Siamo in Italia dove i fitti misteri e muri di gomma sono di casa, dove i giornalisti o chi come me scrive o almeno tenta di fare chiarezza è un qualunquista che merita essere denunciato, censurato, magari non essere accolto dove si fa informazione seria, ma noi continuiamo a scrivere, è un dovere verso lo Stato e un diritto per tutti gli italiani, che vivono anche all’estero, leggere, conoscere e farsi un’opinione di ciò che succede in Italia.

A volte, scrivere storie come questa, serve a muovere situazioni bloccate, unire categorie di lavoratori, anche se tale compito spetterebbe alle associazioni e sindacati di categoria, perché l’unione fa la forza.

Ma cos’è successo di tanto terribile vi starete chiedendo?

Semplice, potrei dire, uno sconosciuto con una falsa identità, accompagnato da un vero agente di polizia di Stato, si è finto investigatore della SCO e senza problemi, ha trascorso del tempo col suo computer dentro il Commissariato Due Torri di Bologna, sita in via del Pratello, senza che nessuno facesse controlli, senza che nessuno si insospettisse della presenza di un agente speciale dei servizi segreti presso i loro uffici, libero di muoversi.

Può essere possibile tutto ciò, dopo i vari casi: Contrada, Mori, De Donno, SISMI, SIS, che poi ci siano stati assoluzioni o meno, poco importa per fermare l’allarme; di certo sappiamo: che l’Italia è stato il Paese più accogliente di spie di tutto il mondo (C.I.A., KGB) e dipendenti di mafia che continuano ad arrestare nelle file delle forze dell’ordine, che per fortuna conta più valorosi uomini e donne che malacarne!

Il fatto risale all’autunno del 2014, quando l’agente Scandurra, così si era presentato secondo Repubblica Bologna, era stato introdotto dall’ispettore Moggi trasferito dalla Sicilia, che guarda caso, era stato aggregato per tre mesi alla Due Torri per motivi familiari, mentre lo Scandurra lo presentava come investigatore della SCO.

Per chiarire, SCO è l’acronimo per definire il Servizio centrale operativo è un servizio della Direzione centrale anticrimine della Polizia di Stato. Coordina le squadre mobili delle questure italiane e l’attività investigativa sulla criminalità organizzata, partecipa attivamente alle indagini per catturare pericolosi latitanti ancora in libertà su suolo nazionale ed internazionale.(per approfondire vi rimandiamo a questo link )

Questa disavventura tutta italiana è iniziata nell’autunno del 2014 e diverse testate hanno trattato l’argomento in modo non chiaro, e vediamo il perché…

Bolognatoday, ha trattato l’articolo più rilevante nell’aprile del 2015 mettendo in evidenza, al contrario di quanto scriverà nell’articolo del 23 maggio 2018, che il falso ispettore è rimasto negli uffici del Commissariato di Bologna per tre mesi, mentre dopo scriverà che il falso ispettore è rimasto, sempre negli stessi uffici, solo dieci giorni, mentre ancora più grave, sempre il 23 maggio 2018, scriverà quanto segue:

Qui un commissario – inviato dalla Sicilia lo scorso autunno – ha svolto un breve periodo lavorativo (circa 3 mesi). Prendendo servizio a Bologna, si è portato dietro un collaboratore, presentato come un agente speciale del Servizio centrale operativo della Polizia, nonché ‘mago’ del pc. Così il poliziotto ha lavorato in Commissariato  per una decina di giorni.
Alla fine, colpo di scena, si è scoperto che l’esperto di computer non era affatto un poliziotto, ma un comune cittadino.

Secondo quanto scritto dalla testata giornalistica, abbiamo chiaro quanto segue:

  • L’investigatore dei servizi era un normale cittadino ma esperto in informatica;
  • Non si ha chiarezza se sia rimasto 10 giorni o 3 mesi;
  • Abbiamo chiara l’idea che il commissario alle DUE TORRI, era un impostore!

Cosa ancora più strana, che tratteremo a breve, è la scoperta della falsa identità del poliziotto Scandurra, e quindi del complotto con il vero agente Moggi, e del perché ci siano pochi dettagli…

A quanto pare, mesi dopo circa aprile 2015, un poliziotto scopre che lo Scandurra non sarebbe un agente della SCO e lo scopre perché sia Scandurra che Moggi si ripresentano al commissariato di Bologna per salutare i colleghi.

Come mai di questo poliziotto che ha sventato il complotto, non c’è nessuna traccia sia dalla testata giornalistica che inizialmente si occupò del caso, sia del famoso quotidiano ILFATTOQUOTIDIANO che si occupò della vicenda il 30 aprile 2015?

Perché non si sa nulla di chi ha sventato il complotto e che conseguenze o meriti gli sono stati attribuiti?

Quello che sappiamo, ad oggi, è quanto segue…

Il 20 aprile del 2015, in piena tempesta, un nuovo questore si insedierà a Bologna, il suo nome è Ignazio Coccia, che intervistato da ilfattoquotidiano sulla vicenda esposta, che dichiarerà quanto segue:

Su queste cose non transigiamo e stiamo valutando l’eventuale sospensione cautelare dell’ispettore” ed ancora ” sono stato correttamente informato dell’episodio ed era evidente che doveva essere immediatamente attivata l’autorità giudiziaria, per l’accertamento dei reati e per capire il motivo “,continuando dirà ” parallelamente all’inchiesta giudiziaria è stata avviata subito un’attenta valutazione interna, di carattere disciplinare e amministrativo, e ovviamente il primo soggetto di cui approfondire la posizione è il poliziotto“. In questo senso “si sta valutando anche l’eventuale sospensione cautelare dell’ispettore. Inoltre l’amministrazione valuterà eventuali disfunzioni all’interno dell’ufficio”, aggiungendo, “Le perquisizioni eseguite sono la prova che la vicenda è attenzionata. I filoni sono due, quello giudiziario (e le responsabilità penali sono personali) e quello amministrativo, interno, su cui stiamo facendo chiarezza”.

    Il falso agente SCO Scandurra

Ma cosa è successo dopo e quali conseguenze ci sono state?

Sicuramente non come tanti vi aspetterete, infatti, ecco la sentenza del maggio 2018:

i fatti vennero chiusi con la condanna di entrambi gli imputati nel processo di primo grado, la pena più severa è toccata al poliziotto vero che introdusse il finto collega nel commissariato, accusato in concorso in accesso abusivo a sistemi informatici, usurpazione di funzioni pubbliche e sostituzione di persona, oltre che, singolarmente, di rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio, è stato infatti condannato a due anni di reclusione, come chiesto dal Pm Marco Forte.

Il falso ispettore della SCO, nel collegio presieduto dal giudice Roberto Giovanni Mazza, è stato condannandolo a sei mesi e 20 giorni a fronte di una richiesta di due anni avanzata dalla Procura. Le motivazioni dell’accesso abusivo al commissariato dell’usurpatore, titolare di un global service che si occupava di custodire le auto dei passeggeri all’aeroporto di Pescara, non sono mai state chiarite, anche se è stato escluso che abbia prelevato informazioni rilevanti dalla banca dati a cui aveva avuto accesso in quei giorni. (fonte Bolognatoday)

Per entrambi, comunque, è stata decisa la sospensione condizionale della pena e il pagamento in solido, 5mila euro al ministero degli Interni, a fronte di una richiesta di 10mila euro.

Ma esiste un agente della SCO di nome Scandurra?

Questo è ciò che vorremmo scoprire a nome dell’informazione pubblica e a nome di tutti gli appartenenti alle forze dell’ordine, perché non solo esisteva ed era operativo uno Scandurra allo SCO, con trent’anni in più del falso agente, ma come faceva il falso poliziotto ad avere tale informazione? Come poteva essere sicuro che nessuno lo avrebbe scoperto? E come è possibile essere certi che nessuna informazione è uscita dal locale Commissariato, visto che nessuno ha mai perquisito, nel periodo in cui si fingeva della SCO, il falso poliziotto, che giornalmente con una pen usb o un hard disk portatile avrebbe potuto far uscire migliaia di dati in modo indisturbato?

Infine, che fine ha fatto l’inchiesta interna iniziata dall’ora questore Coccia e perché le testate giornalistiche, Tv nazionali e la RAI pagata da noi italiani, non ci ha tenuti informati su questa vicenda?

Per ultimo, ma non meno importante, perché sindacati e associazioni di categoria non hanno presentato – come è loro solito fare – comunicati stampa a redazioni, prefetto, ministri ecc?

Stiamo ad attendere, nella speranza che qualcuno riesca a raccontarci la verità, anche se vi preannunciamo, che nel prossimo articolo parleremo di un’altra vicenda che riguarda sempre la città di Bologna e lo stesso Commissariato, che rende le cose un po’ inquietanti!

a cura di Maurizio Inturri

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Collaboratore giornalistico indipendente,mi occupo di inchiesta sulla mafia e criminalità organizzata. Laureato in Scienze della Comunicazione Executive Master in Scienze Criminologiche Autore del libro Cogito ergo sum...ma non troppo,anno 2015 Autore del libro L'Antistato-Volume I°-L'inizio edito a marzo 2019