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Libertà di stampa e fake news:chi trae veramente profitto?

Libertà di stampa e fake news:chi trae veramente profitto?

Fake news e libertà di stampa in Italia.

Per chiarire l’argomento,iniziamo da questo articolo pubblicato da Wired:

«Bufale architettate ad arte o strafalcioni giornalistici? Le fake news, o notizie false, si propagano nel web in maniera sempre più esponenziale. Il giornalismo tradizionale, in lotta contro la disinformazione che più facilmente si diffonde in rete, mette in discussione la buona fede di certi contenuti ed insinua il complotto. Si tratta di post, articoli e tweet che dividono l’opinione pubblica su tematiche delicate e che plasmano a proprio piacimento la mente umana, per sua natura incline a credere a ciò che legge. I social media e la condivisione compulsiva fanno poi da catalizzatori e la mole di notizie in circolazione non lascia spazio ad un’analisi più approfondita. Come risalire a fonti attendibili in questa giungla digitale ricca di contenuti ingannevoli e realtà distorte?»

Un presupposto indispensabile è stato citato nell’articolo:

“La libertà di opione e di espressione è garantita dall’art.21 della Costituzione Italiana,Stato Democratico per chi non lo avesse capito”.

Cita l’art.21:

«Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure».

Nonostante tale articolo della Costituzione,Reporters sans frontières nel rapporto 2018 sulla libertà di stampa,pone il nostro Paese,rispetto al ranking dello scorso anno sulla libertà di stampa,in 46/a posizione sui 180 Paesi esaminati. (fonte ILFATTOQUOTIDIANO)

Sempre dalla stessa fonte riportiamo:

il livello delle violenze perpetrate contro i reporter (intimidazioni verbali o fisiche, provocazioni e minacce…) è molto inquietante e non smette di aumentare, in particolare, in Calabria, Sicilia e Campania”.

Per quanto ci riguarda,nel nostro blog parliamo di tutto e chiediamo spesso di replicare ai nostri articoli,ma fino ad oggi nessuno – a quanto sembra – lo ha ritenuto necessario.

Dalla Carta di Roma riportiamo quanto segue:

«Con esponenti politici e personaggi pubblici che sempre più spesso rilasciano dichiarazioni o scrivono post dai contenuti che incitano all’odio, si pone per i giornalisti un importante quesito: come comportarsi di fronte a tali esternazioni? In che modo riportarle? L’Ethical Journalism Network ha realizzato un test in 5 punti a cui ogni giornalista dovrebbe sottoporsi prima di riferire contenuti che possono costituire casi di hate speech (incitamento all’odio),del quale pubblichiamo,di seguito,una sintesi in italiano.
Nella maggior parte dei casi i giornalisti sono colpevoli solo di aver riportato le dichiarazioni offensive di altri:

i media cadono regolarmente nella trappola di esperti di comunicazione, politici
senza scrupoli e altri leader, che provocano discordia per supportare le proprie
tesi e contano sui media per dare copertura alle loro dichiarazioni sensazionaliste,
non importa quanto esse siano incendiarie.

Giornalisti e redattori devono capire che il solo fatto che qualcuno affermi qualcosa di oltraggioso non rappresenta una notizia; devono esaminare il contesto in cui ciò è stato detto, così come la posizione e la reputazione di chi lo ha detto.

Un politico agitatore, abile nella manipolazione del pubblico, non dovrebbe ottenere copertura mediatica perché questa genererebbe un clima negativo e considerazioni controverse.

Prendere posizione contraria a quella di chi parla non è compito del giornalista, ma le dichiarazioni e i fatti devono essere verificati, a prescindere da chi sia lo speaker.

La libertà di espressione è un diritto di tutti, inclusi politici e altri personaggi di pubblico rilievo; è compito del giornalista assicurarsi che ognuno dica la sua,ma questo non significa dare licenza di mentire, di diffondere voci malevole e di incoraggiare ostilità e violenza contro qualcuno.

Quando una persona parla a sproposito, il buon giornalismo dovrebbe essere lì per metter le cose in chiaro per tutti.

I giornalisti devono tenere in considerazione la frequenza e l’estensione con cui è diffuso il messaggio.

Si tratta di un episodio isolato? Oppure si tratta di qualcosa che è ripetuto nel tempo, che avviene in modo continuativo e deliberato?

Anche interrogarsi sulla rilevanza e sull’intenzione può essere d’aiuto per capire se il discorso fa parte di un preciso schema comportamentale o se è l’incidente di una volta. Un indicatore utile per individuare una strategia di istigazione all’odio, che sia essa basata su etnia, razza,religione o su altri fattori di discriminazione, è la ripetitività.

Normalmente giornalisti e redattori preparati sono capaci di identificare in fretta se il discorso ha l’intenzione di attaccare i diritti umani di singoli individui o gruppi. Hanno una responsabilità speciale nel collocare il discorso all’interno del giusto contesto, svelando e spiegando quali sono gli obiettivi di colui che parla.

Non è nostra intenzione sminuire coloro con i quali siamo in disaccordo, ma l’articolo dovrebbe aiutare chi legge – o ascolta – a comprendere meglio il contesto nel quale il discorso è pronunciato.

Le domande chiave sono: quali sono i benefici per chi parla e quali gli interessi che  rappresenta? Chi sono le vittime dell’hate speech e qual è l’impatto su di
loro, sia come individui che come comunità?

Il contenuto e la forma.I giornalisti devono saper valutare se il discorso è provocatorio e giudicarne forma e stile.

I giornalisti devono chiedersi: è un discorso “pericoloso”? Il suo autore potrebbe essere perseguito dalla legge per questo? Incita alla violenza o all’odio contro qualcuno?

I giornalisti devono tener conto di quale sia l’atmosfera nel momento in cui il discorso viene pronunciato.Una campagna elettorale in cui gruppi politici si sfidano e sgomitano per ottenere l’attenzione dell’opinione pubblica, per esempio, rappresenta terreno fertile per considerazioni che istigano all’odio.

I giornalisti devono giudicare se le affermazioni sono basate su fatti e se sono ragionevoli nelle circostanze in cui sono pronunciate.

Le domande che i giornalisti dovrebbero porsi sono: qual è l’impatto del discorso sulle persone interessate? Quali le loro condizioni di sicurezza? Il discorso ha l’obiettivo di risolvere o amplificare i problemi?  (Fonte Anna Meli e Martina Chichi)

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Redazione Amattanza

Redazione Amattanza

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