’auto rossa.

La nota inquietante della Commissione Parlamentare d’inchiesta del 07/07/2017

Se quanto riportato fino ad ora,evince il lavoro svolto dal giudice Ferdinando Impositato e  l’importanza di Manfredo Manfredi,nonché la prova che l’UCIGOS creata da Cossiga,aveva scoperto l’appartamento di via Montalcini n.8 fin dal 1978,perché nella nota seguente della Commissione Parlamentare d’inchiesta del 7 luglio 2017,si riporta:

Commissione 2017

Terminiamo qui la prima parte della “Verità sul sequestro Moro”,perché non vogliamo sminuire il duro lavoro e i colpi di scena di questo “Sequestro di Stato”,anche perchè le divergenze sono tante (come potete leggere dal pdf sopra),tra cui:

  1. Sulla parte posteriore dell’auto venne freddato da una serie di colpi sparati dallo Skorpion ‘improvvisamente e in maniera che la morte fosse più rapida’.
  2. E Prospero Gallinari usò sia lo Skorpion, sia ‘una pistola Walther PPK calibro 9 corto’ utilizzata anche nell’attentato in danno di Italo Schettini.

Quante pistole e quanti colpi?

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Maurizio Inturri

Collaboratore giornalistico indipendente,mi occupo di inchiesta sulla mafia e criminalità organizzata. Laureato in Scienze della Comunicazione Executive Master in Scienze Criminologiche Autore del libro Cogito ergo sum...ma non troppo,anno 2015 Autore del libro L'Antistato-Volume I°-L'inizio edito a marzo 2019
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